JEAN STAROBINSKI.
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LINCHIOSTRO DELLA MALINCONIA.
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Parte 2.
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Titolo originale: LEncre de la mlancolie. 2012.
Traduzione di: Mario Marchetti.
2014. Giulio Einaudi Editore. TORINO.
ISBN: 9788858413197.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Indice di questa parte.
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Parte 2. Lanatomia della malinconia.
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Capo 1. Il riso di Democrito.
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1.1. Spiriti eccitati.
1.2. Sogno dassenza e sdoppiamento.
1.3. Riflettere  paragonare.
1.4. Scelta oggettuale e falso specchio.
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Capo 2. Lutopia di Robert Burton.
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2.1. Il festino di Sardanapalo.
2.2. Ridere o piangere.
2.3. Una coerenza estrema.
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Capo 3. Recitare alla grande.
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Capo 4. Le scienze psicologiche nel Rinascimento.
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4.1. Fra teologi e medici.
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Capo 5. Il ritratto del dottor Gachet di Van Gogh.
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5.1. Una diagnosi contestata.
5.2. Lidentificazione col medico.
5.3. Ostacolo al pensiero.
5.4. Una malinconia essenziale.
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Fine Indice.
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PARTE 2.
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Lanatomia della malinconia.
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Capo 1.
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Il riso di Democrito.
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Democrito ha scelto di vivere in solitudine, al limitare della citt di Abdera. Ride indifferentemente di tutto. I compatrioti ritengono che abbia perduto il senno e, nella speranza di riportare alla ragione il loro grande uomo, chiamano in soccorso Ippocrate... Questa  la leggenda che si sviluppa lungo le lettere apocrife che ci sono state trasmesse con il Corpus ippocratico.
Alla vigilia della partenza per Abdera, Ippocrate esprime la propria opinione sui due sintomi che gli sono stati segnalati. Sicuramente, ridere indifferentemente di tutto, senza distinguere tra quelli che sono i beni e quelli che sono i mali,  follia. Ippocrate si propone di illustrare questo punto a
Democrito, dicendogli con franchezza: Tu soffri di malinconia, melancholas. Ma, aggiunge
Ippocrate, la solitudine  un sintomo ambiguo. Bisogna saper cogliere la differenza tra la solitudine del
contemplativo e quella delluomo tormentato dalla bile nera. Gli abderiti non ne sono capaci.
Lapparenza esteriore  la stessa, i folli e i contemplativi fuggono il consorzio umano, considerano
alla stregua di estranei i loro simili. Ippocrate, prima ancora di vedere Democrito, si aspetta di trovare
in lui un uomo trascinato in una sfera superiore da un eccessivo vigore dellanima. Non sono,
inizialmente, che congetture, e per vederci chiaro, Ippocrate  deciso a esaminare di persona il presunto
malato. Deve questo favore a un uomo eccezionale, a unopera della natura. Non accetta
remunerazione. Il suo unico desiderio  guardare, ascoltare colui che la gente reputa malato, e cos
arrivare al sapere  alla prgnosis  che legittimer la decisione di uneventuale cura, vale a dire la
somministrazione di elleboro. Lincontro del medico e del filosofo  narrato da Ippocrate nella famosa
lettera n. 17, conosciuta sotto il nome di Lettera a Damageto  1.
Ippocrate, venuto per osservare, scopre, in una solitudine ombrosa, un uomo immerso nello
studio, che legge, medita, osserva interiora di animali minuziosamente depezzati. Democrito spiega che
disseziona gli animali per scoprirvi la sede della bile e per capire meglio le cause della pazzia. La
solitudine di Democrito  quindi del tutto giustificata: non  quella delluomo tormentato da un umore
corrotto, bens quella del saggio alla ricerca delle cause nascoste, che si  messo, coi propri occhi, a
esplorare la natura e il luogo (phsis kai thsis) della bile. Egli dunque, dallalta specola di una
conoscenza precisa e obiettiva, sovrasta coloro che ne hanno messo in dubbio la sanit mentale. Sa che
salute e malattia sono una questione di giusta proporzione umorale. Gli altri non sospettano nulla e
follemente lhanno dichiarato folle. Quanto al suo riso, Democrito ne rende ragione con argomenti che
il medico riterr pienamente convincenti. Lilarit del filosofo  provocata dalla follia universale:
Rido di un unico oggetto, luomo tutto insensatezza, spoglio di opere virtuose, puerile nei propositi,
che sopporta, senza trarne beneficio alcuno, immensi travagli... Segue, nello stile della diatriba, la
serie praticamente infinita delle assurdit della condotta umana. In un lungo discorso, Democrito ne
dispiega lo spettacolo, come se provasse piacere a descrivere gli eccessi che occupano la scena del
mondo. Il discorso accusatore perviene a unesplicita dichiarazione di misantropia: odiare gli uomini
significa obbedire alla legge del cosmo, che , esso stesso, ricolmo di odio per luomo. Meritano di
non essere disprezzati solo coloro che, sapendo contenere i loro desideri, conoscono la misura
dellimperturbabilit e del turbamento. Ridere, per il filosofo,  lunica risposta che si possa dare
alluniversale trasgressione dei limiti di cui egli  testimone. Gli uomini sono incapaci di riconoscere la
propria follia e di riderne. Il filosofo medesimo non si esclude, guarda se stesso e si accusa: Non vedi
che anchio ho la mia parte di follia? Io che ne cerco la causa e che uccido e squarto gli animali; ma 
nelluomo che bisognava cercarla. Per chi universalizza il giudizio morale,  difficile indulgere nei
propri confronti. Democrito si fa beffe dellattivit teoretica in cui era assorbito un momento prima,
scegliendo per oggetto di studio la struttura materiale dei corpi viventi. Lautoriflessione, non fosse che
in maniera fuggevole, disarma il sapere fisiologico del quale il filosofo aveva fatto lo scopo del suo
lavoro pi serio: ha sbagliato oggetto, o metodo.
1. Spiriti eccitati. 	Arbitro imparziale, Ippocrate sa ormai chi  folle: gli abderiti e non Democrito.
Riflettendo sullabboccamento avuto con il presunto malato di cui avrebbe dovuto assumere la cura,
decide che Democrito merita di essere ascoltato come maestro e terapeuta, mentre, per parte sua,
assumer lumile ruolo di discepolo e paziente. Lo si vede:  avvenuta una conversione. E abbiamo
assistito a una serie di superamenti: conoscere lorigine fisica della pazzia significa andare molto al di
l dellopinione volgare, ma simile constatazione  a sua volta superata dalla coscienza etica; alla
pazzia che proviene dalle profondit del corpo si oppone una saggezza che consiste nel vigore
dellanima. Questa, testimone della mutazione di tutte le cose, porta il proprio sguardo verso
lincerto futuro e pone un limite ai desideri. Corpo e anima sono di uguale importanza, e ci rende
complementari filosofia e medicina, ormai ammesse a vivere sotto lo stesso tetto. Il fondatore
leggendario dellatomismo assegna cos al corpo il ruolo di causa necessaria: La mente si sviluppa
finch  presente la salute, e a questa  bene che badino gli uomini saggi; ma quando la costituzione
corporea soffre, la mente non si cura neppure pi di applicarsi alla virt; perch la malattia presente
offusca terribilmente lanima e coinvolge nella sofferenza anche il pensiero  2.
Si pu considerare questo testo una glorificazione della solitudine filosofica e come una prova
che il volgo, troppo incline a tacciare di pazzia coloro che si appartano,  un giudice ricusabile,
come dir La Fontaine nella favola intitolata Democrito e gli Abderiti  3. La prova della verit, nelle
lunghe lettere di Ippocrate o nel breve racconto in versi di La Fontaine, smentisce vittoriosamente la
malinconia del filosofo.
Tuttavia, gatta ci cova. Il dubbio non era illegittimo. Aristotele (o Teofrasto) non aveva forse
preso per argomento di uno dei suoi Problemata il fatto che tutti gli uomini di eccezione, per quanto
concerne la filosofia, la scienza dello Stato, la poesia e le arti, sono palesemente malinconici  4? Se
Democrito pu essere ritenuto un uomo deccezione, il pi elementare dei sillogismi fa di lui un
malinconico. Cos nella dossografia sincretistica del Rinascimento, in Melantone e in Burton, vediamo
Democrito diventare, al tempo stesso, un aspro dicitore di verit e un uomo ispirato e tormentato
dallatrabile. Democrito si ritrova in qualche modo recuperato grazie alla malinconia  non nel senso
semplicistico e banale dal quale le lettere ippocratiche lavevano dichiarato indenne, ma nel senso
aristotelico, insieme nobile e infinitamente periglioso, che conferisce alla bile nera, a seconda della sua
temperatura, le virtualit opposte dello slancio intuitivo e della sterile prostrazione.
Per pubblicare la sua ampia Anatomy of Melancholy (1621), lo scholar oxfordiano Robert
Burton  5 assume la maschera di Democritus Junior, senza pretendere di nascondere la sua vera identit.
Conferisce a se stesso limmagine del malato che conosce la propria malattia e che si impegna a
scrivere perch sa che il lavoro  uno strumento di guarigione. Burlone malinconico, quale migliore
inizio poteva dare alla sua opera che con una Satyrical Preface? Vi inserisce una lunga parafrasi della
Lettera a Damageto, arricchita dallimmagine utopistica di un mondo meglio regolato, dal quale la
follia e dunque la malinconia sarebbero bandite.
Mi limito qui a sottolineare un solo punto: la qualit di satira che Burton attribuisce alla sua
prefazione. Una tradizione secolare, che risale per lo meno a Giovenale, considera come numi tutelari
del genere satirico le figure contrastanti di Eraclito in lacrime e Democrito squassato dal riso,
aggiungendo, talora, i grandi cinici: Diogene e Menippo. La satira, secondo il protocollo dei teorici
letterari del XVII e XVIII secolo, se la prende con i vizi e con il ridicolo. A questo doppio bersaglio di
un giusto castigo la coppia dei filosofi leggendari si adatta alla perfezione, pur se Democrito, da solo,
potrebbe farsi carico tanto dei vizi come del ridicolo. A ogni buon conto, la tradizione dossografica
faceva anche di Eraclito un malinconico e questo  il tratto comune che  stato tramandato.
Indipendentemente, comunque, dai patroni che le si attribuiscono, la malinconia costituisce un pretesto
sufficiente per la voce satirica, per lindignazione come per il riso. Che la si associ esplicitamente o
meno ai precedenti antichi, la malinconia d il tono alla persona autoriale dello scrittore satirico: gli
esempi abbondano: Rgnier e Boileau sono i pi notevoli in Francia. Il caso di Wieland e dei suoi
Abderiten  6 vi si ricollega, con una coloritura meno cupa.
Con lalibi dellumor nero di cui si dichiara vittima, il satirico pu denunciare senza remore di
sorta landamento del mondo. Dir le verit pi sgradevoli e se ne scuser accampando una fatale
costituzione corporea. Lirriverenza del maliconico non risparmier nessuno. Per mettersi al riparo e
scaricare le proprie responsabilit, egli accuser lastro che lha visto nascere, Saturno, la cui pericolosa
influenza ne domina lo spirito. Il satirico fa propria a suo vantaggio la dottrina che Marsilio Ficino
aveva esposto per definire pi in generale la condizione psicofisica del literatus.
Richiamo, qui, una storia illustre, che ha dato vita a ricerche ormai classiche. Quel che ne
prendo in considerazione, per il mio proposito attuale,  il gioco dei contrari. Il distacco e il legame: la
voce satirica  quella di un uomo che ha preso le distanze, ma che, nel suo isolamento, si rivolta contro
la societ per fustigarla. Eccolo legato, grazie alla collera e al riso, a quelli che condanna, al gruppo di
cui non fa parte. La negativit satirica ravviva il rapporto con gli altri anzich abolirlo. Rivoltandosi
contro se stesso, dichiarandosi lo zimbello di un ascendente malefico, lautore satirico nega la propria
rilevanza. Cos ridotto a niente, pu dire tutto, su se stesso e sul mondo. Che valore ha la sua voce? La
dottrina della malinconia permette di considerarla come la peggiore insensatezza o come la pi
profonda saggezza. Le sue parole sono nulle e inesistenti (il che dovrebbe disarmare qualsiasi velleit
di ritorsione da parte dei potenti che si reputassero offesi); ma esse rivelano anche la verit, mettono a
nudo crimini e usurpazioni. Cupa ma brillante, lipotetica atrabile possiede contemporaneamente un
potere di offuscamento e una facolt illuminante. In breve, ovunque passi la malinconia, si insinua lo
sdoppiamento. E il pi perfetto sdoppiamento  tra il lato di cui  metafora il riflesso nello specchio, e
il lato che assicura al soggetto la precisione e la chiarezza della conoscenza delloggetto ? comporta
necessariamente, per i teorici che restano legati allumoralismo galenico, una componente di
malinconia. Vediamo scaturire dalla penna di padre Bouhours questa curiosa eco delle lezioni di Ficino
e di Huarte:
Le qualit che fanno il bello spirito (...) si debbono a un temperamento felice e a una certa
disposizione degli organi; sono leffetto di una testa ben fatta e ben proporzionata; di un cervello ben
temperato e riempito di una sostanza delicata; di una bile ardente e luminosa, resa stabile dalla
malinconia e mitigata dal sangue. La bile conferisce brillantezza e acume; la malinconia buon senso e
solidit; il sangue piacevolezza e leggiadria  7. 	Certo pu destare scandalo come certi umori che
abbiamo in comune con le bestie e che imputridiscono nel corpo siano il principio delle pi belle
operazioni dellanima. E tuttavia, prosegue Bouhours, sono questi spiriti eccitati a spandere nella
testa lo splendore secco di cui parla Eraclito, ed  alla luce di questo bel fuoco che lintelletto
scopre e contempla le verit pi oscure. Non dimentica di aggiungere che secondo Abelardo, il quale
adduce in proprio favore un famoso passo della Prima lettera ai Corinzi (videmus nunc per
speculum), tutti gli uomini hanno uno specchio nella mente. E Bouhours escogita subito
uninterpretazione umorale: Voleva dire che la bile mescolata col sangue forma nel cervello una
specie di cristallo polito e lucente al quale la malinconia serve da fondale  8. Il nero della malinconia
trova naturalmente impiego nelle metafore ottiche. In una famosa quartina, Goethe dir che:
Una poesia delicata, come larcobaleno, si stende solo su uno sfondo scuro; per questo allo spirito
della poesia saddice lelemento della malinconia  9. 	Bouhours propone la metafora dello
specchio. Ora, gli specchi riflettono. Eccoci arrivati al punto nodale del nostro discorso. Bouhours non
utilizza, nella pagina citata, n la parola riflessione n il verbo riflettere, tanto nel loro senso ottico
(pi antico) come nel loro senso psicologico (pi recente). Ma il senso ottico  sottinteso e il senso
psicologico  implicito.
La metafora dello specchio ha una lunga storia indipendente da qualsiasi collusione con la
malinconia. Ma i due temi, allorch si incontreranno, si rafforzeranno e approfondiranno a vicenda. Si
pensi alla scena nella quale Amleto, il principe malinconico, anzich fidarsi delle sole parole dello
spettro, cerca la verit mettendo Claudio di fronte allo specchio del teatro... Il campo della malinconia
e quello della riflessione non sono esattamente sovrapponibili, bisogna convenirne: limplicazione
affettiva della tristezza e della paura non  necessariamente connessa alla riflessione  che si tratti della
nesis noseos, della riflessione lockiana, kantiana, o della filosofia riflessiva definita e criticata da
Hegel. Ma bisogna anche convenire che esiste unarea in cui riflessione e malinconia convergono e che
ne risulta un notevole effetto di senso. Ogni riflessione implica uno scarto, e lo scarto pu assumere
il valore di una perdita. Non appena entra in scena la nozione di perdita, sulla riflessione cala lombra
della malinconia. Lo scarto  allora visto come un esilio: la ruminazione riflessiva appare come la
conseguenza di una messa al bando.
Nel pensiero del Rinascimento, Saturno, lultimo dei pianeti,  il dio decaduto che purtuttavia
aveva regnato sullet delloro.  lui il sole nero della malinconia  10, ed  lui a possedere la visione
immediata dellempireo, lintuitus del mondo superiore, a meno che non si avventuri, fino allo stremo,
nella difficile speculazione matematico-geometrica.  un esule che ha per figli, sulla terra, gli erranti
e i reclusi, tutti coloro che vivono nel freddo e nella secchezza, tutti coloro che soffrono il tormento
della separazione... Nel Settecento, una famosa frase di Rousseau insinuer linfelicit della
separazione riflessiva nella sfera della storia naturale:
Se la natura ci ha destinati a essere sani, oso quasi affermare che lo stato di riflessione  uno stato
contro natura e che luomo che medita  un animale corrotto  11. 	Del resto, visto che la teoria
aristotelica aveva fatto della malinconia una sostanza plurivalente (a seconda delle sue modificazioni
termiche), i composti che essa pu formare con la riflessione sono anchessi estremamente variabili. E
anche quando linterpretazione umorale della malinconia diventer desueta e ceder il passo a una
concezione puramente psicologica, le antropologie del XVIII secolo non cesseranno di farne un
temperamento a parte. Nel caso pi favorevole, come lo prospetta Kant nelle sue Osservazioni sul
sentimento del bello e del sublime  12, il malinconico appare come il pi adatto a provare il sentimento
del sublime, ma anche come colui che  un severo giudice di se stesso e degli altri; e non di rado, ?
aggiunge Kant, ? avverte il tedio di s e del mondo  13. Kant non dimentica, nella sua Antropologia dal
punto di vista pragmatico, la nostalgia (lo Heimweh). Questo sentimento, definito come una variet
talvolta assai grave di affezione malinconica,  determinato dalla separazione e da una riflessione in cui
domina lidea ossessiva del ritorno in patria: certe melodie che Rousseau considera come segni
memorativi  14 possono rendere insopportabile il dolore della riflessione nostalgica. Albrecht von
Haller vi dedica un bellarticolo, Nostalgie, nel Supplment  lEncyclopdie (1777).
2. Sogno dassenza e sdoppiamento. 	Il riso di Democrito, la voce satirica, la malinconia, la
riflessione. Questi elementi sono emersi sul filo di una serie di connessioni che non aveva nulla di
arbitrario. Due secoli fa, su tali rapporti si era gi focalizzata, almeno in Germania, la riflessione
estetica.
Schiller, allorch si fa teorico della satira nel suo saggio Della poesia ingenua e sentimentale, la
associa allelegia e vi ravvisa un caso esemplare di ci che intende per poesia sentimentale. La satira,
apparsa fin dallantichit (Orazio), nasce dalla rottura del patto di immediatezza che aveva
precedentemente legato la poesia ingenua al mondo naturale. Occorreva che unarmonia originaria si
spezzasse e che sopravvenisse, in una situazione di esilio, un altro tipo di parola. La perdita anima il
sentimento riflessivo. Ecco il passo di Schiller:
Il poeta ingenuo si conforma alla semplicit della natura e del sentimento e (...) si limita a imitare la
realt (...). Col suo oggetto pu avere un solo rapporto (...). Il poeta sentimentale riflette
sullimpressione che gli oggetti producono in lui (...). Ha sempre a che fare con due rappresentazioni e
due sentimenti discordanti, con la realt in quanto limite e con la sua idea che  linfinito, e lemozione
mista che egli suscita testimonia sempre di questa doppia origine. Il poeta  satirico quando prende per
oggetto lallontanamento dalla natura e il conflitto tra realt e ideale (quanto alleffetto sul sentimento,
le due cose si equivalgono)  15. 	Questo sdoppiamento noi lavevamo considerato come una
manifestazione della malinconia. Ebbene, per Schiller, la Wehmut (che nulla impedisce di tradurre con
malinconia) colora, con intensit variabile, la poesia sentimentale e pi in particolare lelegia, che
porta il lutto per la natura perduta, per linaccessibilit dellideale.
Conviene precisare laccezione con la quale Schiller impiega il concetto di riflessione. Non  su
se stesso, sulla propria soggettivit in atto che il poeta sentimentale indirizza lo sguardo. La
riflessione del poeta si rivolge allimpressione (Eindruck) provocata in lui dagli oggetti che lo
circondano. Interroga unimpronta. E Schiller aggiunge: Lemozione in cui egli  trasportato e in cui
ci trasporta si fonda unicamente su tale riflessione  16.
3. Riflettere  paragonare. 	Il pensiero dei Lumi, sotto linfluenza di Locke, ha generalmente
ammesso che riflettere significa paragonare. La riflessione schilleriana, che confronta due
rappresentazioni e due sentimenti discordanti  17, resta unoperazione comparativa. Ma non trova il
proprio risultato e il proprio compimento in un giudizio neutro. Non si applica a oggetti omologhi, ma a
ordini di realt discordanti.  dunque carica di passione, di sentimento, poich le differenze che
coglie hanno portata etica e ontologica. E ci, per Schiller, significa che hanno anche una portata
estetica. Loggetto  qui messo in relazione con unidea, ed  solo in questa relazione che risiede la
sua forza poetica  18. Anche se per certi aspetti risale allantichit, la poesia sentimentale, nella sua
coloritura dolorosa, si accorda alla condizione delluomo moderno. Schiller, lo sappiamo, inscrive
simile convinzione allinterno di unestetica che chiede allarte un dosaggio equilibrato di giocoso e di
serio.
Goethe, agli occhi di Schiller, era rimasto vicino alla verit sensibile delle cose e in tal modo
aveva ritrovato lantico privilegio del poeta ingenuo. Ma era un poeta ingenuo capace di trattare un
soggetto sentimentale. Ne sono testimonianza il suo Werther, il suo Faust, il suo Torquato Tasso,
testi nei quali i tormenti della soggettivit rifugiatasi in se stessa, nel rimpianto dellideale, sono
messi in scena in maniera obiettiva.
Il primo dei brani letterari che desidero evocare a illustrazione del legame che i poeti hanno
istituito fra la malinconia e il gioco delle immagini riflesse, lo riprender dal Torquato Tasso.
Torquato Tasso riceve dalle mani della principessa dEste la corona che ella aveva posto
dapprima sul busto di Virgilio. Ma questo onore, lungi dalloffrire unancora al poeta, lo incita al sogno
e alla fuga; aspira a tornare nei boschi che aveva riempito del canto della sua beata malinconia  19.
Davanti alla principessa, della quale sembra dimenticare la presenza, Tasso monologa e si abbandona al
pensiero di una fonte boschiva: vi scopre la propria immagine riflessa, rapidamente divenuta come
straniera, dimorante in un glorioso regno di ombre:
... E quando un fonte chiaro nel suo puro specchio madombri vagamente una figura, che, incoronata
di divine fronde, posi nel lume liquido del cielo tra le rocce pensosa e tra le piante; marrider la
magica distesa unimmagine quasi dellEliso. Io nel silenzio medito e domando: chi sar quel romito? 
forse quello il giovinetto daltri tempi? cinto di cos belle fronde? Chi mi dice il suo nome e il suo
pregio?  20. 	Estasi immaginaria, in senso letterale alienante: essa sogna lassenza e produce un
doppio, al quale faranno presto corona le ombre dei poeti e degli eroi del mondo antico. La
contropartita di simile estasi  temibile:  la paranoia, che elabora la convinzione di unumiliante
malevolenza diffusa ovunque. La malinconia, nel caso, non  pi legata allaggressivit della voce
satirica, ma alla vulnerabilit di colui che si crede esposto allaggressione e che tenta vanamente di
respingerla...
Questa immagine delluomo chino sulla fonte o sul fiume conoscer una versione parodistica.
La malinconia romantica far di pi e si compiacer di prendersi gioco delle pose meditative della
malinconia. Il Fantasio di de Musset  un esteta malinconico, che preferisce lironia al lamento, al
quale piace forzare verso lassurdo i gesti che gli altri prendono sul serio:
Mi prenderebbe voglia di sedermi sul parapetto di un ponte, stare a vedere scorrere lacqua e mettermi
a contare uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette e cos di seguito fino al giorno della mia morte  21.
Qui non c riflesso, se non il cattivo infinito della serie dei numeri. Bchner, in Leonzio e
Lena, si ricorder della tirata di Fantasio modificandola per significativamente. In bocca a Valerio, il
cattivo infinito diventer un ritornello (Ehil, una mosca sul muro!)  22 ripetuto fino a non poterne
pi, per tutta la vita... Ma la malinconia dello specchio non  assente da questa commedia. La
principessa Lena si pone la domanda: Sono proprio come la povera sorgente inerme che deve
rispecchiare nella sua silenziosa profondit ogni immagine che si china su di essa? I fiori schiudono o
serrano i loro calici, come vogliono, al sole dellalba e al vento della sera  23. A Fantasio, che non
contempla la propria immagine, risponde Lena, prona a tutti i riflessi, superficie passiva che deplora di
non avere neppure la modesta libert di un fiore.
In almeno una delle sue formulazioni teorico-mitiche  voglio parlare del Mrchen centrale
della Principessa Brambilla di E. T. A. Hoffmann  lironia romantica si definisce
contemporaneamente a partire dalla situazione malinconica, e come effetto di una riflessione
rovesciata, di una doppia riflessione. La fiaba evoca un re, Ophioch, caduto in preda alla malinconia
per essere stato separato dalla Natura, cio dalla Madre. Il matrimonio con la ridanciana e superficiale
principessa Liris non lo libera. Il maleficio sar spezzato solo dopo un lungo sonno, nel momento in cui
la coppia reale si china sulla fontana magica di Urdar: nellacqua il re e la regina scorgono se stessi
che vi si rispecchiano rovesciati: si guardano in viso e scoppiano a ridere. Il mago Hermod, apparso
nellaria, pronuncia le parole che interpretano sapientemente lallegoria, non senza fare appello a nuove
figure di linguaggio:
Il pensiero distrugge lintuizione, e luomo strappato dal seno della madre erra senza patria, sedotto da
vane illusioni, da cieca insensibilit, finch limmagine stessa del pensiero ridona al pensiero la
nozione della propria esistenza, insegnandogli a dominare come un signore, ma anche a obbedire come
un vassallo, nella pi profonda e ricca miniera dischiusagli dalla madre-regina  24. 	A questo commento
si aggiunge quello di un ascoltatore del racconto  un artista tedesco  che ne trae una lezione pi
esplicita. Nella liberazione di Ophioch, riconosce lumorismo, cio la meravigliosa capacit del
pensiero, nata dalla profonda meditazione sulla natura, di creare un proprio doppio ironico, le cui
strambe buffonate gli permettano di riconoscere anche  voglio ripetere questa parola insolente  le
buffonate di tutta la vita terrena, e di divertirsene  25.
Ecco dunque riapparire il riso di Democrito e quello sguardo senza indulgenza che egli
rimproverava agli uomini di non rivolgere verso se stessi. Ma nel testo antico, il riso sul mondo era
predominante, colui che ride non essendo, ai propri stessi occhi, che una comparsa nella grande
commedia del mondo. Adesso la priorit non  pi data al mondo:  sullindividuo, sullio stesso che si
focalizza la visione riflessiva, e il mondo  toccato dal riso solo in maniera derivata. Il mito di Ophioch
 unallegoria dellanima, di tipo gnostico e neoplatonico, che si riverbera in unallegoria dellarte.
Essa ha leffetto di illuminare la storia principale del capriccio di Hoffmann: la trasmutazione di un
cattivo attore tragico in un perfetto comico dellarte, in virt di un percorso iniziatico che passa
attraverso il labirinto di un carnevale, lo sdoppiamento continuo, lassassinio dellio malvagio.
Baudelaire riteneva La principessa Brambilla un breviario di alta estetica  26. La sua affinit
con Hoffmann non ha certo avuto la stessa importanza di quella che gli ha fatto riconoscere in Poe
unanima gemella. Nondimeno, la concezione baudelairiana del riso, e pi in particolare quella del
comico assoluto, palesano molto chiaramente linfluenza del testo di Hoffmann.
Lartista non  tale se non alla condizione di essere duplice e di non ignorare alcun fenomeno della sua
doppia natura  27. 	Con la riserva che il comico assoluto non apre la via della liberazione e della
salvezza attraverso lironia. Il riso, come la malinconia, come limmagine che rinviano gli specchi,  in
Baudelaire, pertinenza di Satana.  proprio in Baudelaire che troviamo i pi begli esempi di malinconia
allo specchio  di una malinconia che si aggrava riflettendo. Baster ricordare questi versi
dellIrrimediabile:
Convegno a due, tenebroso e limpido,  un cuore che di s diviene specchio!  28. 	O
nellEautontimorumenos:
Non sono forse un falso accordo nella divina sinfonia, grazie alledace Ironia che mi scuote e che mi
morde? Essa  qui, nella voce mia, che stride! Tutto il mio sangue, tutto,  questo nero veleno; e io non
sono che lo specchio sinistro, ove si guarda la megera!  29. 	Il cigno dovrebbe essere citato
integralmente:  indubbiamente uno dei paradigmi pi intensi della malinconia riflessiva.
Quando Baudelaire, afasico, emiplegico,  ricondotto dal Belgio a Parigi, Asselineau gli viene
incontro alla Gare du Nord. Cos scrive nel libro dedicato allamico scomparso: Scorgendomi, emise
uno scoppio di risa, lungo, sonoro, persistente, che mi agghiacci. Era forse pazzo?... Mi convinsi che
Baudelaire non era mai stato ? triste vantaggio per lui ? pi lucido o pi sottile  30.
Uno strano caso fa s che qui troviamo come in uneco (o in uno specchio) la questione che
provocava il riso di Democrito. Follia? Lucidit? Asselineau non pu interpretare la situazione se non
sotto laspetto di unalternativa. Cos facevano gli abderiti, o anche Ippocrate. Ci accorgiamo adesso
che luna e laltra risposta  anche quella che accredita la pazzia ? sono in realt rassicuranti, perch
semplici, univoche. Bisogna pensare anche a tutto ci che, in questo riso di malato, si sottrae al senso,
sfugge allinterpretazione, tradisce uninfelicit.
4. Scelta oggettuale e falso specchio. 	La psicologia ha cambiato linguaggio.  ormai andata
oltre lantica dottrina umorale, della quale la parola malinconia  una sopravvivenza.  attenta a
sintomi meglio catalogati, ascolta i consigli di una biochimica pi raffinata, di una migliore scienza
dellereditariet. Ma non ha rinunciato, comunque, a formulare congetture sulla psicogenesi della
malinconia, n a dedicarle unattenzione quanto pi possibile rigorosa. Per, sia nelle ipotesi
eziologiche che nelle letture dei sintomi, gli psicologi contemporanei non paiono avere rotto con la
tradizione letteraria e scientifica che abbiamo rievocata.
 il caso di Freud, evidentemente. Si sa che vede nella malinconia la conseguenza di una scelta
oggettuale (Objektwahl) narcisistica; al che si aggiunge il ritiro della libido nellIo e lidentificazione
dellIo con loggetto perduto. Lintervento della critica dellIo (Ichkritik)  che Freud pi tardi
denominer Super-io (berich) ? si accompagna a unaggressione sadica, ma accede talvolta a una
dura verit. Riconosciamo lo schema che metteva in causa la riflessione. A parte il fatto che il tracciato
percorso dalla libido non assomiglia a quello del raggio luminoso in un mezzo trasparente, ma piuttosto
alle vie avventurose lungo le quali si inoltra lo spiritus phantasticus, secondo la filosofia naturale del
Rinascimento. Bisogna rileggere Lutto e melanconia (Trauer und Melancholie) prestando attenzione
alle parole di Freud che presentano, in tedesco, lequivalente (Rck-) del prefisso ri- della riflessione:
zurckziehen, ricondurre indietro; rckwenden, ritornare (su di s); Rckkehr, ritorno, ecc. Le immagini
ottiche della superficie riflettente, gli schemi dinamici del movimento ricondotti verso il suo agente
portano insensibilmente alle immagini temporizzate della regressione. Loggetto, fosse anche scelto
narcisisticamente, non  che un falso specchio: la libido non potendovisi fissare, torna alla fonte.
Oscuramente, essa si specchia soltanto pi in se stessa, nella sua sostanza anteriore.
Ludwig Binswanger, facendo appello alla fenomenologia husserliana, mette in causa lo
smarrimento dellIo puro (reiner Ego), che non perviene a riorientare unesistenza in cui gli atti
costitutivi trascendentali mescolano inestricabilmente, fino allannullamento di qualsiasi possibilit di
movimento, la ritenzione (retentio) del passato e la protensione (protensio) verso un futuro ipotecato
dal rimpianto  31. Il corso della vita non riesce pi, nella malinconia, a proseguire in modo naturale,
cio non problematico e non riflesso  32. Binswanger, in Melanconia e mania, si richiama
continuamente al pensiero di Wilhelm Szilasi. Ora costui, in Macht und Ohnmacht des Geistes (opera
del 1946 dedicata allinterpretazione di testi platonici e aristotelici), giunge a una conclusione che eleva
in dignit la coppia malinconia-ironia:
La malinconia soffre sotto il fardello del proprio potere: lironia assume limpotenza con gioiosa
superiorit. (...) La malinconia sente come un peso schiacciante il proprio sapere sulla fugacit
peritura, la quale non pu assolutamente commisurarsi alle dimensioni illimitate del Tutto. Lironia
conosce la potenza del non-sapere, che illumina in modo eguale il sapere e il non conoscibile  33. 	La
malinconia si vede cos attribuire una funzione filosofica eminente, poich nella coppia che costituisce
con lironia essa ravviva la potenza dello spirito. Szilasi ricorre alle figure appropriate ? chiasmo e
parallelismo  per allacciare i due atteggiamenti, quando scrive:
La malinconia fa sparire il singolare nella generalit, lironia fa del singolare un esempio, rendendolo
cos imperituro. Come la malinconia regge con fatica la potenza dello spirito, lironia prende
limpotenza dello spirito a cuor leggero. Lunit delle due  il coraggio dello spirito:  la filosofia e
come tale essa si impegna affinch la condizione umana non vada incontro allo scacco  34. 	Se,
come si afferma qui, lironia e la malinconia insieme costituiscono la filosofia, gli abderiti non avevano
torto: Democrito  malinconico. Ma  anche un ironista, e Ippocrate non ha torto: non bisogna curarlo
come un malato, ma ascoltarlo e cercare di seguirlo.
1 (PSEUDO-IPPOCRATE, ?????????? ???????? ???????, ed. it. Ippocrate a Damageto, salute
(lettera n. 17), in IPPOCRATE, Lettere sulla follia di Democrito, testo a fronte e traduzione di A.
Roselli, Liguori, Napoli 1998, pp. 54-76).
2 ID., Lettera n. 23. Democrito ad Ippocrate, sulla natura delluomo, ibid., p. 91. Per il testo
greco e la versione francese, cfr. ID., uvres compltes, a cura di . Littr, 10 voll., J.-B. Baillire,
Paris 1839-61, vol. IX (1861).
3 (Cfr. JEAN DE LA FONTAINE, Dmocrite et les Abdritains, Fables, VIII, 26; trad. it. di E.
De Marchi, Democrito e gli Abderiti, in ID., Favole, a cura di V. Lugli, Einaudi, Torino 1995, p. 342).
4 ARISTOTELE, Problemata, XXX, 1 (ed. it. Problemi, a cura di M. F. Ferrini, Bompiani,
Milano 2002).
5 (Per Robert Burton (1577-1640) e la sua Anatomy of Melancholy, si veda infra la seconda
sezione di questo scritto, Lutopia di Robert Burton, pp. 141 sgg.).
6 (CHRISTOPH MARTIN WIELAND, Die Abderiten. Eine sehr wahrscheinliche Geschichte
(1774; poi 1781), trad. it. Storia degli Abderiti, Utet, Torino 1982).
7 DOMINIQUE BOUHOURS, Entretiens dAriste et dEugne, Paris 1671, pp. 206-7.
8 Ibid.
9 Zart Gedicht, wie Regenbogen, | Wird nur auf dunklen Grund gezogen; | Darum behagt dem
Dichtergenie | Das Element der Melancholie (JOHANN WOLFGANG VON GOETHE, Werke.
Vollstndige Ausgabe letzter Hand, J. G. Cotta, Stuttgart 1827-33) (trad. it. in Motti proverbiali, in ID.,
Tutte le poesie, a cura di R. Fertonani, Mondadori, Milano 1989, vol. I, tomo I, pp. 836-37).
10 (Le Soleil noir de la Mlancolie, El Desdichado, v. 4, in GRARD DE NERVAL, Les
Chimres (1854); trad. it. El Desdichado, in ID., Chimere e altre poesie, a cura di D. Grange Fiori,
Einaudi, Torino 1972, p. 30).
11 (JEAN-JACQUES ROUSSEAU, Discours sur lorigine et les fondements de lingalit
parmi les hommes (1754), trad. it. Discorso sullorigine e i fondamenti dellineguaglianza, a cura di V.
Gerratana, Editori Riuniti, Roma 1994  2, p. 106).
12 IMMANUEL KANT, Beobachtungen ber das Gefhl des Schnen und Erhabenen, Riga
1771 (trad. it. Osservazioni sul sentimento del bello e del sublime, Bur, Milano 1989); trad. franc. di
Roger Kempf, Observations sur le sentiment du Beau et du Sublime, Vrin, Paris 1992.
13 Er ist ein strenger Richter seiner selbst und anderer und nicht selten seiner sowohl als der
Welt berdrssig (ibid.) (trad. it. p. 97).
14 (Si veda infra, p. 217).
15 Da der naive Dichter bloss der einfachen Natur und Empfindung folgt und sich bloss auf
Nachahmung der Wirklichkeit beschrnkt, so kann er zu seinem Gegenstand auch nur ein einziges
Verhltnis haben (...). Ganz anders verhlt es sich mit dem sentimentalischen Dichter. Dieser
reflektiert ber den Eindruck, den die Gegenstnde auf ihn machen, und nur auf jene Reflexion ist die
Rhrung gegrndet, in die er selbst versetzt wird und uns versetzt. Der Gegenstand wird hier auf eine
Idee bezogen, und nur aus dieser Beziehung beruht seine dichterische Kraft. Der sentimentalische
Dichter hat es daher immer mit zwei streitenden Vorstellungen und Empfindungen, mit der
Wirklichkeit als Grenze und mit seiner Idee als dem Unendlichen zu tun, und das gemischte Gefhl,
das er erregt, wird immer von dieser doppelten Quelle zeugen (FRIEDRICH SCHILLER, ber naive
und sentimentalische Dichtung, in ID., Smtliche Werke, 12 voll., Cotta, Stuttgart 1838 (trad. it. Sulla
poesia ingenua e sentimentale, SE, Milano 2005, pp. 42-43); trad. franc. di R. Leroux, Posie nave et
posie sentimentale, Aubier, Paris 1947, p. 139).
16 Ibid.
17 Ibid.
18 Ibid.
19 selige Schwermut: JOHANN WOLFGANG VON GOETHE, Torquato Tasso, I, I (trad. it.
di L. Traverso, Tasso, in ID., Opere, a cura di L. Mazzucchetti, 5 voll., Sansoni, Firenze 1963, vol. II,
p. 103); trad. franc. di Henri Thomas, in ID., Thtre complet, Gallimard, (La Pliade), Paris 1942.
20 Und zeigt mir ungefhr ein klarer Brunnen | In seinem reinen Spiegel einen Mann, | Der
wunderbar bekrnzt im Wiederschein | Des Himmels zwischen Bumen, zwischen Felsen |
Nachdenkend ruht, so scheint es mir, ich sehe | Elysium auf dieser Zauberflche | Gebildet. Still
bedenk ich mich und frage: | Wer mag der Abgeschiedne sein? so schn bekrnzt? | Wer sagt mir
seinen Namen? sein Verdienst? (ibid., I, III) (trad. it. pp. 113-14).
21 (Il me prend des envies de masseoir sur un parapet, de regarder couler la rivire et de me
mettre  compter un, deux, trois, quatre, cinq, six, sept, et ainsi de suite jusquau jour de ma mort).
ALFRED DE MUSSET, Fantasio (1833), I, II (trad. it. Fantasio, in ID., Teatro, Sansoni, Firenze
1955, p. 391).
22 Fleig an der Wand: GEORG BCHNER, Leonce und Lena (1836), I, I (trad. it. Leonzio e
Lena, in ID., La morte di Danton e altri scritti, Bur, Milano 1955, p. 131); trad. franc. di Bernard
Chartreux, Eberhard Spreng e Jean-Pierre Vincent, LArche, Paris 2004, p. 101.
23 Bin ich denn wie die arme hlflose Quelle, die jedes Bild, das sich ber sie bckt, in ihrem
stillen Grund abspiegeln muss? Die Blumen ffnen und schliessen, wie sie wollen, ihre Kelche der
Morgensonne und dem Abendwind (ibid., I, IV) (trad. it. p. 142).
24 Der Gedanke zerstrt die Anschauung, und, losgerissen von der Mutter Brust wankt in
irrem Wahn, in blinder Betubtheit der Mensch heimatlos umher, bis des Gedankens eignes Spiegelbild
dem Gedanken selbst die Erkenntniss schafft, dass er ist und dass er in dem tiefsten reichsten Schacht,
den ihm die mtterliche Knigin geffnet, als Herscher gebietet, muss er auch als Vasall gehorchen
(E. T. A. HOFFMANN, Prinzessin Brambilla. Ein Capriccio nach Jacob Callot, Verlag von Josef
Max, Breslau 1821) (trad. it. di A. Spaini, La principessa Brambilla, Einaudi, Torino 1973, p. 62).
25 So ist die Urdarquelle, womit die Bewohner des Landes Urdargarten beglckt wurden,
nichts anders, als was wir Deutschen Humor nennen, die wunderbare, aus der tiefsten Anschauung der
Natur geborne Kraft des Gedankens, seinen eignen ironischen Doppeltgnger zu machen, an dessen
seltsamlichen Faxen er die seinigen und  ich will das freche Wort beibehalten  die Faxen des ganzen
Seins hienieden erkennt und sich daran ergtzt (ibid.) (trad. it. p. 63).
26 CHARLES BAUDELAIRE, Curiosits esthtiques, in ID., uvres compltes, Michel Lvy
Frres, Paris 1868, p. 385 (ed. it. Dellessenza del riso, in ID., Opere, a cura di G. Raboni e G.
Montesano, Mondadori, Milano 1996, p. 1120).
27 Ibid., p. 387 (ed. it. p. 1121).
28 (Tte- - tte sombre et limpide | Quun cur devenu son miroir!). ID., LIrrmdiable, in
ID., Les Fleurs du mal, Spleen et idal, 1857 (trad. it. Lirrimediabile, in ID., I fiori del male, a cura
di L. De Nardis, Feltrinelli, Milano 1964, p. 149).
29 (Ne suis-je pas un faux accord | Dans la divine symphonie, | Grce  la vorace Ironie | Qui
me secoue et qui me mord? || Elle est dans ma voix la criarde! | Cest tout mon sang, ce poison noir! |
Je suis le sinistre miroir | O la mgre se regarde). ID., LHautontimoroumnos, in ID., Les Fleurs
du mal cit. (trad. it. LEautontimorumenos, in ID., I fiori del male cit., p. 145).
30 CHARLES ASSELINEAU, Baudelaire, sa vie et son uvre, A. Lemerre, Paris 1869, cap.
VII, Bruxelles.
31 Die Vermischung nmlich der retentio mit den protentiven Mglichkeiten des Wenn-nicht
(LUDWIG BINSWANGER, Melancholie und Manie: phnomenologische Studien, Neske, Pfullingen
1960) (trad. it. Melanconia e mania. Studi fenomenologici, Boringhieri, Torino 1977  2, p. 118: Si ha
cio uninterferenza della retentio con le possibilit protensive del "se non").
32 Zunchst zeigt sich, dass die natrliche Erfahrung hier nicht mehr unreflektiert und
unproblematisch ist, sondern im hchsten Grade reflektiert und problembelastet (ibid.) (trad. it. pp.
117-18: Per prima cosa risulta chiaro che lesperienza naturale qui non  pi irriflessiva e
aproblematica, bens riflessiva e problematica in sommo grado).
33 Die Melancholie leidet unter der Brde der Macht, die Ironie nimmt mit heiterer
berlegenheit die Ohnmacht auf sich. Die Melancholie ergibt sich ihrer bermchtigen Macht und ist
ihr Sprachrohr. Die Ironie bleibt unbezwungen von jedem Versagen, denn sie kennt seine
transzendierende Macht. Die Melancholie trgt schwer an dem Wissen um die kurzfristige
Vergnglichkeit, die mit den nicht endlichen Dimensionen des Ganzen berhaupt nicht vergleichbar ist.
Die Ironie kennt die Macht des Nicht-Wissens, die das Wissen und das Nicht-Wissbare gleicherweise
erhellt (WILHELM SZILASI, Macht und Ohnmacht des Geistes. Interpretationen zu Platon, Francke,
Bern 1946).
34 Die Melancholie lsst das Einzelne sich selbst (im Allgemeinen) verschwinden, die Ironie
macht das Einzelne zum Beispiel und damit unvergnglich. Wie die Melancholie die Macht des Geistes
schweren Mutes trgt, nimmt die Ironie die Ohnmacht leichten Mutes hin. Die Einheit beider ist der
Mut des Geistes; sie ist die Philosophie und als solche setzt sie sich ein fr das nicht Missglcken des
Menschseins (ibid).
II.
Lutopia di Robert Burton
La storia del discorso scientifico sulla malinconia, lo abbiamo visto, inizia con gli scritti
ippocratici, cinque secoli prima dellra cristiana; ha continuato a svilupparsi e a trasformarsi fino alle
nostre conoscenze e alle nostre perplessit sulle diverse forme della depressione. La pubblicazione
dellAnatomy of Melancholy  35 nel 1621 segna uno dei grandi momenti del percorso. Questo testo
riepiloga lonnipotente tradizione umorale, qualche decennio prima che si sviluppasse
uninterpretazione nervosa della malattia, nella quale si conserveranno nondimeno un gran numero
di nozioni antiche. LAnatomy  una sintesi geniale che raccoglie allincirca tutto quanto di notevole
era stato detto sulla malinconia, aggiungendovi la rievocazione delle innumerevoli storie  leggendarie,
poetiche, o cliniche ? che questa malattia dellanima segn con la sua ombra. Ci offre la summa
completa dellargomento, organicamente costruita come tutti i grandi trattati del tardo Rinascimento,
con le loro partizioni, sezioni, membri, articoli. Le sue dimensioni superano quelle delle opere anteriori
sulla bile nera. I grandi predecessori erano stati Johannes Weyer (o Wier)  36, Juan Huarte de San
Juan  37, Timothy Bright  38, Andr Du Laurens  39, Tomaso Garzoni  40, Jacques Ferrand  41. Vi si trovano
le medesime rappresentazioni fisiologiche e coprono in parte lo stesso campo, sia pur abbordandolo a
partire da problematiche diverse (la possessione demoniaca in Weyer, le disposizioni intellettuali in
Huarte). Ma nessuno di questi libri ha la qualit e lampiezza della summa di Burton, unopera che
difficilmente si legge dinfilata, ma che si sfoglia a seconda dellumore, trovandovi ogni volta passi
indimenticabili.
Il libro di Burton in Inghilterra fu un successo editoriale. Lautore accrebbe la sua opera,
provvedendo a correzioni e aggiunte per ben cinque stampe successive (lultima delle quali, postuma,
apparve nel 1651).  uno dei pi importanti testi della letteratura inglese. LAnatomy of Melancholy si
presenta come il libro di un lettore che ha sfogliato uninfinit di libri per comporre il proprio, per
ampliarlo e completarlo. Trasferire la cosa letta nella cosa scritta, questa era stata anche loccupazione
di Montaigne, ma con maggior indipendenza e senza la minima preoccupazione di ordine sistematico.
Grazie alla traduzione di John Florio, i Saggi di Montaigne sono potuti cadere sotto gli occhi di
Shakespeare, e alcune parole di Amleto ne fanno fede. In Francia, invece, Burton non ha avuto la
fortuna di trovare un traduttore contemporaneo  42. Allora si guardava verso la Spagna e lItalia  43. Ho
sentito Jean Paulhan  questo scrittore di esemplare concisione, ma cos curioso dei libri smisurati che
cercano di dire tutto  dolersi perch nessuno si sia azzardato a tradurre Burton verso il 1625: sarebbe
stato un avvenimento nella storia della lingua francese... Lapproccio a Burton rest privilegio
esclusivo dei lettori anglofoni, che non lhanno mai dimenticato. Questo libro in cui  depositata una
cos gran messe di memoria letteraria  stato anche un libro-miniera, tesoro di linguaggio per gli
scrittori e, soprattutto, repertorio di esempi in un campo in cui lesempio  contagioso. Se ne percepisce
la presenza, nel sottofondo, tutte le volte che nel corso del XVIII secolo si parla di English malady.
Keats, pi tardi, lha frequentato; se ne ha la prova grazie alle annotazioni sullesemplare dellAnatomy
che possedeva. Alcune immagini dellOde on Melancholy sono puro distillato di Burton  44. Seguiranno
tanti altri lettori-utilizzatori. Ho sotto gli occhi unedizione del 1836 (B. Blake, London), dichiarata
come sedicesima. Poi le edizioni si moltiplicano e si fanno concorrenza. NellOttocento il loro totale
ammonter a quarantotto. Diventano popolari (Bohns Library, Everymans Library). Il caso mi ha
fatto mettere le mani sui tre piccoli volumi  45 appartenuti a Dorothy Sayers (1893-1957), autrice di
detective stories e traduttrice di Dante; vi si vedono sottolineati numerosi passi della Prefazione
satirica: circa le notizie sensazionalistiche sui giornali, circa i titoli a effetto, circa il caos e la
moltiplicazione dei libri, circa la futilit degli eruditi... Il Democrito di una poesia di Samuel Beckett 
quello di Burton: Schizzai oltre un vecchietto dallaspetto esausto | Democrito  46. Si  fatto sentire il
bisogno di unedizione critica, e questa ha cominciato ad apparire nel 1989  47. Se occorre una
testimonianza che permetta di sostenere come i mutamenti della storia letteraria si producano sul
retroterra di una continua ricezione di scritti anteriori, il caso dellAnatomy of Melancholy  esemplare.
Molto a lungo  andata nello stesso modo nella letteratura psichiatrica, dove gli autori di osservazioni e
ipotesi nuove hanno trasmesso (sovente a loro insaputa) paradigmi antichi. Il trattato di Burton
appartiene a unepoca in cui il linguaggio della medicina era una ramificazione  descrittiva e
speculativa  della fisica, che a sua volta si collegava alla filosofia. Questa, per parte sua, aveva a che
fare con la letteratura grazie al dialogo (Platone) e al poema (Lucrezio). Gli stessi matematici si
ricongiungevano alla vita umana e alla morale attraverso lastrologia, che Burton, a quanto sembra,
pratic con assiduit, pur facendo presente che gli astri inclinano, ma non costringono. Fu unepoca
in cui i diversi campi del sapere potevano essere posti in contiguit e completarsi reciprocamente: i
linguaggi delle diverse discipline erano ancora mescibili. Se non trovavano pi necessariamente il loro
posto in un sistema gerarchizzato, potevano dare luogo a classificazioni. Una visione sinottica poteva
illustrare il quadro delle diverse arti e delle diverse scienze, che trattavano ciascuna la loro materia per
tavole. Grazie al prestigio di Bacone che vi era rimasto affezionato, questo principio domina ancora sul
progetto iniziale dellEncyclopdie di dAlembert e Diderot. Ma quando limpresa termin, la
deflagrazione dei linguaggi specializzati, effetto inevitabile della rivoluzione scientifica, stava ormai
per sopraggiungere. Si scopr che la bella unit delle sinossi rinascimentali corrispondeva a una scienza
vana.
Bisogna leggere lAnatomy of Melancholy prestando attenzione alle vie daccesso allestite
dallautore per coloro che penetrano nellopera. Locchiello  seguito da un titolo che, a partire dalla
quarta edizione (1632),  circondato da immagini incise (da Le Blon) in dieci riquadri diversi. Una
poesia, dirimpetto al frontespizio, ne illustra largomento: sullalto della pagina, la figura centrale,
posta sotto il segno astrologico di Saturno,  quella di Democrito di Abdera che scrive il suo libro sotto
un albero; le corrisponde, al di sotto del titolo, il ritratto dellautore ? che designa se stesso come
Democrito il Giovane (Democritus Junior) ? col suo libro in mano. Il vecchio Democrito  inquadrato
fra gli animali simbolo della gelosia e della solitudine. Sul lato sinistro si riconoscono successivamente,
in posture e abbigliamenti adeguati, linnamorato e il superstizioso; sul lato destro sono rappresentati
lipocondriaco e il maniaco; in basso, ai due fianchi del cartiglio col nome dello stampatore, si
scorgono le immagini delle piante che guariscono o confortano i malinconici: la borragine e lelleboro,
umilmente, ci fanno sapere che la natura ci ha procurato i mezzi per contrastare linfluenza dellastro
malefico. Segue la pagina di dedica ? in latino ? a George Berkeley, al quale Burton era debitore di una
rendita regolare. Si legge poi un componimento latino in forma elegiaca, che Burton indirizza al
proprio libro. Si aggiunge ancora una poesia in inglese, The authors abstract of melancholy,
dialogiks (Sunto della malinconia, a opera dellautore, dialogiks). Il testo successivo  la
lunghissima Prefazione satirica, annunciata nel frontespizio, dal titolo Democrito il Giovane al
lettore: un discorso fittizio che si sviluppa in una messinscena assai elaborata. A ci segue
lavvertenza in latino Lectori male feriato (Al lettore che impiega male il suo tempo). Infine un
epigramma latino di dieci versi apostrofa a turno, e congiuntamente, il filosofo che piange e quello che
ride, Eraclito e Democrito. Solo a questo punto comincia il testo del trattato, preceduto dalla sua tavola
sinottica. Davvero un bello spazio consacrato alla riflessione sullopera, alle allusioni a se stesso, alle
avvertenze e alle lusinghe rivolte al lettore! Che razza di cerimoniale! Che bizzarria barocca in questa
mescolanza di immagini favolose, di autocritica e di giustificazione! Prima di lasciar leggere la sua
opera di erudito, Burton moltiplica gli antipasti dove si esprime in maniera pi pungente, da umorista e
da poeta, come per provare che sa fare ben altro che un trattato.  raro, anche nelle opere del
Rinascimento, trovare una simile proliferazione del paratesto (secondo lespressione di Grard
Genette). Montaigne, invece, si contentava di un breve indirizzo Al lettore, nel quale esponeva
arditamente la propria intenzione, con un tono svalutativo, come lo imponevano la discrezione e
lelegante trascuratezza (gli italiani dicevano sprezzatura) per le quali gli uomini di mondo si
distinguevano dai pedanti.
Anatomia, nei testi del Rinascimento, va intesa metaforicamente, a partire indubbiamente dal
successo dei grandi libri che hanno rinnovato la conoscenza del corpo umano. Anatomizzare significa
mettere a nudo, in piena luce. Shakespeare scrive: La follia delluomo saggio  anatomizzata a fondo
dalla strizzatina docchio del giullare  48. In certi casi, lanatomia presuppone la morte delloggetto
osservato. Cos vale per il sottotitolo del First Anniversary di John Donne: An anatomy of the world  49.
Pi in generale, la parola  stata applicata a ogni esplorazione che esamini un argomento in ogni sua
singola parte. Le tavole, i teatri sono tutti virtualmente delle anatomie perch occorre suddividere un
oggetto dapprima considerato globalmente come un corpo, per poterlo rendere visibile in un
prospetto. Lanatomia scompone ed espone. Pi tardi, nellepoca dei Lumi, la parola analisi prender
il sopravvento nel titolo dei libri.
Lopera di Burton, nella sua profusione enumerativa,  perfettamente organizzata: nonostante le
apparenze, e malgrado le digressioni, per niente un labirinto. Bisogna considerare la Terza Parte
come un supplemento, visto che aggiunge due monografie di diversa ampiezza, la pi lunga sulla
malinconia damore, laltra sulla malinconia religiosa.
Burton ricostruisce il mondo pressoch nella sua totalit, secondo il sistema coerente di una
scolastica non troppo ingessata. Richiama il grande ordine delle cause fisiche (cause prime e cause
seconde), per inscrivervi il corpo e lanima degli esseri umani. Definisce la malinconia e le sue variet
secondo le loro specie, assegnando a esse un posto preciso nel vasto insieme delle malattie. Il
riconoscimento dei sintomi conduce alla diagnosi. Nella sua definizione sintomatica, Burton ? fedele
alla tradizione che risale agli scritti ippocratici, in particolare allaforisma VI, 23, che fa della
malinconia un composto di paura e tristezza ? stila linventario delle cause naturali. Seguendo la
tradizione galenica, tiene anche nel massimo conto ligiene e le cose dette non naturali. Sono le cose
o cause il cui controllo dipende dal regime di vita adottato dagli individui. La dieta, la ritenzione e
levacuazione, laria, lesercizio e il riposo, la veglia e il sonno, e soprattutto le passioni dellanima.
Queste sei cose non naturali figuravano in tutti i trattati di medicina, ad esempio in quello di Fernel,
preso costantemente come riferimento da Burton. I rimedi consisteranno soprattutto nella rettificazione
delle abitudini: la bestia nera di Burton  lozio, nel quale vede la piaga della casta nobiliare. Tali
misure non escludono luso delle droghe che modificano gli umori del corpo: gli alterativi, i purgativi, i
cordiali, ecc. (La lista  lunga e sempre in attesa di nuovi ingressi.) La farmaceutica accetta tutti i
rimedi in repertorio: una moltitudine di erbe, di elettuari, di sciroppi, ai quali si aggiungono gli alcoli,
loppio, il caff, ecc. Burton segue fedelmente il modello tradizionale, pur riservandosi una grande
libert nellenunciazione e nella dizione: talora restringe, pi spesso arricchisce, amplifica e divaga a
modo suo. Si rivolge particolarmente agli scholars, come Ficino aveva fornito consigli ai literati: la
malinconia essendo una malattia professionale degli studiosi, gli eccessi di lavoro cerebrale saranno
oggetto di unampia digressione. Unaltra digressione concerner laria, e ne emerger una vera e
propria ecologia. Nellultima parte, con una gradazione giudiziosa, ci si soffermer sulle passioni pi
perniciose: la malinconia damore e la malinconia religiosa (, infatti, necessario rimarcare la
separazione tra la devozione autentica e le esplosioni incontrollate di entusiasmo). Il trattamento della
disperazione suicida, segnatamente in coloro che si sentono dannati, costituisce loggetto dellultimo
capitolo. Le misure mediche (physick) saranno sufficienti? No. I consigli morali (good advice) saranno
efficaci da soli? Non di pi. Occorre mettere insieme le due cose. Qualora la malinconia sia un
maleficio del diavolo, saranno la speranza e la parola di Dio a combatterla. La conclusione assume un
tono consolatorio, con citazioni dal Nuovo Testamento, da Agostino e dai Padri della Chiesa. Cos
Burton, che si presenta come un pastore (divine), chiude il suo libro nei toni di un sermone. Laveva
iniziato evocando il peccato originale e la caduta della prima coppia: questa prospettiva lo obbligava a
considerare il ruolo svolto dagli angeli decaduti, cio gli spiriti malvagi. Nellimmenso intermezzo,
dispiega tutto il linguaggio della medicina. Non era medico, e prevede che questa intrusione nel campo
della fisica dispiacer agli uomini dellarte. Per uno scholar che passa la sua intera vita a Oxford 
ammesso a Brasenose, poi studente e bibliotecario a Christ Church ?, le vie di comunicazione tra i
vocabolari di competenza delle diverse facolt sono innumerevoli. A chi padroneggia leclettica lingua
comune a tutte le discipline universitarie, la risorsa verbale non fa mai difetto.
La Prefazione satirica, preambolo e quintessenza anticipata del libro, ha una sua propria
fisionomia. Attira lattenzione alla stessa stregua del trattato, visto che la sua voluta esorbitanza mira a
far cogliere le poste metafisiche in gioco nella malinconia.
La satira latina era il genere letterario dove cera di tutto un po: ammetteva la diversit degli
oggetti, il cambiamento di umore, la schiettezza senza remore. Fin dalla sua origine, buona parte della
critica dei costumi, della societ, dellordine politico pass attraverso di essa. Lepigramma e la satira
menippea diedero un contributo sulla medesima linea. Per beffarsi degli di, il filosofo cinico Menippo
li aveva fatti parlare familiarmente in una prosa mista a versi. La Prefazione satirica di Burton ha per
lappunto laspetto formale di quello specifico genere letterario che  la satira menippea.
Il testo ci interpella: ascoltiamolo dunque. La prima cosa chiara  che lautore gioca con la
propria identit e forza il tono. Parlando del libro che leggeremo, non si presenta come un autore con i
suoi ammennicoli da scrittoio, ma come un autore che avanza sulla scena. Si scinde. Siamo a teatro.
Viene alla mente il personaggio del Prologo in numerosi drammi elisabettiani. Analogamente, il libro
di Tomaso Garzoni, LHospidale de Pazzi incurabili, cominciava con un Prologo ai spettatori  50.
Sebbene Burton assuma il sembiante fittizio di un nuovo Democrito, i curiosi troveranno senza
difficolt il suo vero nome sia nel corpo del testo sia nel ritratto del frontespizio con tanto di stemma. Il
suo anonimato  esso stesso una finta. Se si maschera ostentatamente,  perch sia posta la questione
della maschera: Lettore benevolo, presumo che sarai molto curioso di sapere chi sia il buffone
mascherato che si introduce con tanta insolenza nel teatro del mondo, alla vista di tutti, usurpando il
nome di un altro; vorrai sapere di dove viene, perch si comporta cos e cosha da dire  51. Sotto il
palese pseudonimo, colui che parla cos familiarmente cerca di catturare lattenzione del lettore, come
vogliono le regole dellesordio. Le sue prime dichiarazioni sono dei rifiuti. Che non gli si chieda la sua
vera identit, lui ha diritto al segreto: Non intendo essere riconosciuto. Mette le autorit al suo
fianco citando linizio di una celebre satira menippea, lApocolocyntosis di Seneca: Innanzitutto non
risponder affatto, se mi va cos; infatti, chi potr costringermi? Cita anche il trattato di Plutarco sul
segreto: Se vedi che  coperta da un velo, perch cerchi di conoscere una cosa nascosta?
Un cenno di complicit  rivolto ai lettori che hanno familiarit con gli antichi. Per soddisfarli,
la memoria dellautore non  mai corta. Gli si potr rimproverare di non seguire sempre la pi precisa
letteralit, di non fornire riferimenti esaurienti. Ma cos funziona una memoria che omette il fastidioso
lavoro di verifica  una memoria viva, tutta tesa a cogliere il momento per esibirsi, come avviene nei
banchetti, fra buoni intenditori ai quali basta solo linizio di una poesia per rammemorarla tutta intera.
Senza indugio, la pagina si riempie di quelle che la retorica chiama le autorit, le crie  52, le massime,
gli ornamenti; Burton sembra voler fare il pieno di tutto ci che Montaigne definiva come emblema
soprannumerario  53. Le pagine di Burton, costellate di corsivi, aggettano dal raffinato humus delle
note e dei riferimenti. Le citazioni sono offerte in abbondanza, ricavandole da innumerevoli fonti, sacre
e profane, antiche e moderne; accanto agli antichi si trovano autori recenti come Marlowe, Bruno,
Bacone, Shakespeare, Galileo (ma non Harvey, praticamente coetaneo di Burton, che rivoluziona la
medicina). S, colui che allinizio della prefazione affetta lincognito , con tutta evidenza, un
personaggio capace di brillare nella gara di erudizione, abituale tra gli scholars. La sua dovizia verbale,
la sua marqueterie  54 (ancora un vocabolo che riprendo da Montaigne) rispondono alle norme
dellepoca. Uno stile si vuole fare riconoscere. Lintenzione condivisa, fra i dotti letterati,  di ornare il
discorso, di farlo brillare. Cos fanno in Francia, ad esempio, Blaise de Vigenre commentando le
Immagini di Filostrato, o Jacques Ferrand trattando della malinconia erotica. Che sia per dissertare
con inediti sfoggi di erudizione o per commentare altri testi, la citazione  il tassello di una trama che
pu amplificarsi indefinitamente. Nella caricatura che fa di se stesso, Burton ci fa sapere che il suo
libro  nato da un enorme caos e garbuglio di libri. Al limite, a darvi credito, la sua Anatomy non 
che un centone. Se vogliamo esplicitare i postulati sottesi a questo tipo di scrittura, si pu dire che essa
attribuisce agli antichi, e in particolare ai poeti, una forza espressiva con la quale  impossibile
rivaleggiare. Lidea pi diffusa  che le lingue antiche siano dotate di unenergia superiore rispetto alle
lingue volgari moderne. La citazione  necessaria per rafforzare un discorso, per compensare una
debolezza. Non  semplicemente un aiuto, un sovrappeso (surpoids, Montaigne), essa d lustro al
pensiero, perch tutto  stato detto (La Bruyre) ed  difficile pensare qualcosa di diverso da ci che
gli antichi hanno gi mirabilmente espresso. Saremmo tentati di vedere in questa convinzione un
sentimento di inferiorit malinconica, ma allora dovremmo imputare simile sentimento a tutta unepoca
 il tardo Rinascimento  piuttosto che al solo Robert Burton.  facile comprendere come tale
convinzione sfoci in una cancellazione di s e in una dipendenza. E se ne intuiscono le conseguenze pi
a lungo termine: opporre un rifiuto alla tesaurizzazione, dire no a un cosiffatto riempitivo di sostanza
estranea. Non pu ormai tardare la decisione di fare tabula rasa e di affrancarsi dalla sottomissione a
ci che altri hanno pensato prima di noi. Una volta spezzati questi legami, la nuova filosofia potr
autorizzarsi mediante la sola ragione e un linguaggio usato rigorosamente, la cui forza non possa essere
contestata: quello della matematica. Non ci vorr molto perch i filosofi, bene o male discepoli di
Descartes, si facciano beffe degli antiquari.
Se Pierre Bayle riserva un ampio spazio nei suoi scritti allerudizione greco-latina,  nel
costante obiettivo di esaminare le contraddizioni fra sistemi, credenze, codici di condotta: non si limita
alla dossografia, come fa sovente Burton, per il piacere di inventariare opinioni. Bayle affronta le
contraddizioni, le proposizioni incompatibili. Le oppone le une alle altre per superarle con un atto di
fede. Quando non ha la statura di Pierre Bayle, lo scrittore antiquario, mossosi per mettere insieme un
mazzo dei pi bei fiori del pensiero e della poesia antichi, si ritrova scettico alla fine della passeggiata.
Quanto a Burton, allorch arriver alle misure terapeutiche, sapr soppesare il pro e il contro,
senza compiacersi nellindecisione; incitare allo scetticismo non  il suo colpo segreto. Sa decidere e
fare con discrezione scelte assennate, come farebbe un medico energico e, insieme, prudente. Ma
bisogna anche osservare che il suo rispetto per i greci e i latini non gli impedisce di praticare una lingua
saporosa e forte, ben costruita, trovando piacere nellinventario e nellenumerazione. Alcuni tratti
lapparentano a Rabelais, che conosce. Lornamentazione grottesca alla quale Montaigne paragona la
propria maniera di scrivere, regna ancora nellAnatomy. La reverenza di cui Burton circonda i testi
antichi lo autorizza, nei commenti, a praticare uno stile basso, vale a dire familiare, concreto, alla
buona, che si fa notare per i gioielli che incastona. Quando Burton si dichiara egli stesso malinconico,
bisogna certamente prenderlo in parola, perch i segni di un pessimismo esistenziale sono ovunque
presenti. Ma non si lamenta n rimugina. Lanimazione  grande, sovente comica, sulla soglia
delleccesso. Avvalendoci di un concetto anacronistico, potremmo parlare di uno stile da stato
misto  55, dove tristezza e ilarit si mescolano.
Inevitabilmente, fin dalle origini, lautore satirico ha dovuto adottare strategie protettrici, per
eludere la reazione di coloro che detenevano il potere e potevano sentirsi presi di mira. Esse
consistevano o nel deviare il dardo della satira puntandolo volutamente un po a lato del bersaglio, o
nel fingere un disordine mentale e mettersi al riparo sotto la veste istituzionale del giullare. Lautore
satirico poteva scegliere tra vari procedimenti difensivi: poteva ricorrere ora al diniego (non parlo di
voi), ora alla delega di responsabilit ( un altro che parla attraverso la mia bocca), o ancora
allautocondanna ( lo sconvolgimento che mi fa parlare). Erasmo diede voce alla Follia in persona:
era la delega suprema. Nel XVI e nel XVII secolo, la veste protettrice della poesia satirica fu, a
piacimento, il costume variopinto del matto di carnevale o quello del giullare di corte (il fool
shakespeariano) o, anche, il mantello nero del malinconico. In questultimo caso, il disgusto per il
mondo era cos scontato che non gli si poteva portare rancore. Persino Boileau, per far passare verit
sgradevoli, si tutela con la scusa di un vapore nero. Si perdona luomo inacidito, se  il primo a
lamentarsi di essere una vittima... Ma pu anche capitare che non lo si perdoni affatto e che lo si
punisca burlandosi di lui. Il satirista impenitente si espone a sua volta a diventare bersaglio della satira.
Il teatro ne propone due straordinari esempi. In As You Like It, il Jaques di Shakespeare, a forza di
affettare malinconia, finisce, per questa sua stessa pertinacia, con lescludersi dal felice scioglimento
che unisce le coppie e pone fine allesilio nella foresta della piccola corte. In passato era stato un
viaggiatore acrimonioso, sul modello di tanti altri malcontent travellers  56; alla fine della storia, aspira
allimmobilit, vuole rimanere nella foresta di Arden come eremita. Anche dopo il pentimento
dellusurpatore e la restituzione del potere al duca esiliato, che cos ritrover castelli e domin, Jaques
opta per la solitudine della grotta nel folto del bosco. In realt, ama unicamente il proprio riflesso nei
ruscelli su cui piange.  evidente che Shakespeare condanna in lui linettitudine a vivere e ad amare in
maniera semplice. Analogamente, lAlceste di Molire, con le sue imprecazioni e la sua musoneria
perpetua, finisce col volersi ritirare in un deserto. Non  difficile cogliere quanto amor proprio e
orgoglio ostinato (oggi diremmo narcisismo) lautore comico abbia messo nella virt e nella cupa
sofferenza del suo personaggio. Molire gli ha sicuramente delegato lespressione del suo personale
risentimento contro i vizi del mondo, ma non risparmia Alceste pi di quanto non faccia Shakespeare
con Jaques  57.
Burton, nella Prefazione satirica, adotta tutte le risorse della retorica per prevenire la critica, e
dunque per neutralizzarla. Anzitutto, bench nato sotto il segno di Saturno,  soddisfatto della sua sorte.
Non gli manca niente, non si lamenta. Nella sua vita di collegiate student, egli  spettacolo sufficiente a
se stesso, e lo spettacolo del mondo gli  quasi indifferente. Non  lui a contrapporsi al mondo, bens i
personaggi fittizi dei quali si serve come maschera. Inizia allora un altro discorso. Secondo le lettere
apocrife che figurano nel corpus ippocratico, Democrito, sempre ridente, era reputato pazzo dagli
abderiti, ma Ippocrate, chiamato a consulto, concludeva, invece, che Democrito era lunico saggio.
Sotto la garanzia di Ippocrate, ci si pu dunque augurare di essere pazzi e malinconici al modo di
Democrito, ovvero nello sguardo e nellopinione della moltitudine. Solitario, ai margini della citt,
Democrito anatomizzava sotto un albero degli animali in vista di scrivere un trattato sulla follia. Perch
non scriverlo al suo posto? Nel grande discorso democriteo sfilavano i vizi e le sciagure del mondo,
tutte le condizioni, tutte le imprese umane, e si arrivava necessariamente a includere se stessi tra gli
oggetti del riso indignato. Democrito credeva alla molteplicit dei mondi. Erasmo, nellElogio della
follia  58, aveva immaginato amenamente mille Democriti che si beffeggiano a vicenda. Burton riprende
lidea, evocando per un istante questa spirale vertiginosa. Ma vi aggiunge unesperienza mentale
totalmente diversa. Invece di immaginare mondi agitati e futili che si moltiplicano allinfinito, perch
non pensare al loro contrario assoluto, come aveva fatto Tommaso Moro: il mondo saggio e stabile di
Utopia? Burton propone il suo modello di societ, dando limperio a leggi che reprimono severamente
ogni eccesso. In questo mondo giusto, sul quale il tempo sembra non avere presa, follia e malinconia
non avrebbero diritto di soggiorno. Il modo in cui il paese di Utopia sfugge al tempo non  forse la
versione sognata (su scala collettiva e ideale) di come lesistenza tutta dedita allo studio di Robert
Burton, nella sua biblioteca, si proteggeva dalle turbolenze e dai conflitti della societ contemporanea?
S, magari per un istante, e a mo di gioco.
Burton dice di avere scritto il suo libro per grattarsi dove gli prudeva. Lopera si chiude col pi
bel consiglio: Non siate solitari, non siate oziosi!  59. Eppure, nellautoritratto che colloca allinizio
della sua prefazione, Burton aveva scritto: Ho vissuto, allUniversit, una vita silenziosa, solitaria,
sedentaria e privata. Non fu certamente ozioso, ma se la solitudine partorisce la malinconia, lha
vissuta nel suo cuore, ne  stato prigioniero volontario, e il suo libro che combatte la malattia  anche
opera della malattia. In esso si vede prosperare il male al quale si vorrebbe porre rimedio: sta qui, molto
probabilmente, il segreto del suo persistente fascino.
1. Il festino di Sardanapalo. 	Sul frontespizio dellAnatomy of Melancholy di Robert Burton, a
partire dalla terza edizione (1628), appaiono, attorno al titolo dellopera, dieci figure emblematiche
incise da Le Blon: esse circondano il titolo dellopera. Poich sono numerate, permettono di seguire un
percorso illustrato da una poesia descrittiva. Cominciamo dalla fine. La decima figura  quella
dellautore, in posizione centrale sul basso della pagina. Il ritratto occupa un cartiglio ovale, a sua volta
incastonato in un riquadro rettangolare. Lautore si presenta in abito nero da ecclesiastico, ornato da
una bianca gorgiera increspata: il personaggio tiene in mano un libro chiuso. Nello spazio che circonda
il cartiglio del ritratto, si scorgono diversi emblemi: una sfera armillare (strumento dellastrologo), uno
squadro da agrimensore, unarme, un libro aperto... La poesia illustrativa non fornisce alcuna
interpretazione di questi accessori. Si limita a insistere sullo scarto fra apparenza esteriore e spirito
dellautore:
Ecco, ultimo a occupare un posto Vi si presenta lautore col suo volto; E nellabito che indossa La sua
immagine appare al mondo. Non c arte che possa mostrarne lo spirito. Tu lo potrai indovinare dai
suoi scritti  60. 	Il ritratto presenta un volto, ma non rivela ci che nessuna immagine pu rivelare: lo
spirito (minde). Per indovinarlo ci viene raccomandato di distoglierci dallimmagine e di ricorrere ai
testi  cosa che stiamo gi facendo mentre leggiamo la poesia illustrativa, la quale ci rinvia al libro che
seguir. Quale libro? Senza dubbio, il libro chiuso che lautore tiene in mano e che non  altro se non il
voluminoso trattato che abbiamo appena aperto alla prima pagina. Non  difficile spiegare le immagini
che circondano il ritratto, in particolare la sfera armillare (emblema del cosmo) e il libro aperto
(emblema di erudizione): sono le fonti cui lautore ha attinto. Lincisore non ha dimenticato di indicare
sotto il ritratto il nome dellautore: Democritus Junior. Si tratta evidentemente di uno pseudonimo, lo
stesso che ci propongono contemporaneamente il titolo inscritto nel pi ampio riquadro centrale,
circondato dalle figure del frontespizio, e la grande pagina del titolo che, nelle edizioni tarde, gli sta di
fronte: il nome provocatorio di Democritus Junior appare tre volte nel volgere di due pagine...
Partendo dallultimo elemento, costituito dal ritratto di Democritus Junior, esaminiamo, in
ordine retrogrado, le diverse figure del frontespizio: le immagini 8 e 9 rappresentano i rimedi
tradizionali della malinconia, la borragine, portatrice di virt umidificanti, lelleboro, purgativo ed
emetico, che espelle leccesso di bile nera; la figura 7 ci offre, con i ferri ai piedi, un maniaco
(maniacus); la figura 6 un superstizioso (superstitiosus) inginocchiato, col rosario tra le mani, in estasi:
, naturalmente, un papista; lhypocondriacus (figura 5) e linamorato (figura 4) si corrispondono da un
margine allaltro della pagina; lo stesso vale, nella fascia superiore, per gli emblemi animali della
solitudo (figura 3) e della gelosia (zelotypia, figura 2). Il posto dominante, in cima alla pagina, 
riservato a Democritus Abderites (figura 1):  seduto sotto un albero, allesterno di un giardino; ha il
viso inclinato, appoggiato sulla mano sinistra, in un gesto comunemente attribuito ai malinconici; il suo
atteggiamento riproduce esattamente quella dellhypocondriacus; con la mano destra tiene una penna,
momentaneamente lontana dal libro aperto sulle ginocchia; non scrive, sogna:
Robert Burton, The Anatomy of Melancholy, H. Crips & L. Lloyd, Oxford 1652, illustrazione
del frontespizio. ( Foto Bibliothque Nationale de France).
Il vecchio Democrito, sotto un albero, Siede su una pietra con un libro sulle ginocchia; Attorno a lui,
figurano i corpi Di cani, gatti e altre consimili creature. Di essi egli fa lanatomia, Per trovare la sede
della bile nera. Sopra la sua testa appaiono il cielo E Saturno, signore della malinconia  61. 	In
effetti, il segno astrologico di Saturno ?   ? sovrasta in bella vista la tessera superiore. Il quadrante
delle figure trova il suo punto meridiano nella persona del filosofo che esperimenta e che ragiona sulla
bile nera, ma sul quale cade la temibile influenza di Saturno. Da questo pianeta, lo sappiamo,
scaturiscono i pi alti fatti dello spirito o i suoi peggiori sconvolgimenti  62: il sapere e la follia. Ora,
qui, per una sorta di corto circuito, si tratta di un sapere volto a investigare le cause della follia. (Anche
le altre figure sono sovrastate dal loro tema astrologico.)
Per la sua posizione culminante, il vecchio Democrito viene rappresentato come la figura pi
insigne, in rapporto alla quale lautore del libro, il suo tardivo imitatore, ha provvisoriamente come
identit propria solo lepiteto che lo qualifica come cadetto, facendone contemporaneamente un
discendente lontano e un inferiore. Quanto al libro prodotto da Democritus Junior, deve il suo titolo
allattivit del suo antenato eponimo:  unanatomia  squartamento, dissezione e ispezione eseguiti
con metodo ? che mette a nudo, nelle loro molteplici forme, tutti gli aspetti del male che affligge
coloro dei quali il frontespizio ci offre i tipi pi notevoli.
Lopera cos si annuncia come linventario e la confessione di una serie di dipendenze:
dipendenza dellautore nei confronti del suo antico predecessore; dipendenza del vecchio Democrito
nei confronti dellastro al quale deve contemporaneamente il suo genio e la sua malinconia. Ma, nel
medesimo tempo, si annuncia la possibilit di una liberazione; conoscere le cause della malinconia,
metterle per iscritto significa aprire la strada allatto terapeutico. Gi, raso terra, umilmente, le piante
salutari ci fanno sapere che la natura ci ha dotati di un mezzo per contrastare lastro fatale. Il libro
metter dunque a confronto una fatalit astrale e uno sforzo di affrancamento: collegher strettamente i
due aspetti luno allaltro; fino alla fine dellopera, il male non cesser di esercitare la sua minaccia; ma
anche fino alla fine, la speranza di guarigione, lottimismo della risorsa curativa continueranno ad
animare lautore.
Burton d conto delle sue intenzioni in una lunga Satyrical Preface, che viene via via ampliata
nel corso di sei edizioni successive.
Innanzitutto, perch si  mascherato? La frase di debutto attribuisce al lettore tale interrogativo
? al quale si  gi fatto cenno: Lettore benevolo, presumo che sarai molto curioso di sapere chi sia il
buffone mascherato che si introduce con tanta insolenza nel teatro del mondo, alla vista di tutti,
usurpando il nome di un altro; vorrai sapere da dove viene, perch si comporta cos e cosha da
dire  63.
Il lettore viene coinvolto come se lo pseudonimo lavesse insieme esasperato e sedotto. La voce
che lo apostrofa cerca di conquistarne lattenzione e la benevolenza, come vogliono le regole
dellesordio. Sotto la maschera dello pseudonimo, qualcuno parla in nome di un io dissimulato che,
rivendicando il proprio diritto al segreto, si afferma con vigore. Lautore compie un atto di imperio
rifiutando di rivelare la propria identit: Gradirei non essere conosciuto  64. E cos non tarder a
fornire le ragioni che lhanno spinto a usurpare il nome di Democrito...
Ma, sin dallinizio dei giochi, lautore inserisce nel suo discorso citazioni di Seneca e Plutarco:
le citazioni, latine o inglesi, nel testo svolgono un ruolo di ostentazione e di occultamento analogo a
quello dello pseudonimo Democritus Junior nei confronti del nome proprio. Lautore, quando vuole
parlare in modo da colpire sorprendendo di pi, si avvale della voce degli altri. Ricorre con dovizia alle
risorse che la retorica definisce auctoritates, crie... Parla di s attraverso il testo dei maestri, che egli
flette a uso personale. C qui, certamente, un tratto di pedanteria, che pu innanzitutto valere come
segno di riconoscimento di una cultura condivisa, tra scholars e lettori dotti. Laccumulazione smodata
degli ornamenti presi a prestito (emblemi soprannumerari o sovrappesi, come dice Montaigne) 
uno degli aspetti di quellesuberanza di cui si compiace il tardo Rinascimento. Attraverso la via sbieca
della scrittura erudita, si tratta di una delle efflorescenze di un certo barocco. Il discorso ornato tende
a diventare un tessuto variopinto, uno sfoggio poliglotta. Questo libro ci offre uno dei pi begli esempi
di mosaico citazionista: la grana della sua inventio  inseparabile da quella della tesaurizzazione. Di qui
la mescolanza di freschezza e vetust che, per noi moderni, costituisce il fascino ibrido di questo libro.
 una summa: tutta la fisica, tutta la medicina, tutte le opinioni morali, una gran parte del
retaggio poetico della tradizione greco-latina e cristiana ci vengono offerti per allusioni, frammenti,
spizzichi cuciti uno in fila allaltro. Ci dispenser numerosi lettori frettolosi dallandare alla ricerca
degli antichi: questo libro tiene luogo di una biblioteca. Vi si incontrano, riuniti, tutti i Maestri dei quali
il secolo seguente far vacillare lautorit e il cui stesso nome si perder nelloblio. In Burton, sono
ancora accolti regalmente:  il festino di Sardanapalo dellerudizione classica. Mai pi ci saranno
altrettanti convitati in un libro: mai pi altrettante sentenze, fiori, frutti, parole auree, ricette
farmaceutiche presentate alla rinfusa. Questo libro, per sua esplicita ammissione,  nato da un enorme
caos e garbuglio di libri  65, ed esso stesso si aggiunger a questo caos: Quanto a me, ne faccio parte,
nos numerus sumus (siamo semplici numeri)  66. Questo libro, e Burton lo riconosce,  un centone.
Lampiezza del ricorso alla citazione, in un autore che si dichiara egli stesso malinconico, ci invita
ancora a interrogarci sul rapporto fra la malinconia e lincessante inserimento, in seno al proprio, di un
discorso preso a prestito. Se, da una parte, ci troviamo di fronte allattestazione di un sapere, daltra
parte ci troviamo anche di fronte a unammissione di insufficienza (per riprendere, ancora una volta,
unespressione di Montaigne). Cedere cos costantemente la parola a coloro che si ritengono parlatori
pi valenti di noi potrebbe essere la conseguenza del sentimento dinferiorit, addirittura della
depersonalizzazione di cui soffre la coscienza malinconica: le occorrono sostegni, appoggi esterni,
garanti. Essa non dispone di risorse proprie in quantit sufficiente. Si stipa di sostanza estranea per
colmare il proprio vuoto. E tuttavia, paradossalmente, Burton pretende di confessarsi a noi e ci prende
nel contempo per oggetto del proprio libro  67. Lautoaffermazione non gli  possibile che a prezzo di
una dipendenza verbale che rende vagamente sospetta lintegrit dellio del quale leggiamo le
confessioni. Chi, per esprimersi, ha bisogno di tutte le grandi voci del passato abbandona la propria
identit alla discrezione del lettore. Burton lo dice e, per dirlo, non pu fare a meno di appellarsi a una
citazione cui aggiunge un tocco di leggiadria. Aggiunge luomo nella luna a una frase latina non
sua  68: Se il contenuto ti aggrada e ti pare proficuo, supponi che lautore sia luomo nella luna, o chi
meglio ti sembrer  69. A conclusione della sua Prefazione satirica, Burton si scusa allo stesso modo.
Allega Erasmo per dichiarare: non sono io che ho parlato. I will presume... Mi prender la libert di
rispondere come Erasmo in una situazione simile: non sono io, ma Democrito. Democritus dixit: fate la
differenza tra ci che si dice di persona e ci che si dice sotto un nome daccatto e sotto una falsa veste;
fate la differenza tra chi simula o gioca il ruolo di un principe, di un filosofo, di un magistrato, di un
pazzo e chi lo  in realt; pensate alla libert di cui hanno potuto disporre questi antichi satirici;  un
centone ripreso da altri: sono loro che parlano: non io  70. E perfino questa maniera di cancellarsi ha
esempi e precedenti in altri autori... Tutte le sue parole pi vivaci, in fin dei conti, non sono state dette
da nessuno. Nessuno ha parlato, ????? ??????, assolutamente nessuno, neminis nihil  71.
Lannullamento (insieme faceto e malinconico) dellautore gli concede ogni libert: quella di dire tutto,
come di negare tutto. Non deve nulla al lettore; far tutto ci che vuole il lettore: Smentir tutto (il
mio ultimo rifugio), sconfesser tutto, rinnegher tutto ci che ho detto  72.
Se la depersonalizzazione, il sentimento dellinsufficienza hanno potuto farci pensare per un
istante a ci che noi designiamo oggi col termine di malinconia (o stato depressivo), in compenso,
la libert gioiosa, il flusso verbale, il lieve rincorrersi delle idee che innervano la lunga Prefazione
satirica sono piuttosto di natura tale da farci pensare a ci che, nelle affezioni cicliche, si oppone alla
malinconia, succedendole: il brio e il chiacchiericcio inesauribili dello stato maniacale, leuforia che
infonde la sicurezza di poter intraprendere qualsiasi cosa. Nel nostro caso, un quadro della follia del
mondo in tutta la sua estensione, in cui tutti i popoli, tutti gli individui, tutte le et sono inclusi, con la
sola eccezione di Nicholas Nemo ovvero del Signor Nessuno  73...
Ma bisogna davvero cercare un tratto di carattere, una disposizione psicologica conformi alle
nostre conoscenze moderne, nellautore che si esprime nella prefazione dellAnatomy of Melancholy?
Non significa cedere allillusione che vuole provocare in noi colui che si  messo in maschera? In
realt, egli ha voluto solo scrivere una satira e, a tale scopo, ha assunto la maschera pungente e faceta
dellautore satirico. Si  avvalso dellio versatile, audace, scandalizzato richiesto da questo tipo di
discorso. Si  dissimulato per poter meglio dire male della follia del mondo, secondo il codice
prescritto dalla retorica del genere. Democrito  uno dei nomi che si possono dare alla voce satirica,
quando veicola insieme il riso e la scienza. E in questo, ancora una volta, Burton si conforma a modelli
prestabiliti.
Nessuna meraviglia, quindi, se la prefazione comincia con un ritratto di Democrito, costruito a
partire dalle fonti pi varie: lo Pseudo-Ippocrate, Diogene Laerzio, Luciano, Giovenale, ecc.  un
ritratto composito non privo di qualche ritocco. Nessun autore antico ha fatto decisamente di
Democrito un malinconico. Burton non esita ad attribuirgli questo temperamento: Democrito (...) era
un vecchietto rinsecchito, assai malinconico per natura, avverso in tarda et al consorzio umano e assai
amante della solitudine  74. Dopo avere sviluppato il ritratto leggendario del filosofo di Abdera, Burton
tratteggia il proprio. Sicuramente, non  la replica esatta di colui del quale usurpa il nome: non ha
viaggiato, non eccelle in matematica e nelle scienze naturali, non  stato invitato a dispensare le leggi a
una citt. Nella sua qualit di fellow di un collegio oxfordiano ha semplicemente letto molti libri, senza
un particolare metodo. Ma le somiglianze prevalgono, e lautoritratto, costruito a colpi di citazioni,
finisce col raggiungere loriginale antico, costruito anchesso per citazioni giustapposte: stesso gusto
della solitudine, stesso carattere malinconico (Saturno  stato il signore della mia nascita)  75, lo
stesso riso su tutto (Io me la rido di tutto)  76, stesso celibato da vecchio studente (Continuo a
condurre una vita da studente nel suo collegio, come Democrito nel suo giardino)  77. Altrettante buone
ragioni per mascherarsi e nascondersi, come altri hanno fatto prima di lui sotto il nome di Democrito. Il
modello antico  stato ritoccato per fungere meglio da pietra di paragone per il suo corrispettivo
moderno; lautoritratto, a sua volta,  stato foggiato in maniera da fare eco allimmagine leggendaria.
Per il vecchio Democrito e il suo cadetto, una sola preoccupazione: guardare, ascoltare, comprendere,
votarsi alla vita teoretica. E un unico progetto: parlare della follia e delle sue cause in un grande
libro. Ma il libro sulla follia del vecchio Democrito  andato perduto. Che sventura per il mondo! Si
pu allora sognare di rimpiazzarlo, senza pretendere di uguagliarlo, e Burton si propone come
volontario. Lo pseudonimo implica per lui lobbligo di riscrivere lopera scomparsa. Niente di meno.
Mentre per altri il nome di Democrito evoca latomismo, o semplicemente il riso perpetuo, per Burton
si connette strettamente allattivit monografica che tratta della follia e riguarda ogni aspetto della
condizione umana. La ragione dello pseudonimo Democritus Junior si fonda sul ritratto del filosofo
tracciato da Ippocrate: Come, recandosi un giorno a visitare Democrito, lo trov nel suo giardino in un
sobborgo di Abdera, allombra di un boschetto, con un libro sulle ginocchia, occupato nei suoi studi,
ora scrivendo, ora passeggiando. Argomento del libro erano la malinconia e la follia. Attorno a lui
giacevano le carcasse di numerose bestie, da poco incise e anatomizzate: non per disprezzo verso le
creature di Dio, come dichiar a Ippocrate, ma per scoprir la sede dellatrabile, o malinconia, da dove
essa scaturisca e come essa si generi nel corpo delluomo. Era sua intenzione curarla meglio in lui
stesso e insegnare poi agli altri, con i suoi scritti e le sue osservazioni, la maniera di prevenirla e di
evitarla. Ippocrate si felicita per questo eccellente progetto. Democritus Junior si azzarda a imitarlo, e
poich il libro  rimasto incompiuto ed  oggi perso, quasi succenturiator Democriti, vuole farlo
rivivere, proseguendolo e portandolo a termine con questo trattato  78.
Di passata, la maschera scivola: un nome proprio, Robert, ci viene porto come quello del
detentore del sapere. Experto crede Roberto  79 (Credi in Roberto che ne ha fatto esperienza!). Pi
in l, nel momento in cui il nostro autore prende in prestito una frase del fratello maggiore, una nota ce
ne paleser il nome, W. Burton. Ormai sappiamo tutto: lautore ha ormai deposto la maschera. Ancora
pi in l nellopera, nel capitolo intitolato La correzione dellaria. Con una digressione  80, evocher il
suo luogo natale, Lindley nel Leicestershire, possesso e dimora del mio defunto padre Ralph Burton,
gentiluomo  81. Non fa mistero della sua vera identit: nelle pagine liminari ha ricercato solo un effetto
letterario.
Burton non pretende di ripristinare il libro perduto. Lo riscrive di fronte a un nuovo presente, su
nuove prove, in unaltra lingua e citando mille testimoni venuti dopo Democrito. Ma si tratta sempre di
una medesima follia: il mondo non  diventato pi saggio, lautore non  diventato meno malinconico.
Parler dunque di s parlando della follia del mondo. E parler, nello stesso tempo, di noi, suoi lettori.
Sei tu, proprio tu, largomento del mio discorso  82. A forza di attingere alla parola altrui, si 
indubbiamente reso impersonale, ma nello stesso tempo anche universale. E tuttavia,  nel profondo di
se stesso che pretende di avere fatto lesperienza della malinconia ed  lui stesso che cerca di guarire
col malinconico lavoro dello scrittore, secondo lantico metodo che consiste nel cercare il rimedio nel
male. E poich tanti individui gli assomigliano, potr senza dubbio rendere loro un servizio:
Bisogna grattarsi dove prude. Non sono stato poco tormentato da questa malattia, potrei dire dalla mia
signora malinconia, la mia Egeria, o il mio malus genius? E per questo, come chi  stato punto da uno
scorpione, vorrei cacciare un chiodo con un altro chiodo, clavum clavo, consolare una pena con
unaltra, curare la pigrizia con la pigrizia, e confezionare, ut ex vipera theriacum, un antidoto con
quella che  stata la causa prima della mia malattia. (...) Per quanto mi concerne, potrei forse affermare
insieme a Mario, come dice Sallustio, che ci che altri hanno sentito o letto, io lho sentito e vissuto
personalmente. Gli altri traggono la loro conoscenza dai libri, io la traggo dalla mia malinconia.
Experto crede Roberto. Credi in Roberto che ne ha fatto esperienza.  qualcosa di cui posso parlare per
esperienza, aerumnabilis experientia me docuit; e grazie a essa, secondo il poeta, haud ignara mali
miseris succurrere disco, potrei aiutare gli altri per spirito fraterno  83. 	Per quanto sia digressiva e
ramificata, la Prefazione di Burton lascia intravedere, al di l del gergo erudito, una struttura
relativamente semplice. Dopo lintroduzione in cui lautore cattura la benevolenza del lettore
scusandosi per lo pseudonimo, per lo stile, per le negligenze, per lintrusione in un campo che non  il
suo (non essendo medico, ma uomo di Chiesa), il Leitmotiv del testo  laccusa rivolta alla follia
generale del mondo. Simile accusa si appoggia su un certo numero di autorit. Alcune sono religiose
(Bibbia, Vangeli, Padri della Chiesa, teologi), altre sono letterarie e filosofiche, a dispetto degli
apologeti cristiani che collocano i filosofi della paganit fra le truppe della follia. Burton, dopo avere
rapidamente evocato i dialoghi di Luciano (una delle grandi fonti del riso umanistico), parafrasa e
sviluppa lungamente le invettive di Democrito contro la follia degli uomini, sulla base della Lettera a
Damageto dello Pseudo-Ippocrate:  il primo pezzo di bravura della prefazione.
Messa ampiamente in evidenza, la malinconia universale si lascia suddividere. Si pu parlare di
malinconia degli Stati, delle famiglie, degli individui: qualsiasi corpo, individuale o collettivo, pu
essere soggetto alla malattia. E ogni corpo deve essere oggetto di una terapia appropriata. Il libro
riguarda dunque chiunque, e la sua utilit  dimostrata in anticipo. Gi allinizio, per quanto concerne
la malinconia degli Stati, e soprattutto lInghilterra, Burton, dopo aver formulato la sua diagnosi,
prescrive una terapia. Sviluppa quella che chiama an Utopia of mine own  84, una mia Utopia.  il
secondo pezzo di bravura della prefazione: fa pendant, per le sue dimensioni, allimitazione della
Lettera a Damageto. La Prefazione, come unellisse, ruota attorno a questi due fuochi.
Conviene esaminare pi da vicino questi due brani, ugualmente centrali, nei loro aspetti
particolari e nei loro rapporti reciproci.
2. Ridere o piangere. 	Burton non si  dunque accontentato di evocare la figura tradizionale di
Democrito nelle pagine introduttive della Prefazione. Torna alla carica, dapprima per tradurre
liberamente il discorso che la lettera dello Pseudo-Ippocrate mette in bocca al filosofo, poi per farne il
suo portavoce indignato di fronte agli scandali del mondo contemporaneo. Il riferimento a Democrito 
Burton lo sa e lo ammette fin dalla prima pagina   diventato una cosa banale: sotto il nome di
Democrito, non  raro che si difendano le tesi dellatomismo e, neppure troppo obliquamente, le
dottrine di Epicuro. Non  questa lintenzione di Burton, che si ostina comunque a mantenere in scena
il filosofo di Abdera. Cosa ne prende in considerazione? Inizialmente, labbiamo visto, il riso e
lindignazione, questi due movimenti affettivi di cui i latini hanno fatto le principali molle del genere
satirico. Non ha neppure dimenticato il tpos che, sin dallantichit, fa del riso di Democrito il
corrispettivo antitetico del pianto di Eraclito. Tale coppia di figure illustri rappresenta due
atteggiamenti psicologici opposti, nella cui incarnazione metaforica si coniugano la doppia autorit
della filosofia e della classicit.  un luogo comune del quale possono avvalersi scrittori, pittori,
decoratori, quando hanno bisogno di una simmetria basata sul contrasto. Eraclito e Democrito sono i
modelli ai quali deve necessariamente riferirsi la quaestio disputata:  meglio ridere o piangere di
fronte alla frenesia, agli errori, alle sciagure degli uomini  85? Gli umanisti si sono in genere schierati
dalla parte di Democrito. NellElogio della follia, si fa appello al suo esempio per esprimere il
superamento infinito della riflessione ironica: luomo da ogni parte si abbandona a tante forme di
follia, di scempiaggine, ne inventa tante e poi tante, giorno per giorno, che nemmeno mille Democriti
basterebbero a riderne come si deve, sebbene poi... per questi mille ci sarebbe bisogno ancora di un
altro Democrito, per ridere di essi!  86. Nella decima rima di Hugues Salel, che figura allinizio del
Pantagruel (edizione del 1534), Rabelais e il suo libro vengono definiti per mezzo del paradigma
democriteo.
Che un novello Democrito ci hai dato Che ride allo spettacol della vita  87. 	Anche Montaigne
opta per Democrito (in una pagina dei Saggi che Pierre Bayle dice di sapere a memoria): Preferisco
lumore del primo, non perch sia pi piacevole ridere che piangere; ma perch  pi sprezzante, e ci
condanna pi dellaltro; e mi sembra che non possiamo essere mai tanto disprezzati quanto lo
meritiamo  88. Ma un secolo dopo, significativamente, Fnelon, nei suoi Dialoghi dei morti, dar la
preferenza a Eraclito: i suoi pianti sono la testimonianza di un amore per gli uomini di cui il Democrito
leggendario  sprovvisto. Eraclito dichiara al suo contraddittore: Ho forse torto di provare piet per i
miei simili, per i miei fratelli, per ci che , per cos dire, una parte di me stesso? Se entraste in un
ospedale militare, ridereste delle ferite di chi vi  ricoverato? (...) Ma voi non amate nulla, e il male
altrui vi fa gioire. Ci vuol dire non amare gli uomini n la virt che essi abbandonano  89. Una morale
dellidentificazione compassionevole non pu prendere Democrito a modello: il suo riso rimarca una
distanza, una superiorit solitaria di cui la tenera anima di Fnelon si adombra. Anima sensibile, ma
poco cristiana, Diderot prende lo stesso partito di Fnelon. Se la prende con Seneca e con un passo del
De ira (II, 10) che d la preferenza a Democrito: O Seneca, uomo cos buono, sono arrabbiato per la
preferenza che tu dai al riso crudele di Democrito che se la ride dellinfelicit umana, rispetto
allatteggiamento di Eraclito, che piangeva sulla follia dei suoi fratelli  90. Indice di un difetto damore
o di fraternit, il riso malinconico diventa sospetto. (I romantici ne faranno una manifestazione del
satanismo.)
Nelle Lettere pseudoippocratiche  91, cui rivolse la propria attenzione, Burton trova non solo una
definizione caratteriologica, ma un racconto esemplare, una messinscena fittizia e, soprattutto, una
situazione oratoria che si prestava allamplificazione. E Burton non si lascia sfuggire loccasione.
Conosciamo la storia che ha ispirato Sebastian Franck  92, La Fontaine  93, Wieland (Die
Abderiten): gli abderiti, allarmati dalla bizzarria di Democrito, che si  stabilito ai margini della citt,
nel confino di una solitudine studiosa, ridendo tra s e s, lo ritengono pazzo. Chiamano Ippocrate in
loro soccorso. Il medico, dopo avere fatto provvista di elleboro, si reca a visitare il presunto malato.
Ascolta da lui parole veementi, ma della pi elevata saggezza. Non gli somministrer lelleboro: sono i
cittadini di Abdera che avrebbero bisogno di questo rimedio contro la follia. Labboccamento  narrato
in uno scritto pseudoippocratico, la Lettera a Damageto, che ha visto unampia discendenza letteraria.
Cerchiamo di cogliere limportanza esemplare del dibattito. Sono implicate almeno due questioni. La
prima : chi  pazzo?  il filosofo solitario che se ne  andato a vivere fuori porta? A giudizio di
Ippocrate, il vero malato  la collettivit, ingenuamente preoccupata di guarire il grande uomo. Seconda
questione: chi  il giudice competente? Chi  larbitro qualificato per discriminare tra salute e follia?
Sicuramente non il popolino; neanche il medico; bens il filosofo, immerso come per caso in studi sulla
follia quando Ippocrate lo viene a trovare. Il filosofo, nelle accuse che lancia di rimando, coinvolge
anche lattivit pratica del medico: essa rientra fra le futili faccende degli uomini, dimentichi dellunico
bene, cio di contemplare la verit. Lapologo, opera di un tardo autore anonimo, pone Democrito in
posizione di contrattacco: egli ha il diritto di dare libero corso a unaggressivit vendicativa, a un riso
distruttore. Questo testo, che viene ritenuto una delle fonti della dottrina del riso nel Rinascimento, non
pu tuttavia essere considerato come un modello di riso popolare. Si tratta, al contrario, di un riso che
conforta lo studioso, tanto spesso umiliato, luomo delllite intellettuale, di fronte a tutti gli altri 
volgo, ricchi e re in un unico calderone: il riso di Democrito risparmia solo gli animali.
3. Una coerenza estrema. 	Nella Lettera a Damageto e negli altri testi del romanzo ippocratico,
lerrore iniziale (limputazione di follia)  corretto dallo stesso Democrito: la follia e il disordine sono
dappertutto; lelleboro andrebbe somministrato agli abderiti. Ma, passata lipotesi irrealizzabile di una
farmacoterapia collettiva, Democrito si accontenta di emendare unopinione falsa e di constatare che il
mondo, ovunque si pongano gli occhi, non  che turpitudine. Il male  giudicato irrimediabile, e il riso
attesta che la sola risorsa  prenderne atto pur senza accettarlo. Di qui deriva lesacerbarsi dellamara
soddisfazione di Democrito quando osserva come gli uomini si puniscano da soli correndo verso la
distruzione. Ma Burton non si limita allatto di accusa grazie al quale Democrito palesa di essere sano
di spirito. Non gli basta capovolgere limputazione di pazzia che pesa sul filosofo e di mostrare, come
lui, che il mondo procede alla rovescia.  lo stesso mondo alla rovescia a chiedere di essere
raddrizzato. Ecco da dove trae origine la tentazione utopica, in cui lenergia critica sembra trasformarsi
in volont riformatrice.
Il legame tra malinconia e utopia  per lo meno duplice. A chi affidare la riforma? E quali
cambiamenti occorre apportare?
Da una parte, il disordine, la violenza, lusurpazione generalizzata del potere o della ricchezza,
le contese e le liti che affliggono gli Stati (soprattutto lInghilterra) sono paragonati a uno scompenso
malinconico che turba la temperatura del corpo sociale. Lanalogia attribuisce al macrocosmo
politico le affezioni del microcosmo individuale.  importante fare ritorno allo stato di salute
elaborando un modello di societ rettamente costituita.
Lutopia non vuole essere soltanto un progetto destinato a mutare il volto del mondo,  anche
unimpresa di autoguarigione. Se la sua finalit implicita sembra essere quella di dare stabilit agli
strati profondi dellIo, esplicitamente essa sviluppa la formula che potrebbe rimediare al caos del
mondo  94.
Niente  pi rivelatore del geometrismo semplice e semplificatore che in Burton (come in tanti
altri) presiede alla suddivisione delle province, alla fondazione di citt e villaggi, alla pianificazione
delle metropoli provinciali del paese di utopia: Ogni provincia avr una metropoli che avr allincirca
la posizione di un centro rispetto alla sua circonferenza. La forma delle citt sar regolare, rotonda,
quadrata o rettangolare, con belle strade larghe e diritte, case uniformi, costruite in mattoni e pietra...
Poche leggi, pochi legulei e pochi processi. Una regola generale: il lavoro assiduo, il quale dovr
estendersi a tutto il territorio. Non un acro va lasciato sterile: Dove la natura si rifiuta, sar supplita
dallarte. Burton vuole dappertutto terre ben recintate; niente pascoli comuni, perch ci che  di
tutti, non  di nessuno. La propriet individuale  dunque preferita. Antiegualitario, egli conserva
diversi ordini e gradi di nobilt  95, pur riprovando le legislazioni che escludono dagli onori i plebei.
La gente di bassa origine arricchitasi onestamente deve poter accedere alla nobilt. Predicando per la
sua parrocchia, Burton auspica che gli scholars provvisti di formazione accademica siano preferiti ai
soldiers come magistrati. Nei particolari delle sue disposizioni pratiche, si  potuto osservare come la
monarchia utopistica di Burton non differisse poi troppo dallInghilterra di Carlo I.
Ma ci che colpisce di pi, in questa fantasticheria,  il suo aspetto burocratico, autoritario e
dirigista  96. Burton piazza ovunque dei supervisori ? per la coltura delle terre, per la sistemazione
del territorio, per come ripartire nei rapporti di mezzadria, per le opere ingegneristiche e i lavori
pubblici, per la concessione dei prestiti. La societ che egli inventa  altamente sorvegliata  97. In questo
campo, in particolare, Burton d libero sfogo alla fantasia. Sulla pagina,  facile scrivere: Cos
istituir amministratori pubblici, magistrati per ciascuna funzione, tesorieri, edili, questori, tutori di
orfani, curatori dei beni delle vedove e di tutti gli edifici pubblici, ecc.; li obbligher una volta allanno
a rendere conto precisamente delle loro entrate e delle loro spese, per evitare ogni confusione, in modo
che non dissipino (come Plinio scrive a Traiano) tanto da doversene vergognare. Tutti saranno
subordinati ad alti ufficiali e ai governatori delle citt i quali non dovranno essere poveri bottegai o
umili artigiani, ma nobili e gente di qualit...  98. I matrimoni sono oggetto di unattenzione
particolare: non prima dei venticinque anni per gli uomini, non prima dei venti per le donne; la povert
non deve essere un ostacolo; meglio costringere gli individui a sposarsi che impedirglielo; dei
supervisori baderanno affinch la sopraddote delle vedove non sia eccessiva; sotto minaccia di gravi
punizioni si vieter il matrimonio agli infermi e a coloro che soffrono di malattie ereditarie nel corpo o
nella mente. Lautoritarismo in materia di eugenetica e di legislazione matrimoniale non  un tratto
isolato. Leggi non meno severe regolano lobbligo generale al lavoro: Non tollerer mendicanti,
bricconi e vagabondi, n persone oziose che non siano in grado di rendere conto della loro vita o di
come si mantengano  99. Gli invalidi riceveranno pensioni e viveri; i malati verranno accolti negli
ospedali costruiti a tal fine. Ma gli altri saranno tutti costretti a lavorare; non si abuser delle loro forze;
a giorni fissi, una volta alla settimana, ognuno avr diritto a una vacanza, potr partecipare a feste, ad
allegre riunioni dove si canter e baller... Sapendo che agli occhi di Burton lozio  una delle grandi
cause della malinconia,  evidente come lobbligo al lavoro equivalga a uninterdizione della
malinconia  100. Gli abitanti attivi del paese utopico non hanno il tempo per diventare malinconici:
quando smettono di lavorare, non conoscono, in momenti stabiliti (set times), altro che
festeggiamenti.
Burton tratteggia qui il tema della festa in terra di utopia  tema la cui importanza continuer a
crescere, per culminare (come ha mostrato Baczko)  101 alla fine del XVIII secolo. Ma gli occhi dei
sorveglianti restano ben aperti e certi delitti sono ferocemente puniti: Un uomo che ha fatto bancarotta
sar catademiatus in Amphitheatro, disonorato in pubblico, e chi non pu pagare i debiti, vuoi che si sia
impoverito per le sue gozzoviglie vuoi per negligenza, sar imprigionato per un periodo di dodici mesi,
e se nellintervallo i suoi creditori non saranno stati soddisfatti, verr impiccato. Chi commette
sacrilegio perder le mani; chi rende falsa testimonianza, o chi  colpevole di spergiuro, avr la lingua
tagliata, a meno che non la riscatti con la testa. Lomicidio, ladulterio saranno puniti con la
morte...  102.
Il prezzo pagato per stabilire un ordine razionale non  poco. Accanto a unassistenza di Stato
per i malati e gli invalidi, ci sono prigioni, forche, patiboli, in terra dutopia, per i pigri e i parassiti.
Burton, tuttavia, non ha inclinazione di sorta per le imprese di guerra o per le conquiste: vuole un
esercito solo a fini difensivi. Contro le altre nazioni preferisce rivaleggiare in prosperit commerciale,
andando a cercare oltremare terre nuove, o inviando allestero osservatori diretti, attenti alle
innovazioni relative ai campi della tecnica e del diritto. Qui ancora, lo sguardo costituisce larma
essenziale. La satira della sregolatezza generale era opera di una coscienza che si teneva in disparte e
che giudicava il mondo dallalto, rinunciando a immergersi nel disordine. Il progetto utopico, al
contrario, impegna la volont (o piuttosto: simula questo impegno) attraverso le forme verbali che
proiettano il soggetto tra le cose: I will, I will have... La constatazione scandalizzata, appannaggio della
satira, ha cos ceduto il posto alla voce imperativa di fronte alla quale si apre, se non un futuro sperato,
almeno un rassicurante possibile. Ma non si tratta, qui, che di un atto verbale, nel quale
limmaginazione (fantasy) si sbriglia secondo una delle modalit pi benigne del temperamento
malinconico: quella (debitamente annotata da Burton, molto al corrente circa le teorie neoplatoniche
del furor poeticus) che lega linvenzione e lebrezza poetiche alle propriet di una bile nera,
dolcemente effervescente e favorevolmente temperata.
Lordine utopico si definisce come il contrario di un mondo caduto nella sregolatezza;
ristabilisce il dominio della ragione sugli elementi che la follia generale lascia in abbandono. Ma simile
dominio esige, labbiamo appena constatato, lonnipresente vigilanza di una supervisione affidata ad
alti ufficiali. La pena capitale  riservata a chiunque, infrangendo la legge del lavoro, faccia
prevalere lo scialo fastoso sullaccumulazione laboriosa. La violenza, che nel disordine dello Stato
malato si disperdeva nei conflitti e negli abusi dettati dallinteresse particolare, passa interamente nelle
mani della forza pubblica. Lutopia burtoniana riduce il totale della violenza che si scatena nel mondo
malato? Essa sembra avere per orizzonte leliminazione della violenza attuale che va di pari passo col
disordine, trasformandola, in virt della legge, in una violenza potenziale, della quale lo Stato si vede
affidare il monopolio. C spostamento di energia  ma anche conservazione di tale energia nella
costrizione istituzionale e nella spada levata di una giustizia inesorabile. A questo livello, lordine
utopico non appare tanto come lopposto oggettivo di un mondo in balia del disordine malinconico
quanto piuttosto come il suo rovescio soggettivo. Se in effetti vediamo opporsi le figurazioni di due
mondi radicalmente differenti, si deve tuttavia riconoscere che  il medesimo uomo amaro che
dapprima percepisce e denuncia il nonsenso delle attivit umane, e che poi restituisce loro, nella
finzione, un senso e una coerenza estremi. La stessa insoddisfazione, la stessa malinconia sono
allopera, dapprima nella constatazione del disordine, poi nellimmagine fittizia della sua riparazione.
La vigilanza implacabile dei supervisori del mondo utopico fa intervenire, al fine del mantenimento
dellordine, lo stesso sguardo strapiombante, la stessa visione dominatrice evocata da Burton per
affrescare il quadro del male universale. Non omette nessuno degli esempi letterari della supervisione
accusatrice o satirica. Ricorda san Cipriano che invita Donato a immaginare di essere trasportato sul
sommo di una montagna, per osservare di l i tumulti e i casi di questo mondo fluttuante: non potrebbe
che ridere o impietosirsi  103. O ancora Caronte (secondo il dialogo lucianesco Caronte o gli
osservatori) trasportato in un luogo dal quale pu vedere tutto il mondo con un solo colpo
docchio...  104. Ammesso che questo mondo agitato si trasformi e diventi un territorio pacifico e
soprattutto disciplinato, c comunque sempre qualcuno al posto di osservazione. E lacume dello
sguardo rimane altrettanto penetrante. Il sadismo che si mescolava allaccusa malinconica di disordine,
e che non risparmiava neppure losservatore, resta attivo e persiste sordamente nellesercizio
dellautorit caritatevole che veglia per eliminare, nella societ ideale, ogni causa di turbamento e di
malinconia. Il godimento crudele, presente nel riso che stigmatizza lincapacit degli uomini a
padroneggiare le passioni, si ritrova nella seriet dellapparato statale, che ha lobiettivo di assicurare la
perfetta gestione della vita collettiva. Unenergia aggressiva si trasmuta in costrizione positiva. Ma
questa costrizione  in effetti pi il sintomo ultimo del male malinconico che non la sua guarigione.
Certo, cercando bene, si potrebbero trovare anche delle utopie dolci e permissive, che vagheggiano
di abolire i divieti. Ma le stesse utopie dolci devono rimarcare la cesura col mondo precedente. Bisogna
pure, da qualche parte, tagliare.
Per la verit, lutopia burtoniana si presenta come un semplice sogno, come una fantasia
poetica. Se si fosse trattato di un vero progetto politico, sarebbe stato ben singolare inserirlo cos,
senza dare nellocchio, nella Prefazione di una gigantesca opera monografica sulla malinconia, dove la
teoria politica non sembra, di primo acchito, destinata a ricevere un trattamento di favore. Si potr dire
altrettanto bene che questa utopia  semplicemente la proiezione, a livello di stato immaginario, del
progetto personale che anima Burton nel momento in cui scrive il suo libro: egli suddivide lo Stato in
province come suddivider il suo testo in parti, sezioni, membri, sottosezioni. Il controllo che i
supervisori esercitano sullo Stato corrisponde di tutto punto al desiderio di Burton di organizzare
sistematicamente, sinotticamente, limmenso materiale bibliografico concernente la malinconia, che
include lesistenza umana nella totalit dei suoi aspetti. Ed  se stesso che Burton spera di dominare e
ricostruire. La legislazione utopica d la caccia agli oziosi, perch Burton ha paura del proprio ozio che
lo consegnerebbe a tutti i pericoli assommati di Saturno e dellatrabile. Non siate solitari, non siate
oziosi  105. Ecco lammonimento che risuona alla fine dellopera; ma Burton, fin dalla Prefazione, gli
ha conferito una portata estremamente generale, erigendolo a regola di ogni vita comune.
Saturno regna su questo dominio ben ordinato, come regnava sulle campagne dellet delloro.
Io vi ho letto, fra le righe, una confessione di Burton circa il suo desiderio di ordine. Vi si potr leggere
altrettanto bene una preziosa rivelazione sul rovescio nero di ogni utopia. Le immagini felici elaborate
dal principio speranza presuppongono la messa sotto accusa preliminare di un mondo tenebroso. Ma
pi violenta, pi aspramente malinconica  laccusa, e pi si rischia di vedere persistere questa
violenza, dissimulata, nellimmagine felice offerta in compenso. La severit dellaccusa si trasferisce
nella virt che listituzione vuole garantire... A questo punto, bisogner abbandonare il concetto di
malinconia, che in Burton e nei suoi contemporanei  ancora una nozione tuttofare, che designa tutte le
aberrazioni del pensiero e del sentimento  la follia nel suo insieme. Per caratterizzare
psicologicamente la violenza utopica nel linguaggio di oggi, preferiremmo ricorrere allidea di
ossessivit, e pi volentieri a quella di paranoia. Di certo, simili denominazioni ci vengono in mente in
maniera pi scontata in unepoca in cui ci si risveglia dallutopia, e in cui sappiamo come i mondi
troppo perfetti, troppo armoniosi che abbiamo sognato contengano in se stessi, mescolate al loro rigore
e alla loro eccessiva razionalit, tutte le pulsioni di morte che auspicavano di superare. Il caos
malinconico si  troppo spesso rovesciato in organizzazione persecutrice.
Per i lettori di un tempo, lutopia di Burton non era che una piacevole trovata dellinventio
retorica, costruita per echeggiare quella di Tommaso Moro. Ha tratto profitto dalla libert che Orazio
accorda ai pittori e ai poeti... Lutopista  scagionato dalla sua stessa malinconia: sapendo fin troppo
bene che il suo mondo immaginario  insieme possibile e irrealizzabile, vi rinuncia nellatto stesso in
cui ne moltiplica le perfezioni. Si pu concordare su questa lettura, che rende giustizia al paradosso e
che non imputa a Burton le aberrazioni di cui il XX secolo ha subito gli effetti.
Lutopia di Burton era un ornamento introduttivo: rovesciava, occupando qualche pagina, il
mondo alla rovescia della follia. Era un modo per sviluppare pienamente le risorse della maschera
democritea: il filosofo di Abdera non  stato forse legislatore prima di rifugiarsi in una solitudine di
studio? Quando, nel corso della sua opera, lautore esporr le correzioni terapeutiche applicabili a tutte
le cause, a tutti i sintomi, a tutte le variet di malinconia (quella che colpisce la testa, gli ipocondri, il
corpo intero; quella che si manifesta nella passione amorosa e nella gelosia, quella che infiamma fino
alla frenesia le emozioni religiose), il suo non si riveler certo un progetto innovatore n le sue saranno
prescrizioni costrittive: si  semplicemente limitato a ricapitolare i discorsi sparsi di medici, moralisti e
teologi. Dar insomma voce al concerto delle innumerevoli voci del passato che hanno cercato di
controllare la malinconia. Sta al lettore valutare liberamente le risorse salutari che gli vengono proposte
con dovizia.
In ogni momento, per quanto voglia essere metodico litinerario di Burton, il suo cammino
prende, per il nostro perverso piacere, un andamento labirintico. La malinconia, sempre rinascente,
sempre combattuta, mantiene il sopravvento: Noi tessiamo la stessa tela, intrecciamo pi volte la
stessa corda; e se c qualche nuova invenzione,  un semplice trastullo, una bagatella che oziosi
personaggi scrivono per altrettanto oziosi lettori che non sono capaci di inventare allo stesso modo  106.
35 ROBERT BURTON, The Anatomy of Melancholy (Oxford 1621), a cura di A. R. Shilleto, 3
voll., G. Bell & Sons, London 1893. Le versioni di The Anatomy of Melancholy nellEncre de la
mlancolie sono tutte di mano dellautore, anche se di recente  comparsa una prima traduzione
integrale dellopera in francese: Anatomie de la mlancolie, trad. franc. di B. Hoepffner e C. Goffaux,
Jos Corti, Paris 2000. (Le versioni di Burton in italiano sono di mano del traduttore che ha tenuto
presente sia loriginale inglese, sia la restituzione francese di Starobinski, sia le traduzioni parziali che
hanno per ora visto la luce in italiano: Malinconia damore, a cura di A. Brilli, trad. it. di A. Brilli e F.
Marucci, Rizzoli, Milano 1981, versione della sezione della terza parte dedicata alla malinconia
amorosa; nonch Anatomia della malinconia, a cura di J. Starobinski, trad. it. di G. Franci, Marsilio,
Venezia 1983, versione limitata alla Satyrical Preface). Si veda anche JACKIE PIGEAUD, La
Maladie de lme. tude sur la relation de lme et du corps dans la tradition mdico-philosophique
antique, Les Belles Lettres, Paris 1981, 2 ed. 1989.
36 JOHANNES WEYER, De praestigiis daemonum et incantationibus ac veneficiis, Basiliae
1563. La traduzione francese, a opera del poeta e medico Jacques Grvin (1539 ca. - 1570),  stata
riedita nel 1885: JEAN WIER, Histoires, disputes et discours, des illusions et impostures des diables
(...), 2 voll., Delahaye & Lecrosnier, Paris 1885.
37 JUAN HUARTE DE SAN JUAN, Examen de ingenios para las ciencias (Baeza 1575),
Espasa-Calpe, Madrid 1991 (trad. it. Esame degli ingegni, a cura di R. Riccio, Clueb, Bologna 1993).
38 TIMOTHY BRIGHT, A Treatise of Melancholie, London 1586 (trad. franc. Trait de la
mlancolie, a cura di . Cuvelier, Jrme Millon, Grenoble 1996).
39 ANDR DU LAURENS, Discours de la conservation de la veue, des maladies
melancholiques; des catarrhes; et de la vieillesse, Paris 1597.
40 TOMASO GARZONI, LHospidale de Pazzi incurabili, Ferrara 1586, in ID., Opere, a cura
di Paolo Cherchi, Longo, Ravenna 1993.
41 JACQUES FERRAND, De la maladie damour, ou mlancholie rotique (...) (1612), Paris
1623  2; ristampa anastatica, Publications des Laboratoires Thraplix, Dpartement psychiatrique, Paris
1975. Su questo autore, si veda MARC FUMAROLI, Nous serons guris si nous le voulons.
Classicisme franais et maladie de lme, in Le Dbat, n. 29 (marzo 1984), pp. 92-114.
42 Segnaliamo una prima traduzione francese parziale, a opera di Louis Evrard, della Satyrical
Preface: LUtopie, ou la rpublique potique, Obsidiane, Paris 1992, con note del traduttore e una
prefazione di Jean Starobinski. Si veda anche supra, nota 35.
43 Burton non  stato tradotto in spagnolo nel corso del Seicento. Una traduzione completa,
dovuta a Julin Mateo Ballorca e Ana Sez Hidalgo, in tre volumi,  comparsa a Madrid tra il 1996 e il
1999 per lAsociacin espaola de neuropsiquiatra.
44 Cfr. HELEN VENDLER, The Odes of John Keats, Harvard University Press,
Cambridge-London 1983, pp. 157-90.
45 G. Bell & Sons, London 1923 (edizione ripresa da quella allestita da A. R. Shilleto nel
1893).
46 I splashed past a little wearish old man, | Democritus. Per loriginale inglese, cfr.
SAMUEL BECKETT, Enueg I (1935), in Echos Bones, in ID., Poems in English, Calden & Boyars,
London 1961, p. 19 (trad. it. Enueg I, in Ossa deco, in ID., Le poesie, a cura di G. Frasca, Einaudi,
Torino 1999, p. 23); trad. franc. di E. Fournier, Les Os dcho et autres prcipits, Minuit, Paris 2002,
p. 19. Beckett far comparire di nuovo Democrito in Murphy (1938) (se ne veda ledizione a cura di G.
Frasca, Einaudi, Torino 2003, p. 174: il Nulla, di cui, a dar credito alla buffonata dellAbderita, non
v nulla di pi reale); trad. franc. Murphy, Minuit, Paris 1947, p. 176.
47 ROBERT BURTON, The Anatomy of Melancholy, a cura di Thomas C. Faulkner, Nicolas K.
Kiessling e Rhonda L. Blair, introduzione di J. B. Bamborough, 6 voll., Clarendon Press, Oxford
1989-2000. (I primi tre volumi (1989-94) contengono le tre partizioni del testo, i successivi tre
(1998-2000) i relativi commenti).
48 (The wise mans folly is anatomised | Even by the squandering glances of the fool).
WILLIAM SHAKESPEARE, As You Like It (1599), II, VII, 56-57. (Ci si  attenuti alla traduzione
proposta da Starobinski).
49 Cfr. JOHN DONNE, Posie, a cura di Robert Ellrodt, Imprimerie Nationale, Paris 1993, pp.
306-15 (ed. it. Il primo anniversario. Una anatomia del mondo, in ID., Poesie, con testo a fronte,
presentazione, traduzione e note di A. Serpieri e S. Bigliazzi, Bur, Milano 2007, pp. 670-711).
50 Esso termina con una lunga poesia di Teodoro Angelucci indirizzata allautore, seguita da
una risposta in elogio della follia, sempre in versi (si veda supra, nota 40).
51 (Si veda infra, nota 63).
52 (Il vocabolo latino chria, dal greco ?????, indicava, in retorica, una sentenza, un luogo
comune, un breve aneddoto con relativo sviluppo, ovvero la loro riscrittura/rielaborazione da parte
dellautore ai propri fini).
53 (Emblme supernumraire: MICHEL DE MONTAIGNE, Essais (1580-95), III, 9, De la
vanit. Cfr. ID., Saggi, con testo a fronte, a cura di F. Garavini e A. Tournon, Bompiani, Milano 2012,
p. 1788).
54 (Marqueterie: cfr. ibid. Si pu tradurre con tecnica a intarsio).
55 (Con stato misto si indica un quadro clinico caratterizzato dalla presenza contemporanea
di sintomi di entrambe le polarit, depressiva e maniacale).
56 Cfr. LAWRENCE BABB, The Elizabethan Malady. A Study of Melancholia in English
Literature from 1580 to 1642, Michigan State College Press, East Lansing 1951; nonch ID., Sanity in
Bedlam, Michigan State University Press, East Lansing 1959.
57 Cfr. PATRICK DANDREY, La Mdecine et la maladie de lesprit dans le thtre de
Molire, 2 voll., Klincksieck, Paris 1998; nonch ID. (a cura di), Molire, trois comdies morales: Le
Misanthrope, Georges Dandin, Le Bourgeois gentilhomme, Klincksieck, Paris 1999.
58 (Si veda infra, nota 86).
59 (Si veda infra, nota 105).
60 Now last to fill a place, | Presented is the Authors face; | And in that habit which he wears,
| His image to the world appears, | His minde no art can well express | That by his writings you may
guess.
61 Old Democritus under a tree | Sits on a stone with book on knee; | About him hang many
features | Of cats, dogs, and such like creatures, | Of which he makes anatomy, | The seat of black
choler to see. | Over his head appears the skie | And Saturn lord of melancholy.
62 Al commento versificato del frontespizio segue unaltra poesia, The authors abstract of
melancholy, che si sviluppa secondo lo schema del contrasto (dialogiks); al ritornello Niente  cos
dolce come la malinconia risponde, a una strofa di distanza, il ritornello opposto: Niente  cos triste
come la malinconia. Sulliconologia della malinconia, allopera classica di RAYMOND
KLIBANSKY, ERWIN PANOFSKY e FRITZ SAXL, Saturn and Melancholy, Nelson, London 1964
(trad. it. Saturno e la melanconia, Einaudi, Torino 1983) si affiancher il saggio di MAXIME
PRAUD, Mlancolies, Herscher, Paris 1982.
63 Gentle reader, I presume thou will be very inquisitive to know what antick or personate
actor this is, that so insolently intrudes, upon this common theatre, to the worlds view, arrogating
another mans name, whence he is, why he doth it, and what he has to say (R. BURTON, The Anatomy
of Melancholy, ed. Shilleto cit., p. 11). Salvo particolare indicazione, tutti i passi citati sono ripresi dal
volume I di tale edizione, e in particolare dalla Prefazione satirica (pp. 10-141). Il testo pu leggersi
oggi nei tre volumi della Everymans Library. La terza parte del trattato, concernente la melanconia
amorosa,  stata tradotta in italiano (si veda supra, nota 35) con una prefazione e un repertorio
bibliografico eccellenti. Su Burton e il suo libro si potranno consultare L. BABB, Sanity in Bedlam cit.;
JEAN ROBERT SIMON, Robert Burton (1577-1640) et lAnatomie de la Mlancolie, Didier, Paris
1964; STANLEY E. FISH, Self-Consuming Artifacts. The Experience of Seventeenth-Century
Literature, University of California Press, Berkeley 1972, pp. 303-51. Sulla malinconia nel
Rinascimento, cfr. FRANOIS AZOUVI, La peste, la mlancolie et le diable, ou limaginaire rgl, in
Diogne, n. 108 (1979), pp. 124-43.
64 (I would not willingly be known: R. BURTON, The Anatomy of Melancholy cit., p. 11).
65 (A vast chaos and confusion of books, ibid., p. 22).
66 (For my part I am one of the number, nos numerus sumus (we are mere ciphers)). Ibid.
67 (I have laid myself open (I know it) in this treatise, turned mine inside outward). Mi sono
interamente aperto (lo so) in questo saggio, e ho esposto allesterno il mio interno (ibid., p. 25); ma
anche, rivolgendosi al lettore: (Thou thyself art the subject of my discourse) Sei tu, proprio tu,
largomento del mio discorso (ibid., p. 12).
68 Modo haec tibi usui sint, quemvis auctorem fingito (Wecker) (ibid., p. 11, nota 9). (Burton
riprende la frase dallopera Medicae Syntaxes del medico e filosofo tedesco Johann Jakob Wecker
(1528-86)).
69 ("And be for thy use, suppose the Man in the Moon, or whom thou wilt to be the Author",
ibid., p. 11).
70 Tis not I, but Democritus. Democritus dixit: you must consider what it is to speak in ones
own or anothers person, an assumed habit and name; a difference betwixt him that affects or acts a
princes, a philosophers, a magistrates, a fools part, and him that is so indeed; and what liberty those
old satyrists have had: it is a cento collected from others: not I, but they, that say it (ibid., p. 138).
71 (????? ??????, it is neminis nihil). Ibid., p. 140.
72 (Ill deny all (my last refuge), recant all, renounce all I have said). Ibid., p. 141.
73 Burton, qui rinvia al Nemo di Ulrich von Hutten: il poemetto personifica la parola Nessuno,
il che permette di attribuire a un individuo fittizio le virt che nessuno possiede. Nessuno  sano di
mente. Questo gioco retorico si  prolungato in un gioco iconologico: ci furono nel Rinascimento dei
ritratti del Signor Nessuno. Si veda, per una bibliografia in proposito, ENRICO CASTELLI, Simboli
e immagini. Studi di filosofia dellarte sacra, Edizioni Rinascimento, Roma 1966, pp. 57-65.
74 (Democritus (...) was a little wearish old man, very melancholy by nature, averse from
company in his latter days, and much given to solitariness...). R. BURTON, The Anatomy of
Melancholy cit., p. 12.
75 (Saturn was lord of my geniture). Ibid., p. 14.
76 (I laugh at all). Ibid., p. 15.
77 (I live still a collegiate student, as Democritus in his garden). Ibid., p. 14.
78 How coming to visit him one day, he found Democritus in his garden at Abdera, in the
suburbs, under a shady bower, with a book on his knees, busy at his study, sometimes writing,
sometimes walking. The subject of his book was melancholy and madness; about him lay the carcases
of many several beasts, newly by him cut up and anatomised; not that he did condemn Gods creatures,
as he told Hippocrates, but to find out the seat of this atrabilis, or melancholy, whence it proceeds, and
how it was engendered in mens bodies, to the intent he might better cure it in himself and by his
writings and observations teach others how to prevent and avoid it. Which good intent of his,
Hippocrates highly commended: Democritus Junior is therefore bold to imitate, and because he left it
imperfect, and it is now lost, quasi succenturiator Democriti, to revive again, prosecute, and finish in
this treatise (ibid., pp. 16-17).
79 Ibid., p. 19.
80 (Air rectified. With a digression of the Air). Ibid., vol. II, parte II, sezione II, membro III,
p. 79.
81 (The possession and dwelling-place of Ralph Burton, Esquire, my late deceased father).
Ibid., vol. II, parte II, sezione II, membro III, nota 3205.
82 (Si veda supra, nota 67).
83 One must needs scratch where it itches. I was not a little offended with this malady, shall I
say my mistris melancholy, my Egeria, or my malus genius? and for that cause, as he that is stung with
a scorpion, I would expel, clavum clavo, comfort one sorrow with another, idleness with idleness, ut ex
vipera theriacum, make an antidote out of that which was the prime cause of my disease (...)
Concerning myself, I can peradventure affirm with Marius in Sallust, that which others hear of read of,
I felt and practised myself; they get their knowledge by books, I mine by melancholizing; experto crede
Roberto. Something I can speak out of experience, aerumnabilis experientia me docuit; and with her in
the poet, Haud ignara mali miseris succurrere disco. I would help others out of a fellow-feeling (ibid.,
pp. 18-19).
84 Ibid., p. 109.
85 In proposito si pu vedere lo studio molto esauriente di JEAN JEHASSE, Dmocrite et la
renaissance de la critique, in tudes seizimistes offertes  V. L. Saulnier, Droz, Genve 1980, pp.
41-64. Si veda anche HENNING MEHNERT, Melancholie und Inspiration, Winter, Heidelberg 1978,
in particolare pp. 311-25; nonch AUGUST BUCK, Democritus ridens et Heraclitus flens, in Wort und
Text, Festschrift fr Fritz Schalk, a cura di H. Meier e H. Sckommodau, Klostermann, Frankfurt am
Mein 1963, pp. 167-68.
86 ERASMO DA ROTTERDAM, Encomion Moriae seu laus stultitiae, cap. XLVIII; trad.
franc. ditions de Cluny, Paris 1941, p. 80 (trad. it. Elogio della pazzia, a cura di T. Fiore, Einaudi,
Torino 1961, p. 79). Questo riso  diretto contro il volgo e la plebaglia (de vulgo plebeculaque).
87 (Il mest advis que voy un Democrite | Riant les faictz de nostre vie humaine. FRANOIS
RABELAIS, Gargantua e Pantagruele (1532-64), trad. it. di M. Bonfantini, 2 voll., Einaudi, Torino
1953, vol. I, p. 191).
88 MICHEL DE MONTAIGNE, Essais, I, 50, De Democritus et Heraclitus (trad. it. Saggi cit.,
p. 541); PIERRE BAYLE, Nouvelles Lettres critiques sur lHistoire du Calvinisme, in ID., uvres
diverses, 4 voll., La Haye 1727, vol. II, p. 318. Alla fine del capitolo Des jugements (Les Caractres,
XII), La Bruyre fa parlare successivamente Eraclito (118) e Democrito (119): i due filosofi leggendari
permettono di variare il tono di una lunga critica degli affari del mondo (ed. it. J. DE LA BRUYRE, I
caratteri, Einaudi, Torino 1981, Dei giudizi, 118-19, pp. 276-77).
89 FRANOIS FNELON, Dialogues des morts (1712), XIV.
90 DENIS DIDEROT, Essai sur la vie de Snque le philosophe, Paris 1779, p. 338. Il riso
leggendario di Democrito non  senza somiglianze con quello del lucianesco Timone il Misantropo.
Non  sorprendente che Jean-Franois Regnard, nel suo Dmocrite amoureux (1700), abbia conferito al
suo eroe tratti che ricordano quelli dellAlceste di Molire.
91 Se ne trovano testo e traduzione francese nel vol. IX (1861) di IPPOCRATE, uvres
compltes cit. Si tratta delle lettere 10-23, pp. 321-99 (ed. it. Lettere sulla follia di Democrito cit., pp.
32-94). Cfr. HELLMUT FLASHAR, Melancholie und Melancholiker in den medizinischen Theorien
der Antike, Walter de Gruyter, Berlin 1966, pp. 68-72. E, soprattutto, J. PIGEAUD, La Maladie de
lme cit.
92 SEBASTIAN FRANCK, Chronica, 1536. Ristampa anastatica, Wissenschaftliche
Buchgesellschaft, Darmstadt 1969, ff. CXXIV-CXXVII. Cfr. ALEXANDRE KOYR, Sbastien
Franck (1499-1542), in ID., Mystiques, spirituels, alchimistes du XVI  e sicle allemand, Gallimard,
Paris 1971, pp. 39-74; JEAN LEBEAU, Le rire de Dmocrite et la philosophie de lhistoire de
Sebastian Franck, in Bibliothque dHumanisme et Renaissance, XXXIII (Droz, Genve 1971), pp.
241-269: tramite Democrito, Franck esprime la sua visione tragica del mondo alla rovescia.
93 In La Fontaine, Democrito medita standosene da parte, ma non ride pi. Lo stesso capita in
Diderot, che fa di Democrito uno dei primi geni dellantichit. Viaggiatore, legislatore, scienziato,
sognatore, accusato di pazzia: i tratti forniti dalla dossografia consentono di eroicizzare il personaggio
(DENIS DIDEROT, uvres compltes, 15 voll., Club Franais du Livre, Paris 1969-72, vol. XIV, pp.
201-2). Democrito, come ce lo presenta Diderot,  diventato il primo degli enciclopedisti...
94 Cfr. J. R. SIMON, Robert Burton (1577-1640) et lAnatomie de la Mlancolie cit., pp.
378-416, e WOLF LEPENIES, Melancholie und Gesellschaft, Suhrkamp, Frankfurt am Main 1972, pp.
9-42 (trad. it. Melanconia e societ, Guida, Napoli 1985, Ordine e melanconia, pp. 7-41). Sul
rapporto fra utopia e melanconia, cfr. JUDITH SHKLAR, The Political Theory of Utopia: from
Melancholy to Nostalgia, in Daedalus, XCIV (1965), n. 2, pp. 367-81. Tra labbondante letteratura
sullutopia, si terranno presenti il bel libro di BRONIS?AW BACZKO, Lumires de lUtopie, Payot,
Paris 1978 (trad. it. Lutopia. Immaginazione sociale e rappresentazioni utopiche nellet
dellIlluminismo, Einaudi, Torino 1979); RAYMOND TROUSSON, Voyages aux pays de nulle part.
Histoire littraire de la pense utopique, ditions de lUniversit de Bruxelles, Bruxelles 1979  2; F. E.
MANUEL e F. P. MANUEL, French Utopias. An Anthology of Ideal Societies, Free Press, New York -
London 1966, nonch IDD., Utopian Thought in the Western World, Harvard University Press,
Cambridge Mass. 1979.
95 (Nellordine: Each province shall have a metropolis, which shall be so placed as a centre
almost in a circumference, regular, round, square, or long square, with fair, broad, and straight
streets, houses uniform, built of brick and stone, where nature fails, it shall be supplied by art, for
that which is common, and every mans, is no mans, several orders, degrees of nobility). R.
BURTON, The Anatomy of Melancholy cit., pp. 110 sgg.
96 Si veda R. TROUSSON, Voyages aux pays de nulle part cit.
97 I supervisori di Burton sono i discendenti diretti dei sifogranti immaginati da Tommaso
Moro nel secondo libro dellUtopia: La principale e quasi unica occupazione dei sifogranti  di aver
cura e badare che nessuno se ne stia senza far nulla, in braccio alla pigrizia, ma attenda ognuno al suo
mestiere con sollecitudine (trad. it. di T. Fiore, TOMMASO MORO, LUtopia o la migliore forma di
repubblica (1516), Laterza, Bari 1963, p. 79); trad. franc. di N. Gueudeville, LUtopie, Amsterdam
1730, p. 120.
98 So will I ordain publick governors, fit officers to each place, treasurers, aediles, quaestors,
overseers of pupils, widows goods, and all publick houses, etc. and those, once a year, to make strict
accounts of all receipts, expences, to avoid confusion; et sic fiet ut non absumant (as Pliny to Trajan )
quod pudeat dicere. They shall be subordinate to those higher officers and governors of each city,
which shall not be poor tradesmen, and mean artificers, but noblemen and gentlemen... (R.
BURTON, The Anatomy of Melancholy cit., p. 112).
99 (I will suffer no beggars, rogues, vagabonds, or idle persons at all, that cannot give an
account of their lives how they maintain themselves). Ibid., p. 118.
100 Cfr. W. LEPENIES, Melancholie und Gesellschaft cit.
101 Cfr. B. BACZKO, Lumires de lUtopie cit.
102 (A bankrupt shall be Catademiatus in Amphitheatro, publicly shamed, and he that cannot
pay his debts, if by riot or negligence he have been impoverished, shall be for a twelve month
imprisoned, if in that space his creditors be not satisfied, he shall be hanged. He that commits sacrilege
shall lose his hands; he that bears false witness, or is of perjury convicted, shall have his tongue cut out,
except he redeem it with his head. Murder, adultery, shall be punished by death...). R. BURTON, The
Anatomy of Melancholy cit., p. 119.
103 (Supposing himself to be transported to the top of some high mountain, and thence to
behold the tumults and chances of this wavering world, he cannot choose but either laugh at, or pity
it). Ibid., p. 38.
104 (Conducted (...) to such a place, where he might see all the world at once). Ibid., p. 48.
105 (Be not solitary, by not idle). Ibid., vol. III, parte III, p. 494.
106 (We weave the same web still, twist the same rope again and again; or if it be a new
invention, 'tis but some bauble or toy which idle fellows write, for as idle fellows to read, and who so
cannot invent). Ibid., p. 21.
III.
Recitare alla grande
Montaigne paragonava i suoi Saggi alle grottesche che i pittori dellepoca dispiegavano nei
loro affreschi, per riempire e coprire gli spazi lasciati vuoti dai soggetti principali. Figure capricciose,
sinuose, affascinanti e deformi, dove lanimale e il vegetale si confondono: le grottesche ci danno
limmagine di un rigoglio libero e sregolato, di un inesauribile potere di invenzione, ma anche di
unaccumulazione che rasenta la stucchevolezza. Locchio  incapace di seguire tutti i dettagli e di
decifrare tutto ci che gli viene proposto. Lidra diventa fogliame, le foglie frastagliate emergono da
una vasca irta di teste di leone: tutto quanto  sostenuto da sirene... Un simile composito lussureggiare
produce unimpressione di infantilismo e, insieme, di senilit. La chimera mitologica vi si lega al
piacere del riempimento.
LAnatomy of Melancholy di Robert Burton (1621) dipende dalla medesima estetica, innervata
da un ideale di ricchezza senza limiti.
Nella sua estesissima Prefazione, risuona un grande tema: quello del teatro. Tutta lumanit 
delirante; tutti recitano. Contempliamo questo spettacolo e ridiamo, come Democrito, senza fare
eccezione per noi, anzi. Perch non mi ritengo pi ragionevole, e anchio sono un teatro per me stesso.
Adottando il ruolo dello spettatore, abbandonandomi allamaro piacere della derisione, so di essere
altrettanto pazzo del resto del mondo; ma questo ruolo  decisamente meno ridicolo degli altri. Implica
la propria censura.
Commedia, follia,  tuttuno. E follia significa malinconia. Infatti, sotto la penna di Burton, la
parola malinconia si dilata fino a includere ogni forma di delirio, ogni aberrazione, ogni anomalia. 
il denominatore comune della menzogna e del disordine universali: ingloba tutto, innanzitutto la follia
studiosa di Burton, la sua ansia contemplativa, i suoi cupi umori di intellettuale sedentario, ma poi
anche lagitazione della folla, la sciocchezza, limprudenza, la cupidigia dei principi e dei loro sudditi.
Tutto si riconduce a una sola e identica malattia, tanto che lerudito pu parlare indifferentemente di s
o degli altri. Pu disperdersi allinfinito, non uscir comunque dal suo teatro. E tutto si ricollega alla
medesima commedia.
Confessiamo che limmagine del teatro  al proprio posto nel preambolo di unopera dedicata
alla malinconia. C, infatti, un legame molto stretto fra la malinconia e il sentimento della teatralit
del mondo esterno. Agli occhi del depresso, capita sovente che il paesaggio circostante appaia come
privo di consistenza e di realt. Il mondo non  pi allaltezza.  contaminato da qualcosa di falso e
ingannevole. Le attivit umane sembrano destituite di senso. Gli uomini attendono alle loro
occupazioni, ma il loro andirivieni, per il malinconico,  solo un gesticolio inquietante e assurdo.
Capita (nella sindrome di Capgras) che il depresso rifiuti di ammettere lidentit delle persone della
propria cerchia: non sono pi i suoi veri parenti, i suoi veri amici, ma attori, impostori pagati per
recitare una parte, perfettamente truccati e somiglianti. Gli esseri reali sono morti, ne  convinto, e
davanti a s ha dei sostituti.
All the world is a stage. Tutto il mondo  teatro. Chi lo dice?  Jaques in As You Like It. E
Jaques  il tipo perfetto del malinconico. Shakespeare gli attribuisce, fino alla caricatura, tutti i tratti
della malattia alla moda:  un malcontent traveller, che ha visto paesi lontani, ma che adesso preferisce
agli uomini gli animali dei boschi. Indossa un abito nero. Cerca nella musica contemporaneamente un
alimento e un sollievo per il suo umor nero.
La sua famosa tirata (II, VII), davvero ammirevole, fa sfilare in un pugno di versi tutte le et,
dallinfanzia alla vecchiezza: luomo  un attore che passa da un ruolo allaltro senza potersi mai
fermare in uno solo di essi. Quel che mi colpisce in questo brano  il fulminante compendio che
accelera e condensa in pochi secondi le immagini di unesistenza intera. Tutto avviene, davanti a
Jaques immobile, come se la vita degli altri individui si svolgesse al passo di una pellicola accelerata,
lasciando cogliere di ogni et solo una posa grottesca o un costume ridicolo. Ci ci ricorda che per i
fenomenologi (Erwin Straus, Ludwig Binswanger) la malinconia si manifesta come un rallentamento
del ritmo interno. Inibito, rallentato, il malinconico vive secondo un tempo ridotto rispetto al mondo
circostante; si ritrova incapace di comunicare vitalmente col suo ambiente. Ed  appunto la
discordanza fra il tempo funebre soggettivo e la vita ordinaria a imprimere a questultima laspetto di
una farsa irreale e insignificante. Il sentimento del teatro, nel malinconico, nasce da simile sfasatura fra
tempo interiore e tempo esterno. Se il mondo appare a Jaques come una commedia,  perch lo
spettacolo esterno  animato da un movimento troppo rapido, troppo fuggevole perch egli possa
parteciparvi. Jaques si trova come abbandonato al di fuori della corrente, nella situazione dello
spettatore; la corrente fluisce, e lui, non potendo seguirla, si trova rigettato sulla riva.
Jaques e Burton hanno compiuto questo passo indietro decisivo. Vivono secondo un ritmo
diverso, in ritiro; c troppa distanza e vuoto interposti fra loro e il mondo perch non si sentano a uno
spettacolo. In As You Like It, Jaques scivola a fianco degli altri, non li affronta mai. Non ama nessuno.
Si noti che non  affatto coinvolto nellintrigo; si pu fare benissimo a meno di lui. Guardiamoci dal
seguire George Sand e Thophile Gautier: sedotti da questo personaggio, avrebbero voluto modificare
la trama e riscriverla in modo che Rosalind cadesse alla fine tra le sue braccia. Jaques avrebbe in tal
modo rinnegato la propria malinconia. Ma cos com, incapace damore, fa a meno di tutti e tutti fanno
a meno di lui. In questa storia di coppie che si ritrovano, rimane solo. , nella commedia, un dissonante
musicista in sovrappi. Erra per i sentieri della foresta, dove rimarr prigioniero per sempre, giacch fa
piuttosto parte dello scenario che non dellazione: lombra della foresta non  come unimpalpabile
malinconia? Burton, anche lui, si fonde con lo scenario, vale a dire con gli in-folio della sua biblioteca.
Per quanto siano pungenti le sue descrizioni, si sente la perdita del contatto vitale, unevidente
impossibilit di aderire e simpatizzare: guarda scorrere delle ombre.
C di pi. Non soltanto Jaques considera il mondo come una mascherata, ma indossa egli
stesso una maschera. Le sue maniere, il suo modo di parlare non sono esenti da affettazione; il suo
abito nero ha qualcosa del travestimento; segue il modello proposto dalla voga del giorno. Rosalind,
che ha la lingua tagliente, non manca di farglielo notare. Questo scontento, questo solitario,  un
conformista della scontentezza e della solitudine. Non possiede la sovrana libert del clown. Vuole
cambiare pelle. Cosa chiede? N la condizione di principe, n quella di pastore; n il potere, n la
semplicit. Reclama la livrea variopinta del folle. Ha un bellessere gi in divisa da malinconico, ha
bisogno di un ulteriore travestimento.
Cosa significa questo gusto della maschera? E il curioso desiderio di camuffarsi da folle? Capita
che i malinconici facciano lo sforzo di mascherarsi; celano alle persone che li circondano lansia e il
sentimento di depersonalizzazione che provano, per non perdere la faccia; ma non  di questo che
qui si tratta. Bisogna allora credere che Jaques sia invidioso dellallegria del folle, la cui esuberanza
rappresenta lesatto rovescio della malinconia: la disinibizione maniacale? Una simile tentazione non
gli  forse estranea. Passare allo stato maniacale, impugnare lo scettro del buffone significa lasciarsi
alle spalle la postura di spettatore immobile, per balzare dentro il teatro; significa diventare il centro
dello spettacolo, linventore della commedia, colui che tira le fila, che distribuisce i ruoli agli attori, che
suggerisce le risposte. Significa, soprattutto, diventare padrone di un tempo accelerato, al cui ritmo
lumanit comune appare greve e sciocca. Se nel teatro malinconico lio spettatore  confinato nel
palco funebre della propria tristezza, la festa maniacale fa dellio il protagonista assoluto: tutto parte da
lui, tutto  animato da lui, egli si trasforma in mille maniere, spande il riso e lo stupore. Ma Jaques, del
folle, desidera riprendere un solo privilegio: il parlare schietto, la licenza di dire apertamente le verit
pi oltraggiose, il diritto di esercitare la satira; convertita in franca impudenza, laggressivit
malinconica, diretta dapprima contro lio, fa voltafaccia e si rivolta contro il mondo. Per questo, Jaques
sente il bisogno di proteggersi. Rivendica limmunit che Medioevo e Rinascimento accordavano al
giullare di corte:
Investitemi dunque del mio abito variegato. Datemi il permesso di dire ci che penso, ed io purgher
da un capo allaltro limpuro corpo di questo infetto mondo, se la gente prender pazientemente la mia
medicina  107. 	Labito variegato ha valore di insegna: a chi lo porta, conferisce il potere di escludersi
dalla rigida gerarchia dei ranghi sociali; conferisce il potere di ubiquit. Il folle non ha un luogo
naturale: circola dappertutto.
Se quindi gli si concede di mascherarsi e mettersi in costume, Jaques promette di attaccare la
corruzione universale e di trattarla senza riguardi. Che rientro bellicoso! Che rivincita! Immaginiamo
che metta il suo progetto in esecuzione: dopo essersi rannicchiato nellangolo pi oscuro, balzer sul
proscenio e, recitando alla grande, mostrer che tutto  recita. Intorbider lo spettacolo rimarcando
lartificio, facendosi pi attore degli attori. In virt di questa gioiosa e feroce negazione di ci che 
negazione del vero, render visibile la realt che si dissimulava sotto il brillio delle apparenze. La realt
svelata  triste, vergognosa, putrida. Cosa importa? Avr fatto unopera liberatrice, avr operato da
purga contro il male e, nel contempo, avr fatto conoscere al mondo lesigenza di purezza e di virt che
alimenta la sua sofferenza solitaria: avr trasformato la sua amarezza in eroismo, e costretto il mondo a
salutarlo come unanima nobile (uno degli aspetti, anche questo, del tormento principesco di Amleto).
In un primo momento, il malinconico aveva smarrito il sentimento dello spessore e della realt del
mondo; in un secondo momento, la derealizzazione depressiva serve da pretesto a una critica
radicale, nella quale si dispiegano unaggressivit e unenergia attinte a fonti misteriose. Tutto avviene
come se il malinconico trasformasse il mondo in teatro solo per darsi poi il piacere vendicatore di
tartassarlo... Peccato che questo progetto resti in sospeso, Jaques non passa allazione; la sua rivolta 
ipotetica e velleitaria. Non lascer i sentieri contorti della foresta. Avr solamente sognato di
mascherarsi per diventare lo smascheratore di tutte le menzogne e di tutti gli abusi.
Burton ci insegna che la malinconia  gi, di per s, una maschera per dire al mondo il fatto suo.
Nessun bisogno di acconciarsi, per giunta, con gli stracci del clown, nessun bisogno di agitare lo scettro
e i sonagli. Burton, tuttavia, prova il bisogno di nascondersi dietro uno pseudonimo: Democritus
Junior. Dissimula la sua malinconia personale sotto una malinconia leggendaria e superlativa. Vuole
essere fedele allarchetipo di una tristezza che si esalta fino al riso e che si radica in una contraddizione
patente: il filosofo di Abdera  accusato di follia dai suoi concittadini, ma Ippocrate saluta in lui una
saggezza suprema. (La storia  apocrifa, ma proprio per questo pi vivida.) Per denunciare i misfatti
dellapparenza, quale uomo avr pi titoli di colui la cui apparenza fu tanto mal interpretata? Ritenuto
delirante, vittima esemplare dellopinione degli uomini, ha il diritto di rovesciare laccusa e di
proclamare la follia del mondo. Dietro questa apparenza di follia che gli viene imputata dagli uomini, e
che  nullaltro che una maschera, Democrito pu ridere sotto i baffi, pu ridere fragorosamente: egli
disprezza il mondo e la sua meschina saggezza. Gli va benissimo di essere pazzo secondo il suo metro.
Se gli abderiti chiamano il medico per guarirlo, lui si mette daccordo col medico per giudicarli
incurabilmente sciocchi... Questo  il personaggio che Burton vuole interpretare sulla scena del
mondo:  una guida, un esempio, un modello. Non dimentichiamo che fin dalla prima frase del testo ci
troviamo di fronte a una figura fittizia: Lettore benevolo, presumo che sarai molto curioso di sapere
chi sia il buffone mascherato che si introduce con tanta insolenza nel teatro del mondo, alla vista di
tutti, usurpando il nome di un altro  108. Colui che si rivolge a noi parla con voce contraffatta: forse non
ha una voce o un tono che gli siano propri. La sua vita la vede a distanza, come una parte dello
spettacolo universale. Ipse mihi theatrum. La coscienza riflessiva  meravigliosamente neutra e
distaccata. Per esprimersi, occorre che essa affabuli la propria stessa immagine. Non essere nulla, o
fingere quello che si   109. Ora limmagine leggendaria della malinconia  una veste che ben si adatta
ad affermare quella pura negazione che  latto fondamentale della coscienza. Labito nero esprime
lutto e separazione; il cappello a larga tesa, calato sul viso, frappone una palpebra supplementare fra lo
sguardo e il mondo. Il mimetismo nei confronti di un atteggiamento e di un tipo umano preesistenti va
di pari passo con linsufficienza interiore. Il malinconico non ha abbastanza vigore per fare a meno del
soccorso di una forma gi stabilita. A partire da Ficino, quanto meno, lidea di un legame molto stretto
che unisce la malinconia al genio e alle pi alte virt contemplative si  ormai generalizzata. Non c
quasi grande personaggio alla fine del XVI secolo che non rivendichi deliberatamente questo
temperamento come un privilegio e che non vi alluda con qualche particolare del maquillage o
dellabbigliamento. (Il bel tenebroso e il dandy, uomini dal massimo gusto e di tutti i disgusti,
raccoglieranno pi tardi il testimone.) Indice di superiorit intellettuale, la nera livrea del malinconico
diventa appannaggio del dicitore di verit e dello smascheratore mascherato. Mefistofele,
lantagonista per eccellenza, pu raccattare, nel magazzino del trovarobe, il giustacuore di Jaques o di
Amleto. Ma con la differenza appena di qualche dettaglio e per effetto di un caso singolare, esso 
anche labito dellecclesiastico anglicano. Da Burton, fellow of Christ Church, a Sterne e al suo Yorick,
la filiazione  diretta.
Il malinconico  erede della grande licenza che la societ medievale aveva concesso al folle.
Lordine stabilito tollera la satira, a condizione che provenga da un uomo marchiato, escluso e che porti
visibilmente il segno della propria esclusione. Sotto la copertura della malinconia-malattia, o della
malinconia-temperamento (la frontiera tra le due  sovente indistinta), il satirista pu sferzare
impunemente i principi e i grandi di questo mondo. La sua situazione marginale, la sua bizzarria
ammessa gli conferiscono tutti i diritti:  troppo eccentrico rispetto alluniverso normale, troppo
assorbito nel proprio tormento perch non gli si accordi la pi completa immunit. Donde la tentazione,
per gli scontenti, per gli inciprigniti, di assumere la posa del malinconico e di meritare, a furia di
applicazione, lautentico crisma della bile nera.
Ma cos restiamo nella commedia. Limpunit , in effetti, il rovescio dellinefficacia. Una
rivolta tollerata, e che si manifesta nelle forme previste dallordine stesso, non  una rivolta,  una
valvola di sfogo. La critica non sar stata completamente inutile, ma colui che la proferisce  relegato
al rango di umorista. Non lo si disturber, lo si inviter perfino alle feste galanti, se sapr mantenere la
misura. Il suo umorismo, nero quanto si vuole, ci rinvia assai di pi alla personalit singolare
dellautore che non a un compito da adempiere nel mondo. Burton, nel suo preambolo, illustra lutopia
di una societ giusta. Ha forse mai pensato di riformare o di rivoluzionare il mondo? Magari ama solo
il piacere inoffensivo di sciorinare il suo risentimento:  connivente con coloro che non lo prendono sul
serio. La sua rivolta non  un atto transitivo:  un movimento narcisistico, che contempla se stesso
compiacente. Il malinconico si chiude nel suo personaggio:  un uomo di umore cattivo.
Cos un certo stile, che  opera di cultura, riprende, sfrutta, organizza il no confuso proferito
dalla malattia malinconica. Una virtualit inscritta nel tormento depressivo diventa una retorica
cosciente. Qual  la parte del disturbo umorale? Qual  la parte del rilancio letterario? Spesso non 
quasi possibile distinguere. Quel che  certo  che la protesta si esaurisce qui. Basta che si possa
sollevare il sospetto della malattia per togliere ogni incisivit alla critica o alla rivendicazione. Ecco da
dove scaturisce lambiguit del ruolo giocato dagli eroi malinconici nella letteratura dellepoca
assolutista e romantica. Per loro tramite, lo scrittore pu dare voce alla sua rivolta e al suo risentimento:
pu attaccare impunemente le bizzarrie della societ e dei suoi padroni. Cosa gli si pu rimproverare?
Dipinge un carattere. Non se la prende con le istituzioni, descrive un Misantropo. E se si  fatto per un
momento complice del bilioso per denunciare come va il mondo, diventa immediatamente complice del
mondo per gettare il ridicolo sul censore acrimonioso. Un Alceste che crede di parlare liberamente ed 
insieme cos profondamente schiavo del suo temperamento, ecco cosa si presta al riso. Sacrificando in
tal modo il portavoce della propria rivolta, il drammaturgo si mette in regola con il mondo: ha detto no
allordine ingiusto degli uomini, per poi obliterare di colpo il proprio rifiuto con il riso; ha inventato un
personaggio distruttore, poi ha fatto in modo che il personaggio si distrugga con le proprie mani. La sua
rivolta (come il dubbio di Montaigne) si incarta da sola. Tra il no derisorio e il s disincantato, la
malinconia impianta il proprio regno.
Lucida e priva di poteri, la malinconia sa discernere ammirevolmente linfelicit e la follia del
mondo, ma non sa superare la propria infelicit, che consiste nel non poter passare dalla conoscenza
allatto. Il teatro del mondo  diventato per essa la sala anatomica: sa sezionare la nervatura della
sofferenza fin nelle sue pi fini ramificazioni. E nel cadavere che gli palesa tutti i suoi segreti esplora in
anticipo la propria morte.
Al termine di queste pagine, mi resta limpressione di aver parlato di un fenomeno del passato e
delle sue messinscene spettacolari. Limpressione, insomma, di essermi attardato troppo nellesame di
una figura maschile di altri tempi, che svolgeva la sua parte a latere dei ruoli nobili, vittima talvolta,
contraddittore spesso. Cosa se ne pu ritrovare nel mondo doggi? Molto, io penso  a patto di riversare
nel vasto dossier del risentimento un gran numero di osservazioni che ho dedicato a figure precedenti.
Non mancherebbero se non i poteri malefici attribuiti alla bile nera.
107 WILLIAM SHAKESPEARE, As You Like It (1599), II, VII (trad. it. A piacer vostro, in ID.,
Teatro, a cura di M. Praz, 3 voll., Sansoni, Firenze 1954, vol. II, p. 693); trad. franc. di Yves Bonnefoy,
Comme il vous plaira, Le Livre de Poche, Paris 2011.
108 (Si veda supra, nota 63).
109 JEAN-PAUL SARTRE, Les Chemins de la libert, vol. I, Lge de raison, Gallimard, Paris
1945 (trad. it. di O. Vergani, Let della ragione, Bompiani, Milano 1946, p. 241).
IV.
Le scienze psicologiche nel Rinascimento
Il vocabolo psicologia fa la sua comparsa nel XVI secolo. Spunta nel titolo di un trattato
latino, andato perso, di Marco Marulo (1450-1524): Psichiologia de ratione animae humanae (ca.
1520). Un esame attento delle opere di Melantone non permette di confermarne la partecipazione ?
della quale si  spesso parlato ? alla nascita e alla diffusione del termine. Lo utilizza Johannes Thomas
Freige (Freigius) nel Catalogus locorum communium che figura allinizio del suo Ciceronianus
(Basiliae, 1575). Appare anche nel titolo del libro di Rudolf Gckel (1547-1628), dal nome latinizzato
in Goclenius: Psychologia, hoc est de hominis perfectione, animo et imprimis ortu eius,
commentationes ac disputationes (Marburgi, 1590); lo stesso autore d alle stampe nel 1596 un De
praecipuis materiis psychologicis; poi, nel 1597, unopera intitolata Authores varii de psychologia.
Otto Casmann (1562-1607), discepolo di Goclenius, riprende il termine in un libro dal titolo
Psychologia anthropologica, sive animae humanae doctrina (Hanoviae, 1594). Il termine corrisponde
alla creazione di un nuovo concetto? Se fosse stato questo il caso, Goclenius lavrebbe fatto figurare
nel suo Lexicon Philosophicum (1613): invece,  assente  110. Non  il nome di una nuova disciplina, e
neppure  indice di una diversa suddivisione fra le materie interessate. Abbiamo qui a che fare con un
neologismo erudito, forse indotto dal frequente impiego del vocabolo Physiologia nei trattati medici. E
se Physiologia equivale al latino De natura, Psychologia equivarr a De anima  111. Cos la Psychologia
di Goclenius illustra il dibattito sullimmortalit dellanima mettendo a confronto tesi opposte
sullimmissione dellanima nel corpo. Il libro  una raccolta di dissertazioni attinte da una quindicina di
autori. Tra coloro che sostengono che essa sia creata direttamente da Dio e quelli che pretendono che
sia trasmessa dai genitori ai figli, Goclenius che scrive appena qualche riga per conto suo, si mantiene
prudentemente nel dubbio: " meglio, ? dice, ? cercare di sapere come lanima uscir dal corpo senza
lordure che non come essa vi sia penetrata"  112. Quanto a Casmann,  un teologo attirato dalle grandi
sistematizzazioni e che completa la sua psicologia con unopera dedicata alla descrizione del corpo
(Anthropologiae pars secunda, i.e. de fabrica humani corporis methodice descripta, Hanoviae, 1596) e
con una Angelographia (Francofurti, 1597), seguite poi da una Somatologia physica generalis
(Francofurti, 1598).
Gli storici moderni della psicologia segnalano abitualmente luso del termine nei titoli di
Goclenius e di Casmann, filosofi di Marburgo, ma si affrettano poi a non tenerne conto: Questa scuola
era cos strettamente limitata ai propri interessi teologici che non vale la pena discuterne le dottrine,
scrive George Sidney Brett  113.
In effetti, se interroghiamo il periodo finale del Rinascimento avvalendoci del concetto
moderno di psicologia, non troveremo alcuna scienza distinta che le corrisponda. Tuttavia, la materia
psicologica  ampia. Dovremo procurarci le pagine che le sono attinenti nelle summe del sapere, presso
filosofi, teologi e medici. La psicologia non occupa un settore specifico e non costituisce una disciplina
isolabile. Fa parte integrante di pi edifici sistematici, nei quali si ripetono le medesime proposizioni,
ma in luoghi diversi. In breve, possiamo costruire una psicologia del Rinascimento solo per
astrazione, trascegliendo i capitoli che corrispondono ai campi della nostra psicologia e della nostra
psichiatria.
Scipion Du Pleix (1569-1661) spiega molto bene, nel suo Corps complet de philosophie (1607),
come lo studio dellanima appartenga alla fisica se lanima viene considerata nei suoi effetti corporei,
ma si riconnetta alla metafisica, qualora lessenza dellanima sia considerata a prescindere dai legami
col corpo. La teologia e in particolare la pneumatologia avranno il compito di stabilire le verit
concernenti lorigine e i fini dellanima, e anche quale gradino essa occupi nelle gerarchie spirituali
(allangelografia e alla demonologia toccher completare il quadro delle creature). Lo studio delle
passioni, dei vizi, delle virt  competenza delletica e della teologia morale: la casistica, attenta alla
distinzione fra peccato volontario e colpa involontaria, contribuir a sviluppare un certo raffinamento
psicologico. Infine, allincrocio fra metafisica, fisica e logica, si pone la questione dei poteri
intellettuali delluomo, delle vie daccesso della conoscenza, dei suoi limiti, ecc.: la psicologia si
sviluppa in quella che per noi  unepistemologia.
La Physiologia  114(1542), prima parte dellUniversa Medicina di Jean Fernel (1497-1558),
continuamente ristampata fino al 1680, mostra con grande evidenza come il sapere del tempo, nel
dominio della fisica, facesse appello alla nozione di anima. La sistematizzazione
aristotelico-galenica, della quale Fernel, malgrado certe critiche marginali, offre uneccellente
illustrazione, si perpetuer, praticamente invariata, fino alla critica cartesiana delle facolt occulte.
Nel frattempo, tutte le fisiologie si somiglieranno. A quasi un secolo di distanza, Daniel Sennert  115
(1572-1637) si esprime, circa le facolt dellanima, esattamente come Fernel. E su questo punto i
volgarizzatori ? come Pierre de La Primaudaye nella sua Acadmie franoise (1577-96)  non dicono
cose diverse dai medici.
La psicologia trova spazio  116:
1) nella nomenclatura gerarchizzata delle funzioni e delle facolt dellanima, secondo la tripartizione
tradizionale. 	I vari autori, come Du Pleix, non mancano di osservare che quella che per le bestie 
anima sensitiva, nelluomo,  la facolt dellanima intellettiva.
Ma la psicologia si fa ancora strada:
2) nellenunciato delle cose materiali necessarie allesercizio delle funzioni dellanima. 	Occorre che
a partire dagli alimenti e dallaria respirata si formino lo spirito naturale (nel fegato), lo spirito vitale
(nel cuore), lo spirito animale (nel cervello). Occorre che i quattro umori (sangue, flegma, bile gialla,
bile nera) siano ben temperati. Le diverse discrasie modificheranno il calore degli organi o la qualit, la
quantit, la densit degli spiriti che fanno da intermediari fra lanima e il corpo. A essere rigorosamente
ortodossi, lanima immateriale e immortale non pu essere minacciata dal perturbamento umorale se
non nelle sue manifestazioni corporee, e non nel suo essere stesso. Ma non c bisogno di dire che il
discorso fisiologico, fondato sulle cause naturali, tende a darsi il pi ampio potere esplicativo e a
evitare, pur sotto un apparente rispetto nei confronti delle verit rivelate, il ricorso al principio
immateriale. La tradizione aristotelico-galenica, di cui  depositaria la scienza medica, pu enunciarsi
senza ricorrere a Dio e al concetto di anima immateriale: la vita psicologica dellindividuo 
sentimento, pensiero, volont ? sar un effetto delle forze della Natura. Dal momento che la materia
pi o meno assottigliata  la causa necessaria del movimento, della percezione, ecc., perch non ne
potrebbe essere anche la causa sufficiente? Anche se non tutti i medici la pensano cos, saranno
comunque sempre sospettati di coltivare nellintimo questo pensiero. E di qui vengono, nella letteratura
dellepoca, i tanti personaggi di medici in ruoli di atei pi o meno camuffati  117.
Se la tradizione galenica autorizza a costruire la psicologia (la teoria delle sensazioni,
dellimmaginazione, delle passioni) su una base somatica e umorale, se attribuisce ai temperamenti del
corpo un valore determinante rispetto ai costumi dellanima, ricordiamo che essa non misconosce
affatto linfluenza esercitata dalle passioni sul corpo. Tutti i trattati medici prevedono una sezione
consacrata alligiene e immancabilmente vi si trova la menzione delleffetto esercitato sulla salute del
corpo dalle sei cose non naturali. Queste sono: laria, il cibo e le bevande, la veglia e il sonno, il
movimento e il riposo, la replezione e levacuazione, le passioni dellanima.
Quando c unirregolarit nelluna o nellaltra di queste sei categorie, il corpo e gli umori ne
risentiranno. Qualsiasi ricerca eziologica deve risalire a esse: e poich le passioni dellanima figurano
nella lista, si profila chiaramente la possibilit di uneziologia psicosomatica. In numerosi trattati, le
passioni dellanima vengono specificate; sono sei: metus, maestitia, ira, gaudium, agonia,
verecundia  118. Questa tastiera passionale fornir anche delle risorse terapeutiche: giacch il timore
(metus) raffredda, sar messo in opera con profitto nelle intemperie calde; e visto che la collera
riscalda, il medico potr cercare di provocarla nei pazienti in stato di torpore  119. Le passioni entrano in
scena nel trattamento dei contrari coi contrari.
Questo  il contesto nel quale si inscrive la teoria psicologica dellepoca: quadro
sufficientemente solido per restare ovunque indiscusso, sufficientemente ospitale per accogliere le
varianti, i ritocchi circoscritti, i contributi empirici  120, le indagini monografiche. Monotona e limitata
nelle sue formulazioni dottrinali, questa psicologia comporta non pochi gradi di libert nelle sue
applicazioni pratiche. Cos Platter (1536-1614) suddivide i tomi della sua Praxis medica (Basiliae
1602-608) in base a un principio sintomatologico: 1) lesione delle funzioni, 2) dolori, 3) difetti del
corpo e delle escrezioni. Il volume dedicato alle lesioni delle funzioni contiene centocinquanta pagine
sulle malattie mentali: si tratta del quadro pi importante stilato prima dellavvento della psichiatria
come disciplina specialistica nel XIX secolo. Testimonia unacuta attenzione per i disordini del
comportamento. Secondo qualcuno recherebbe il segno dello spirito barocco, dal momento che concede
molto spazio ai fenomeni eccessivi: torpori prolungati, ubriachezza patologica, furori deliranti; la
descrizione platteriana della ninfomania, furore uterino, verr tante volte citata dagli autori dei secoli
successivi. Il sistema prestabilito sa qui accogliere le osservazioni individuali e si apre alla
classificazione descrittiva dei sintomi.
Meno discorsiva, la letteratura dei Consilia, delle Observationes, delle Litterae Medicinales
conosce un ampio sviluppo  121. Alcuni dei casi descritti riferiscono di turbe psichiche straordinarie:
sono vere e proprie notizie mediche, pi sviluppate delle osservazioni riportate nelle Epidemie
ippocratiche. Una causa naturale ne offre, perlopi, una spiegazione soddisfacente. E queste storie
saranno riversate nei trattati sistematici a titolo di esempi illustrativi: le si citer scrupolosamente fino
allinizio del XIX secolo, con lavallo della tradizione.
Altri autori, meno remissivi rispetto allinsegnamento canonico, contestano certe ipotesi
eziologiche generalmente ammesse. Ma il loro, in realt, non  che uno spostamento di accento
allinterno del sistema di cause previsto dalla dottrina aristotelico-galenica. E cos Charles Le Pois
(Carolus Piso, 1563-1636) attribuisce a un flusso sieroso (colluvies serosa), originantesi a livello delle
radici cerebrali, i fenomeni di isteria e di epilessia che si ascrivevano a simpatie organiche, a vapori
saliti dal basso ventre, al soffocamento dellutero. Le Pois, spessissimo, finisce col ritrovare Galeno e
Ippocrate  122, dopo aver scartato le ipotesi frutto di aggiunte di Fernel.
Praticamente intangibile nei suoi presupposti teleologici, nella sua fisica degli elementi e delle
qualit, il sistema galenico-aristotelico pone delle questioni tutte le volte che, nel suo articolarsi,
trascorre da una categoria di oggetti a unaltra o definisce sintomi comuni e correlazioni tra le varie
sfere. Lattenzione si fissa sui problemi che intervengono nei punti di snodo: dallordine degli umori a
quello delle emozioni, dallordine delle sensazioni a quello dei pensieri; dallordine
dellimmaginazione a quello delle stimmate corporee o delle malattie. Tali problemi saranno oggetto di
dispute, di tesi  123, di monografie pi o meno estese. Lintenzione di questi innumerevoli scritti non  di
modificare il sapere, di farlo progredire ricorrendo a nuovi princip interpretativi, ma di accumulare
prove convincenti, di arricchire e consolidare la dimostrazione delle connessioni o la tavola dei sintomi.
Citiamo, fra i temi affrontati pi frequentemente: la forza dellimmaginazione, leffetto della musica
sullanima e sul corpo (in specie nel tarantismo), la portata dei poteri della fascinazione, la
fisiognomica dei temperamenti e delle passioni, linterpretazione dei sogni come spie delle malattie del
corpo e, soprattutto, il ruolo degli umori, della loro crasi e delle loro alterazioni nella determinazione
dei tratti caratteriali, delle qualit e dei difetti della mente. In questo campo, leredit di Ficino 
particolarmente sensibile: tra gli umori, la malinconia  oggetto di unattenzione privilegiata. I
comportamenti estremi, lo stupore timoroso e il delirio maniacale, sono attribuiti alle variazioni
caloriche o qualitative della bile nera. Ma un temperamento moderatamente malinconico, se favorisce
la tristezza, si accompagna anche alle pi alte qualit intellettuali: la prudenza politica, lispirazione
poetica, la profondit contemplativa, lacume scientifico. Per quanto ambigui siano i doni di
Saturno  124, fa fine avere questo pianeta nel proprio oroscopo, indossare il nero, frequentare i luoghi
appartati, cercare la guarigione sotto altri cieli e tornarne disincantati. Il malcontent traveller
malinconico  stato descritto come uno dei tipici rappresentanti della malattia elisabettiana  125. La
complessione malinconica  stata addotta per spiegare la pazzia di Tasso, il ritiro di Carlo V, le
bizzarrie di Filippo II. Ronsard si dichiara malinconico. Montaigne dice di aver intrapreso i Saggi a
causa di un umore malinconico. Jaques (in As You Like It), Amleto, Don Chisciotte sono dei
malinconici. I trattati medici pi famosi sono quelli di Timothy Bright (1551 circa - 1615), di Andr Du
Laurens (1558-1609), di Jacques Ferrand (De la maladie damour, ou mlancholie rotique, 1623)  126.
Queste opere esibiscono, tutte, ampie citazioni tratte dagli antichi; i casi riportati, le guarigioni
menzionate sono perlopi di origine libresca. A dispetto del suo immenso apparato ornamentale di
citazioni, il libro di Burton non  un semplice inventario enunciato in maniera piacevole: porta il segno
di una personalit, prende partito sulle questioni del tempo. La novit dellopera non risiede nella teoria
psicologica di per se stessa, ma nel fatto che un quadro tanto ampio del mondo umano si organizzi e si
sviluppi a partire dalla psicofisiologia dei temperamenti e degli umori: la visione del mondo e
delluomo tende a psicologizzarsi. La complessione delluomo  il permanente termine di
riferimento, pur se le entit spirituali  Dio, il diavolo, lanima umana ? non vengono dimenticate. La
complessione fa da principio di individuazione, nel momento in cui lindividualismo prende slancio.
Certo, altri teologi potranno sviluppare punti di vista psicologici in una prospettiva meno
medica, e senza risalire ai temperamenti del corpo. Quando la morale fa linventario delle virt e dei
vizi, descrive condotte specifiche, e gli autori si trovano sospinti a tracciare dei caratteri parzialmente
ispirati ai modelli letterari dellantichit. Tali descrizioni, che hanno un taglio sintetico, propongono dei
tipi stabili, per moltiplicati dalle sfumature. Cos fanno Joseph Hall (1574-1656), vescovo di Exeter,
nei suoi Characters of Virtues and Vices (1608), o Nicolas Coffeteau (1574-1623) nel suo Tableau des
passions humaines (1620): libri di successo, dai quali, spesso, romanzieri e drammaturghi attingeranno
i loro personaggi.
1. Fra teologi e medici. 	La bile nera segna una frontiera litigiosa nel dibattito che contrappone
teologi e medici sui temi della stregoneria e dellinvasamento demoniaco. In linea di principio, non c
quasi disaccordo. Non si trovano scritti medici che osino contestare la possibilit della possessione e
del maleficio. Nessuno scritto di giurista o di teologo, daltra parte, rifiuta di tenere conto della malattia
naturale e delle condizioni patologiche curabili. La difficolt sorge quando si tratta dei criteri da
applicare e dellinterpretazione da fornire nei casi dubbi. Bisogna vedere il diavolo allopera laddove si
esauriscono le risorse della farmacopea? Bisogna praticare degli esorcismi in tutti i casi in cui il medico
non ci capisce nulla?  quello che pensano i teologi. I medici, in compenso, dichiarano che
convulsioni, estasi, attacchi di mal caduco si spiegano con i vapori atrabiliari saliti dagli ipocondri e dal
basso ventre, o con i danni subiti dalla sostanza cerebrale: invocano, di volta in volta, la potenza
dellimmaginazione e le malefatte della malinconia adusta. Ma i medici sono daccordo con i teologi
nel dire che la malinconia  il contesto propizio alla penetrazione dello spirito maligno: melancholia
balneum diaboli. Il malinconico  una vittima designata del diavolo, e agli effetti specifici della
discrasia pu cos aggiungersi un male sovrannaturale. La grande questione sar di capire se il paziente
vi  stato destinato da un incantesimo ostile (nel qual caso conviene punire lincantatore malefico), o se
vi si  consegnato di sua volont, cedendo al proprio temperamento (nel qual caso ne porta la colpa). La
vittima del sortilegio se ne tirer fuori, in genere, con preghiere ed esorcismi; lo iettatore, invece, pu
finire sul rogo. La posta in gioco  qui importante. Johann Weyer (latinizzato in Wierus; 1515-1588),
medico del duca di Kleve, passa per aver realizzato una prima rivoluzione psichiatrica  127: la sua
opera principale tendeva, in effetti, a salvare dal rogo le povere donne accusate di aver praticato il
diavolo. Esaminando il De praestigiis daemonum et incantationibus ac veneficiis libri sex (1563)  128, ci
si rende facilmente conto di come il suo metodo argomentativo si basasse sia su considerazioni
teologiche sia su prove mediche. Nel primo libro, Weyer sviluppa una diabologia completa e richiama
con vigore le tesi agostiniane: Il diavolo non pu tutte le cose e non pu niente senza il permesso di
Dio (I, XXIV); non pu accompagnarsi carnalmente con una donna (ibid.); non pu creare
neppure il pi piccolo corpo, o fare qualcosa dal nulla, non pu prevedere lavvenire (I, XXV); non
pu leggere i pensieri degli uomini (I, XXVI). Questo diavolo dai poteri risicati comunque esiste; gli
capita di insinuarsi nel corpo degli individui. Come agisce? Solo lanima e la volont sono corrotte
dallo spirito maligno. Esso non conferisce alcun potere nuovo, non presiede a metamorfosi animali
come quelle dei licantropi. La sua  unazione puramente psicologica.  un illusionista. Conferisce
alla vittima poteri insostanziali, abbagliandola.  in sogno, in uno stato completamente illusorio, che la
strega crede di assistere al sabba, di unirsi carnalmente al diavolo, di abiurare Dio. Sono avvenimenti
che hanno luogo in una fantasia turbata. Qui subentra la teoria psicologica: Weyer riprende da
Giamblico, Ficino e Aristotele le prove della potenza dellimmaginazione. Chi non sa che
limmaginazione dei malinconici  particolarmente corrotta (III, VII)? Chi non conosce la facile
credulit e fragilit del sesso femminile (III, VI)? Weyer allega diversi tipi di fenomeni allucinatori,
non dimenticando di menzionare  da fonte degna di fede  leffetto delle sostanze tossiche: coloro che
hanno assunto heiran luc (hashish) credono di viaggiare nellaria (III, XVIII). Cos, laddove la
possessione non sia simulata (ipotesi che Weyer prende seriamente in considerazione), laddove le
confessioni delle streghe non siano effetto della tortura, la stregoneria non  unazione, bens una
passione. Poco importa che il diavolo vi abbia messo effettivamente lo zampino: solo le azioni
delittuose sono punibili. Non si possono castigare le vittime dellillusione. La conclusione giuridica del
libro di Weyer  perfettamente chiara, e si comprende la collera di coloro che  come Jean Bodin 
denunciavano nella stregoneria una minaccia contro lordine pubblico. ( difficile, tuttavia, sostenere
che il libro di Weyer sia riuscito a moderare la repressione.) La tesi di Weyer  ripresa in Inghilterra da
Reginald Scot in The Discoverie of Witchcraft (1584). Invece, i chimiatri discepoli di Paracelso, se da
un canto cercano di cogliere intuitivamente i segreti della natura, si mostrano per talvolta pi creduli
nei confronti della stregoneria e pi inclini a dare uninterpretazione soprannaturale delle malattie
mentali  129.
Il pensiero galenico  con il suo schema simmetrico di elementi, qualit (caldo, secco, freddo,
umido), umori, temperamenti e intemperie ? si propone come uno strumento esplicativo coerente, dal
quale scaturisce una pratica dedotta logicamente. Niente impedisce di legare strettamente, mediante
plausibili corrispondenze specifiche, le diverse facolt dellanima e i diversi temperamenti. Non si
istituisce cos una nuova psicologia, ma una psicologia la cui presunta base sostanziale assume un
aspetto pi nettamente definito. NellExamen de ingenios para las ciencias (1575), il medico Juan
Huarte de San Juan (1529-88)  130 fa della secchezza la condizione del buon funzionamento
dellintelletto, afferma che il calore favorisce limmaginazione, lumidit la memoria: sfugge allaccusa
di materialismo solo asserendo di voler meglio definire gli strumenti necessari alla manifestazione
dellanima. Sono sempre le medesime facolt (intelletto, immaginazione, memoria), sono sempre i
medesimi temperamenti umorali e le medesime qualit fisiche, ma la correlazione fra termine e termine
 postulata in modo pi netto  131. Affermazione tutta verbale e non sostenuta da alcuna autentica
esperienza. Huarte, nondimeno, crede di detenere una scienza abbastanza precisa da poterne trarre un
ambizioso programma pratico: riconoscere le qualit dominanti di una mente a partire dalla
complessione corporea, orientare ciascun individuo verso il genere di attivit (di studi universitari) che
pi gli si addice; inoltre, regolare la dieta e il genere di vita dei genitori affinch procreino bambini
particolarmente dotati. Tradotto in tutte le lingue europee (Lessing ne fornir una traduzione tedesca),
questo libro non deve il suo successo allillustrazione di una diversa psicologia, ma allaffermazione di
un diritto di sguardo da parte della scienza, per il bene dello Stato, in campi che prenderanno solo
molto pi tardi la loro denominazione moderna: psicodiagnostica, orientamento professionale,
eugenetica.
Occorre anche tenere conto dellinfluenza neostoica sulla psicologia dellepoca: essa 
discernibile nellattenzione che si porta allideale della costanza, al rapporto fra la padronanza della
volont e lappiglio offerto alle forze esterne (alle malattie dellanima che sono le passioni); si ritrova
questa influenza nellinteresse palesato per le simpatie che assicurano larmonia del cosmo: lidea di un
mondo abitato da unanima estende il dominio della psicologia a livello delluniverso. Il panteismo
si esprime in un panpsichismo. Niente di che meravigliarsi se si presta alla materia la facolt di
percepire oscuramente, o se si crede che il magnete manifesti una sorta di volont materializzata, poco
diversa da quella che esercitano, tramite la vista, le persone dotate del potere di fascinazione...
In tutta questa epoca, ci che colpisce non  tanto la revisione del sapere psicologico ereditato
dagli antichi quanto la latitudine del suo campo di applicazione. Tale sapere non resta confinato
allambiente erudito: penetra dappertutto, colorisce tutte le opere letterarie, diventa moneta corrente nei
manuali di conversazione, impone le proprie categorie (ad esempio, la teoria dei temperamenti) alla
musica, alla pittura, al balletto.
Ci si aspetterebbe di trovare delle innovazioni in Francesco Bacone. In realt, egli si limita a
proporre dei ritocchi e delle aggiunte alla summa delle certezze relative ai rapporti dellanima col
corpo. Nel quadro delle scienze mancanti (desiderata) da lui allestito, figura una fisiognomica del
corpo in movimento, una conoscenza dellanima sensibile (ovvero del fluido corporeo necessario
alla vita animale)  132, uno studio degli sforzi dello spirito  133 nel movimento volontario, ricerche
sulla luce e sulla visione.
Nel campo delletica, Bacone vorrebbe si delineassero delle Georgica animi, intese come
scienza dei caratteri, delle passioni e dei rimedi morali. Lungi dal proporre un rimaneggiamento della
psicologia tradizionale, la accetta nella sua interezza per costruire su di essa ledificio delle arti e delle
scienze. LInstauratio magna  fondata sulla Ragione, sullImmaginazione e sulla Memoria:
dAlembert e Diderot riprenderanno ancora, com noto, questa partitio. Ma fondare in tal modo sulle
facolt umane  cos come si crede di conoscerle  tutto il sapere, indurr prima o poi a chiedersi a che
valga una simile base. La funzione epistemologica capitale attribuita alle facolt dellanima susciter
ulteriori critiche e messe in questione. Ma bisogner attendere il XIX secolo perch la psicologia,
cessando di essere una nomenclatura gerarchizzata delle facolt, si separi (definitivamente?) dalla
filosofia.
110 Su tali questioni di nomenclatura, si veda lo studio di FRANOIS H. LAPOINTE, Who
originated the Term "Psychology"?, in Journal of the History of the Behavioral Sciences, VIII
(1972), n. 3, pp. 328-35.
111 Si vedano le osservazioni di GEORGES CANGUILHEM, Quest-ce que la psychologie, in
ID., tudes dhistoire et de philosophie des sciences, Vrin, Paris 1968, pp. 365-81, in particolare pp.
368-69.
112 Cfr. MILE CHARLES, Goclenius, in ADOLPHE FRANCK (a cura di), Dictionnaire
des sciences philosophiques, Hachette, Paris 1885  3.
113 The school was so far limited to theological interests that its doctrines need not be
discussed (cfr. Bretts History of Psychology, ed. condensata a cura di R. S. Peters, Allen & Unwin,
London 1951, vol. II, p. 150. Il testo originale  GEORGE S. BRETT, A History of Psychology, 3 voll.,
Allen & Unwin, London 1912-21).
114 Oltre al libro di CHARLES S. SHERRINGTON, The Endeavour of Jean Fernel,
Cambridge University Press, Cambridge 1946, si potr utilmente consultare LON FIGARD, Un
mdecin philosophe au XVI  e sicle. tude sur la psychologie de Jean Fernel, Alcan, Paris 1903.
115 Nelle sue Institutiones medicae (1611), che si trovano nellOpera omnia (Venetiis 1641).
116 Seguiamo lo schema di Scipion Du Pleix. (Si veda infra, p. 188).
117 Si trover una buona illustrazione di tale argomento nel libro di PAUL H. KOCHER,
Science and Religion in Elizabethan England, The Huntington Library, San Marino Cal. 1953.
118  la lista proposta da Jean Fernel.
119 Di qui deriva una sorta di terapia della parola, praticata da numerosi medici.
120 Anatomisti e fisici si interrogano sui meccanismi sensoriali, in particolare sulla vista e
ludito. Si veda larticolo ben documentato di ALISTAIR C. CROMBIE, The Study of the Senses in
Renaissance Science, in HENRY GUERLAC (a cura di), Actes du dixime congrs international
dhistoire des sciences (Ithaca 1962), 2 voll., Hermann, Paris 1964, vol. I, pp. 93-117.
121 Tra questi autori, citiamo Amatus Lusitanus (1511-68), Abraham Zacutus (1575-1642),
Petrus Forestus (1521-97).
122 Per questo motivo, viene lodato da Herman Boerhaave, che nel Settecento ripubblicher il
Caroli Pisonis (Charles Le Pois) Selectiorum observationum et consiliorum de praetervisis hactenus
morbis affectibusque praeter naturam, ab aqua seu serosa colluvie ortis, liber singularis (1618).
123 Sugli argomenti delle tesi, cfr. OSKAR DIETHELM, Medical Dissertations of Psychiatric
Interest printed before 1750, Karger, Basel 1971.
124 Rimandiamo allopera classica di R. KLIBANSKY, E. PANOFSKY e F. SAXL, Saturn
and Melancholy cit., nonch al saggio di DANIEL PICKERING WALKER, Spiritual and Demonic
Magic. From Ficino to Campanella, The Warburg Institute, London 1958.
125 Si veda in particolare lopera di L. BABB, The Elizabethan Malady cit.
126 (Si vedano, supra, le note 38, 39 e 41).
127 Gregory Zilboorg ha particolarmente insistito su questo punto. Si vedano i suoi saggi The
Medical Man and the Witch during the Renaissance, The Johns Hopkins University Press, Baltimore
1935, nonch A History of Medical Psychology, Norton, New York 1941.
128 (Si veda supra, nota 36).
129 Si veda il lavoro di ROBERT MINDER, Der Hexenglaube bei den Iatrochemikern des 17.
Jahrhunderts, Juris-Verlag, Zrich 1963.
130 (Si veda supra, nota 37).
131 Lopera di ANTONIUS ZARA, Anatomia ingeniorum et scientiarum (Venetiis 1613)  pi
diffusamente descrittiva e, insieme, meno ambiziosa.
132 Su questo punto Bacone si richiama apertamente a Telesio. Notiamo qui che la psicologia
scientifica, nel senso moderno del termine, non prender realmente abbrivio se non quando il concetto
di azione e reazione (soppiantando la coppia antonimica azione/passione) verr applicato alle scienze
della vita. Ora, in fisica, bisogna dapprima avere accettato la legge di inerzia per poter formulare il
concetto di azione e reazione.  solo nel corso del XVIII secolo che lidea di reazione apparir nel
vocabolario dei naturalisti e dei fisiologisti. Si veda, in proposito, JEAN STAROBINSKI, Action et
raction. Vie et aventures dun couple, Seuil, Paris 1999 (trad. it. Azione e reazione. Vita e avventure di
una coppia, Einaudi, Torino 2001).
133 Si legga: degli spiriti animali.
V.
Il ritratto del dottor Gachet di Van Gogh
1. Una diagnosi contestata. 	Non mi arrischier ad avanzare una diagnosi sulle crisi che Van Gogh
temeva. Karl Jaspers aveva creduto di poter parlare di schizofrenia. Coloro che oggi accettano una
simile diagnosi sono poco numerosi: nessun indizio, nella pittura come nellampia corrispondenza di
Van Gogh, parla in favore di essa. Pi recentemente, e con maggior verosimiglianza, si  evocata
lepilessia psicomotoria; certi sintomi hanno potuto far pensare ad accessi di vertigine di origine
labirintica. Le collere, le crisi di angoscia fanno parte del quadro clinico, aggravato
incontestabilmente dallabuso di assenzio. I momenti di disforia e di depressione non sono certo
mancati. Ma chi oserebbe racchiudere Vincent nella tipologia classica della sindrome malinconica?
Eppure, quando lascia Saint-Rmy-de-Provence, dove  stato ricoverato su sua richiesta, e si
sistema in un modesto alberghetto di Auvers-sur-Oise, Van Gogh sente parlare di malinconia. Il dottor
Paul-Ferdinand Gachet, al quale si  confidato, sembra convinto che sia questo il male di cui ha
sofferto, male che potrebbe vedere una ricaduta. Una diagnosi di questo genere non deve
impressionarci.  piuttosto indizio della validit che il concetto di malinconia aveva mantenuto nel
discorso medico, in cui rientrava da secoli. Al fratello Theo, verso la fine di maggio del 1890, Vincent
scrive:
Mi ha detto che se la malinconia, o che altro, diventasse troppo forte, potrebbe fare sicuramente
ancora qualcosa per diminuirne lintensit, e che non dovevo farmi scrupolo di essere franco con lui.
S, il momento in cui avr bisogno di lui pu certo arrivare, comunque per adesso mi sento bene.
Qualche settimana dopo, il 29 luglio, Van Gogh si sparava una pallottola al cuore e moriva
dopo unagonia di ore.
Singolare dottor Gachet! Non merita sicuramente gli insulti che gli indirizza Antonin Artaud, in
un libro disseminato di intuizioni folgoranti: Il dottor Gachet fu quel cerbero grottesco, quel cerbero
putrido e purulento, giacca azzurra e camicia perfettamente inamidata, messo davanti al povero Van
Gogh per strappargli tutte le sue sane idee  134. Gachet, che praticava a Parigi, aveva infatti ad Auvers
solo la sua casa personale. Non ospitava malati, non li sorvegliava. Pittore e incisore egli stesso, aveva
raggiunto i suoi amici pittori o li aveva incoraggiati a installarsi ad Auvers o nei villaggi vicini. Pissarro
aveva scelto di vivere a Pontoise. Czanne, con moglie e figlio, era venuto a trascorrere parecchi mesi
in una casa di Auvers. Indubbiamente il dottor Gachet non risparmiava i suoi consigli medici; in
cambio acquistava o riceveva tele stupende.
2. Lidentificazione col medico. 	La personalit di Gachet  stata molte volte evocata. Il mio
intento non  di ricordare la straordinaria variet dei suoi interessi e delle sue attivit: dalla maggior
parte delle testimonianze che si possono ritenere degne di fede, si ricava limpressione di un individuo
iperattivo, forse anche un po ipomaniaco, non molto ortodosso nelle idee mediche come nelle idee
sociali. Ebbe momenti di abbattimento e di disinganno. Allorch Van Gogh lo conobbe, Gachet era
vedovo da qualche anno. Il lutto lo aveva molto provato. Van Gogh credette di cogliere in lui un
profondo senso di sconforto e questo costitu per il pittore un motivo di identificazione. Non c lettore
della corrispondenza di Van Gogh che possa fraintendere. Scrive, a proposito del dottore: 
scoraggiato nel suo lavoro di medico di campagna come io lo sono nella pittura. O ancora:  colpito
da un male nervoso, almeno altrettanto grave del mio. Van Gogh gli vedeva il volto irrigidito
dalla sofferenza. Volto che, per un caso singolare, era coronato da unabbondante capigliatura rossa.
Gachet volle da Van Gogh il proprio ritratto, e quello di sua figlia. Il pittore accett tanto pi volentieri
perch vedeva in Gachet il proprio doppio. Richiamiamo ancora qualche passo della corrispondenza:
Ho trovato nel dottor Gachet un vero amico e in un certo senso un nuovo fratello, tanto ci somigliamo
fisicamente e anche moralmente.  molto nervoso e assai bizzarro anche lui. Ci che mi appassiona di
pi (...)  il ritratto, il ritratto moderno (...). Vorrei fare ritratti che tra un secolo, alla gente di quel
tempo, sembreranno apparizioni. Non cerco di ottenere questo effetto con la somiglianza fotografica,
ma con le nostre espressioni appassionate, avvalendomi, come mezzo di espressione ed esaltazione del
carattere, del nostro gusto e della nostra scienza odierna del colore. Cos il ritratto del dottor Gachet
mostra un viso color mattone incandescente e disseccato dal sole, con la capigliatura rossa, un berretto
bianco, immerso in un paesaggio di colline azzurre, il vestito blu oltremare  cosa che mette in risalto il
viso e lo rende pallido nonostante sia color mattone. Le mani, mani da ostetrico, sono pi pallide del
volto (...). Davanti a lui, su un tavolo rosso da giardino, dei volumi gialli e un fiore scuro di digitale
purpurea. Il ritratto che mi sono fatto  pi o meno cos, lazzurro  un azzurro trasparente del Midi, e
labito  lilla chiaro...  135. 	In una lettera lasciata a mezzo, emersa tra le carte di Van Gogh, si
trovano queste parole indirizzate a Gauguin:
Ho adesso un ritratto del dottor Gachet con lespressione straziata (navre) del nostro tempo. Se
volete, qualcosa come il vostro Cristo nellOrto degli ulivi, destinato a non essere compreso, ma l, fin
l, io vi seguo...  136. 	Van Gogh menziona meticolosamente i rapporti di colore. I colori sono mezzi di
espressione. Ma cosa si tratta di esprimere? Lespressione straziata del nostro tempo. Formula
sommaria (perch soltanto verbale), ma che non si limita al solo dottor Gachet: Il ritratto che mi sono
fatto  pi o meno cos. Un altro rapporto di similitudine si stabilisce, labbiamo appena visto con il
Cristo dellOrto degli ulivi, cos come lha dipinto Gauguin. Si potrebbe aggiungere altrettanto bene il
Cristo morto di Delacroix, il Lazzaro di Rembrandt, del quale Van Gogh ha eseguito delle copie e il cui
viso ha dipinto a sua immagine. Il punto di convergenza di queste diverse identificazioni, nel registro
verbale,  la parola navr (desolato, afflitto, straziato) nel senso forte di bless (ferito).
3. Ostacolo al pensiero. 	Rimandiamo per un momento lesame del ritratto del dottor Gachet. 
bene, a questo punto, ricordare che Gachet era stato aiuto di Falret alla Salptrire, dove aveva fatto
esperienza concreta della patologia mentale. Per la sua tesi di medicina, sostenuta a Montpellier, aveva
scelto di redigere uno Studio sulla malinconia. Quel soggiorno era stato per Gachet loccasione di
legarsi a Bruyas (che aveva preso le difese di Courbet e di cui Van Gogh ammirer la collezione). Nella
sua tesi, Gachet riprende numerose idee classiche, in genere ripetute nei manuali e nei dizionari di
medicina. Sottolinea a giusto titolo il rallentamento e linibizione che caratterizzano lo stato depressivo.
Sembra che ci sia in tutto lessere un ostacolo che rallenta, diminuisce, o perfino inibisce
completamente il movimento vitale  137. E prosegue: Di fronte a questo ostacolo, il pensiero, il
movimento si urtano di continuo, si incalzano incessantemente e vanamente; lostacolo non pu essere
superato, il blocco non recede, diventa permanente: si realizza lo stato stazionario. Tutte le potenze
dellessere umano si concentrano in un medesimo punto; e cos ? vuoi che simile concentrazione sia il
risultato di una lotta preesistente che ha abusato delle forze reattive, vuoi che tutte le forze vitali
agiscano in senso opposto alle leggi della vita e del movimento alle quali ogni essere vivente 
fatalmente sottomesso  ha luogo la quiete (...). Questo stato di incubazione costante, concentrico,
permanente, indefinito,  il punto culminante, la pietra di paragone di ogni delirio malinconico. La
creatura malinconica assume in alto grado tutti i caratteri dellinerzia pi completa, pi profonda; il
principio vitale, che presiede a tutto lessere, tace, e con lui gli organi, i sensi, la mente, gli istinti, le
passioni sono colpite da mutismo. Luomo assomiglia a un vegetale, a una pietra  138.
In una visione fantasmatica, che risale alle cosmologie del Rinascimento, Gachet considera la
malinconia come un principio che pu riguardare anche gli oggetti naturali: La malinconia  diffusa in
tutta la natura. Ci sono animali, vegetali, perfino pietre, che sono malinconici  139.
Del ritratto tipologico che Gachet tratteggia del malinconico, ricorder qualche pennellata
particolarmente efficace: Sembra (...) che la creatura si condensi, si rannicchi in se stessa, si
rattrappisca e debba occupare il minor spazio possibile. Latteggiamento del malato  assolutamente
particolare (...), il tronco ripiegato sul bacino, le braccia strette al torace (...), le dita contratte anzich
incurvate (...). La testa china sul petto e leggermente inclinata a destra o a sinistra. Tutti i muscoli del
corpo sono in stato di semicontrazione permanente, in specie quelli flessori; i muscoli facciali sono
come raggrinziti, tormentati e conferiscono alla fisionomia unimpronta di particolare durezza; quelli
sopraccigliari, sempre tesi, sembrano nascondere locchio e rendere lorbita pi profonda; le arcate
sopraccigliari sono prominenti e separate da due o tre pieghe verticali. La bocca disegna una linea retta,
sembra che le labbra siano scomparse (...). Il solco naso-labiale  pi vistoso, le gote sono cave, la
pelle  come incollata agli zigomi, la tinta  giallastra o terrea (...). Lo sguardo  fisso, inquieto,
obliquo, diretto verso terra o di lato.
Alcuni dei segni menzionati non sono pi considerati patognomonici. Ma altri lo sono
indiscutibilmente e Gachet ha fatto molto bene ad annotarli (a partire dalle sue osservazioni o dalle sue
letture). In particolare le pieghe verticali che separano le sopracciglia e la contrazione dei muscoli
sopraccigliari. Nel classico trattato di Bleuler, si vedr cos descritto il segno di Veraguth: La
piega cutanea della palpebra superiore, ai margini del suo terzo mediale  rivolta allins e un po
allindietro, e cos larco qui diventa un angolo  140.
...
.
...
5.4. Una malinconia essenziale.
...
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...
Portiamo il nostro sguardo sul ritratto del dottor Gachet;
esaminiamone anche la versione ad acquaforte che Van Gogh esegu poco dopo. Vi troviamo la piega
del sopracciglio, le pieghe tra le orbite, laccentuazione del solco naso-genieno, la bocca stretta, il busto
e la testa inclinati, ecc.  sorprendente la coincidenza tra la descrizione un po goffa che abbiamo
incontrato nelle pagine della tesi e limmagine prodotta dal pennello di Van Gogh. (A eccezione della
postura reclinata, cos ci appare anche il volto di Van Gogh in alcuni suoi autoritratti.) Gachet avr cos
potuto riconoscere nel suo ritratto i caratteri segnaletici che aveva lui stesso attribuiti allindividuo
malinconico. C qui unintesa molto singolare, che passa attraverso lo sguardo e la simpatia del
pittore. Bisogner fare qualche sforzo per ritrovare questi segni nel ritratto che nel 1891 Norbert
Goeneutte far al dottore.
Il tronco obliquo, la testa appoggiata sul pugno chiuso. , nella pittura classica, la postura
sempre attribuita allhomo melancholicus, a Saturno, patrono dei malinconici, o alla figura femminile
che personifica allegoricamente la Malinconia. Van Gogh non ne fa menzione nel passo in cui descrive
il suo quadro. Ma non poteva ignorare il senso iconologico di tale postura, lui che aveva una cos
grande conoscenza degli antichi maestri. Sarebbe, a questo punto, necessario riaprire il vasto repertorio
delle immagini illustri della malinconia, a cominciare dalla famosa incisione di Drer. E conviene
anche evocare le tele dipinte da Edvard Munch. Si intitolano Malinconia, e il pittore vi si rappresenta
con la faccia lievemente inclinata, lo sguardo volto verso il basso, la mano che sostiene la testa. Dopo
Van Gogh, del quale molto probabilmente non conosceva il ritratto del dottor Gachet, e come lui, il
pittore norvegese si pone sulla scia di una tradizione figurativa. Ma lavora con unaltra gamma di
colori, con un altro tocco; soprattutto, in lontananza, sulla riva di un mare crepuscolare, traccia la
silhouette di una coppia, in cui la donna  sobriamente accennata dal colore bianco del vestito. Nel
quadro si inscrive dunque una storia che motiva psicologicamente la condizione malinconica del
personaggio situato in primo piano. La donna ha preso unaltra strada, si  allontanata, ha raggiunto un
altro uomo. Il tormento malinconico  quello della gelosia. Il dottor Gachet era vedovo e viveva ancora
nel lutto. Van Gogh lo sapeva, ma nulla, nel suo quadro, indica la causa dellespressione straziata. La
perdita si indovina, ma resta indefinita. Siamo in presenza di una malinconia essenziale.
Altri segni, tuttavia, si offrono alla nostra lettura nel ritratto del dottor Gachet. Ma come
leggerli? Il tavolo rosso, i tomi gialli, il ramo di fiori purpurei sono valori cromatici che assumono
senso pittorico grazie alla loro opposizione agli altri colori (mani, faccia, vestito, sfondo, ecc.). E senza
alcun dubbio, il colore per Van Gogh aveva senso in quanto tale, e non si possono negare le
associazioni che, nel giallo, riuniscono il sole, i campi di grano maturo, i girasoli, le copertine dei libri.
Il colore  veicolo di analogie e di antagonismi. Ma, nella mano del medico, la digitale  portatrice
ancora di un altro senso. Sembra, secondo certe testimonianze, che Gachet desiderasse veder figurare
nel suo ritratto questa pianta medicinale le cui virt cardiotoniche erano ormai solidamente stabilite da
circa un secolo (Withering, 1785)  141. Se vogliamo dar credito ai biografi (segnatamente a Doiteau)  142,
Van Gogh avrebbe voluto inserire nel quadro un simbolo della professione del suo modello e Gachet
avrebbe scelto il ramo di digitale. Scelta personale di un emblema che la tradizione pittorica non aveva
codificato. Quanto ai libri dalla copertina gialla sono sicuramente dei romanzi. I dorsi portano titoli
leggibili: Manette Salomon, Germinie Lacerteux. Queste due opere dei fratelli Goncourt non sono
scelte a caso. La prima riguarda il mondo dei pittori, la seconda un caso patologico che si evolve in
maniera fatale, e in esse i narratori adottano uno sguardo medico, conformemente allestetica
realista.  una chiara indicazione degli interessi estetici di Gachet, una messa in luce (forse su richiesta
del medico stesso) dei suoi autori prediletti. I segni affettivi del volto sono cos completati da campioni
o emblemi delle attivit intellettuali del personaggio: la scienza (larte di guarire) e le belle arti.
 possibile anche unaltra lettura del quadro. Ripercorrete ancora una volta le immagini dei
malinconici leggendari (il Democrito in meditazione di Salvator Rosa, per esempio) o le
personificazioni pi note dellatrabile (la Malinconia di Domenico Fetti, al Louvre, o quella incisa da
Giovanni Benedetto Castiglione). Queste figure sono chine su oggetti carichi di valore simbolico:
strumenti scientifici, figure geometriche, spartiti musicali, libri, clessidre, fiori recisi, teschi... Simili
oggetti, che denunciano i limiti del sapere, la futilit dei piaceri, la caducit dellesistenza umana, si
ritrovano tutti in un genere di pittura praticato in Europa occidentale tra XVI e XVIII secolo: la vanitas.
Pittura il cui fine morale  di ricordare agli uomini la vanit delle loro occupazioni profane e delle loro
gioie temporali. Pittura che sovente denuncia lillusione dello specchio, cio della pittura stessa.
La figura inclinata del dottor Gachet si colloca innegabilmente nellantica tradizione della
malinconia che continua a sopravvivere; ed  grande la tentazione di leggere gli oggetti che ha davanti
a s come reviviscenze degli emblemi della vanit. Mi sembra, comunque, assai poco probabile che
Van Gogh abbia voluto espressamente alludervi. Questa possibilit di lettura che evoco  unillusione
ottica da visitatore di musei, da spettatore avvertito. Ma sar sufficiente che Van Gogh non labbia
comunque neppure impedita. Lopera cos moderna, destinata a essere capita cento anni dopo, e che
esercita su di noi, come auspicava Van Gogh, leffetto di unapparizione, rimane profondamente legata
allimmagine che il passato si era fatto della malinconia. In un linguaggio rinnovato con suprema
violenza, un artista si inoltra, con radicalit, nellesplorazione di un grande tema della coscienza
occidentale: il tormento dellesistenza individuale nella solitudine e nellangoscia del ritrarsi delle forze
vitali. Questo medico in preda allangoscia  il testimone dellangoscia del pittore: che fare, se colui dal
quale aspettiamo aiuto ha egli stesso bisogno di aiuto?
134 ANTONIN ARTAUD, Van Gogh le suicid de la socit, K diteur, Paris 1947 (trad. it.
Van Gogh. Il suicidato della societ, Adelphi, Milano 1996  3, pp. 35-36).
135 Lettera di Vincent Van Gogh a Willemien Van Gogh, Auvers-sur-Oise, gioved 5 giugno
1890 (trad. it. modificata, VINCENT VAN GOGH, Lettere, Einaudi, Torino 2013, p. 679).
136 Lettera di Vincent Van Gogh a Gauguin (lettera non portata a termine, Auvers-sur-Oise,
probabilmente stesa in data 17 giugno 1890).
137 PAUL-FERDINAND GACHET, tude sur la mlancolie, tesi, Montpellier 1858, p. 47.
138 Ibid.
139 Ibid.
140 MANFRED BLEULER, Die Depressionen in der rztlichen Allgemeinpraxis, Schwabe,
Basel 1944  7, p. 338.
141 (WILLIAM WITHERING (1741-99), An Account of the Foxglove and Some of its Medical
Uses, London 1785).
142 (VICTOR DOITEAU e EDGAR LEROY, La Folie de Vincent Van Gogh, prefazione di
P.-F. Gachet, ditions Esculape, Paris 1928).
...
.
...
FINE Parte 2.